P2P, mimetizzarsi tra la folla si può

Un nuovo studio mostra quanto sarebbe facile pescare un utente nel vasto mare del download. La cura? Un tool mimetico per depistare ogni segugio
Un nuovo studio mostra quanto sarebbe facile pescare un utente nel vasto mare del download. La cura? Un tool mimetico per depistare ogni segugio

Roma – Suscita notevole curiosità uno studio effettuato da alcuni ricercatori statunitensi che ha rivelato una potenziale minaccia per la privacy degli utenti nascosta nel cuore delle reti P2P . Secondo lo studio, tracciando le attività del filesharing sarebbe possibile arrivare a sgominare più utenti con uno sforzo pressoché nullo. Lungi dal creare isterie collettive, i ricercatori hanno già fornito una soluzione: un tool di mimetizzazione che si interfaccia con i maggiori client del circuito torrent, ma che necessita di qualche piccolo sacrificio in termini di banda.

L’intera vicenda nasce dall’interesse di alcuni ricercatori della Northwestern University , Illinois, che hanno notato come gli utenti, in maniera del tutto inconsapevole, tendano a formare con il tempo delle vere e proprie comunità ben definite: ciò sarebbe la conseguenza secondo i ricercatori dalla tendenza di alcune macchine a connettersi a reti di utenti ben precise con una maggiore frequenza rispetto alle altre. Tali associazioni potrebbero essere messe in relazione, secondo quanto suggerito dal team, alla condivisione di un determinato tipo di materiale protetto da copyright e permetterebbero a chiunque voglia perseguire gli sharer di ricostruire in maniera semplice ed economica l’attività di download.

I risultati dello studio sembrano sorprendere i ricercatori stessi, soprattutto per quanto concerne l’estrema facilità con cui, in teoria, i cybercop potrebbero procedere nelle loro operazioni: da quanto emerge dai test fatti, monitorando solo l’1 per cento di un determinato network sarebbe possibile assegnare un utente alla propria comunità di appartenenza nell’86 per cento dei casi. “Tutto ciò è particolarmente sorprendente, dal momento che client come BitTorrent sono programmati per stabilire connessioni in maniera casuale” spiega Fabián Bustamante, uno dei responsabili dello studio. “Quindi – continua – non dovrebbe esserci un motivo predeterminato per cui comunità così forti debbano esistere”. Le teorie espresse del team, per quanto incomplete possano sembrare, andrebbero a smontare l’approccio noncurante adottato da molti utenti nei confronti del P2P, frutto della convinzione che in una folla fatta da centinaia di migliaia di utenti sarebbe assai improbabile cadere nelle reti di coloro che vigilano sul diritto d’autore.

Un atteggiamento non del tutto proficuo, secondo gli autori, dal momento che nessuno sarebbe al sicuro. Grazie alla semplicità con cui un consistente numero di utenti potrebbe essere tracciato, potrebbe diventare molto più semplice individuare gli utenti da sanzionare, senza la necessità di scandagliare a fondo la consistente massa di utenti ordinari. A tal proposito gli autori dello studio hanno messo a disposizione di tutti un tool utile a dissipare il traffico generato, lasciando pochissime tracce.

Il plugin, chiamato SwarmScreen , è appositamente pensato per il network BitTorrent ed è integrabile con i principali client a disposizione degli utenti. Una volta installato, SwarmScreen nasconde l’effettiva attività di downloading scaricando materiale a caso e rendendo praticamente impossibile per chiunque volesse setacciare il network di classificare in un determinato gruppo l’utente. Com’è ovvio, a risentire di questi download aggiuntivi – sulla cui entità al momento non è dato sapere altro – è l’ampiezza della banda a disposizione dell’utente. Per ovviare a questo inconveniente gli autori del plugin hanno integrato un tool di controllo che permette di scegliere il giusto equilibrio tra performance e livello di privacy dell’utente.

Vincenzo Gentile

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09 04 2009
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