Oracle: la pirateria non uccide

L'azienda avverte che è inutile prendersela troppo, la cosa importante è che il cliente impari a rispettare chi gli offre il software. Non si può far chiudere perché si viola una licenza
L'azienda avverte che è inutile prendersela troppo, la cosa importante è che il cliente impari a rispettare chi gli offre il software. Non si può far chiudere perché si viola una licenza


Roma – Il big dei database, una delle maggiori softwarehouse del mondo, Oracle, nelle scorse ore è stata protagonista di un’uscita pubblica destinata a sollevare grande attenzione. Secondo uno dei suoi massimi dirigenti, infatti, la lotta contro la pirateria, così com’è intesa oggi, è inutilmente stressante.

“Noi – ha spiegato la responsabile dei sistemi di licensing Oracle Woods al SoftSummit di San Jose – non veniamo a spegnere i tuoi computer se hai installato il nostro software su più postazioni di quante sono previste dalla tua licenza”. Un’affermazione, quella della Woods, che appare tollerante con il fenomeno dell’underlicensing , considerato da entità come la Business Software Alliance una delle maggiori calamità per i produttori di software.

“Quella (di punire le imprese, ndr.) non è la nostra filosofia – ha dichiarato Woods – I clienti ci vogliono pagare. D’altra parte non possiamo sapere cosa fanno i nostri clienti e non possiamo spiarli”.

Se è vero che tra i clienti Oracle vi sono colossi, come il gigante del credito Citybank, per i quali una eventuale situazione di underlicensing può essere facilmente risolta, è anche vero che per la prima volta un player delle dimensioni dell’azienda di Larry Ellison si esprime in modo tollerante sulle più frequenti fattispecie di uso illegale del software.

Secondo Woods è necessario in linea generale “educare il cliente” nella convinzione che “la maggior parte dei clienti è in buona fede”.

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07 10 2003
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