PalmOS è morto, viva webOS!

Presso il CES di Las Vegas, Palm ha presentato il suo tanto atteso sistema operativo mobile di nuova generazione, destinato a rimpiazzare PalmOS su tutti i device a venire. Svelato anche Palm Pre, il primo smartphone basato su webOS

Roma – Qualunque sarà l’esito di questo importante cambiamento, il 2009 verrà probabilmente ricordato come l’anno della grande svolta di Palm . Una svolta con cui la celebre azienda californiana mette definitivamente da parte il suo storico e ormai attempato sistema operativo mobile, PalmOS, per migrare verso una piattaforma completamente nuova, fondata su una versione embedded del kernel Linux e alcune delle tecnologie chiave del World Wide Web Consortium.

Il nuovo sistema operativo di Palm, battezzato webOS (prima noto con il nome in codice Nova ), è stato presentato al CES 2009 di Las Vegas insieme a Palm Pre , il primo smartphone basato sulla nuova piattaforma software. Come suggerisce il nome, webOS utilizza le stesse tecnologie standard che si trovano alla base del Web, tra le quali HTML5, JavaScript e CSS . Tutte le applicazioni che girano su webOS sono infatti scritte utilizzando codice HTML e JavaScript: una vera manna per i molti sviluppatori web che, pur avendo grande familiarità con il modello di programmazione AJAX, hanno poca o nessuna dimestichezza con linguaggi come C e C++.

Il framework di visualizzazione dei contenuti Web adottato da Palm si basa su WebKit , lo stesso componente open source alla base di Safari. WebOS può di fatto essere visto come una sorta di web browser che implementa, oltre ad un proprio kernel, un avanzato sistema di gestione della memoria.

Dal momento che l’esecuzione dei programmi utente è demandata ad un motore runtime, l’identità del kernel – in questo caso Linux – passa tutto sommato in secondo piano. Ciò non toglie che la presenza di Linux rappresenti una garanzia importante in termini di apertura e flessibilità della piattaforma, e contribuisca ad attrarre le simpatie della vasta comunità di sviluppatori e utenti open source.

Va subito detto che le preesistenti applicazioni per PalmOS non sono in alcun modo compatibili con il nuovo sistema operativo di Palm: le differenze tra i due sistemi operativi sono infatti abissali, e lo sviluppo di un emulatore software avrebbe probabilmente richiesto risorse fuori dalla portata di Palm, allungando oltretutto i tempi di sviluppo di Nova. Palm ha tuttavia promesso che l’SDK di webOS, oggi noto col nome in codice Mojo , conterrà strumenti capaci di semplificare il porting delle attuali applicazioni.

Palm conta di poter disporre fin da subito di una comunità di circa 100mila sviluppatori, e di veicolare le applicazioni per i propri smartphone attraverso un servizio, l’ App Catalog , non dissimile dall’App Store di iPhone e dall’imminente Android Market.

Mojo si trova attualmente ancora in fase di testing privato, e dovrebbe essere rilasciato gratuitamente nei prossimi mesi, probabilmente poco prima del debutto commerciale di Pre. L’ambiente di sviluppo di Palm conterrà anche un IDE basato su Eclipse , così da lasciare agli sviluppatori ampia scelta sui tool di sviluppo da utilizzare.

“La nuova piattaforma è stata progettata per consentire ad un vasto ecosistema di partner, inclusi sviluppatori e produttori di hardware, di sviluppare core solution capaci di complementare la piattaforma e la linea di prodotto”, spiega Palm. “Per gli sviluppatori webOS abbatte le tradizionali barriere che ostacolano lo sviluppo delle applicazioni mobile – si annuncia – offrendo un ambiente di sviluppo ricco e aperto già familiare a decine di milioni di web developer”.

Palm, che negli ultimi anni è scivolata sempre più vicino all’orlo della bancarotta, sa bene che potrebbe non avere una seconda chance per tentare di saltare il baratro e risolvere i suoi gravi problemi finanziari. Se il progetto Nova non dovesse funzionare, gli analisti affermano che l’azienda potrebbe non sopravvivere all’attuale recessione economica. Palm non ha fornito molti dettagli tecnici su webOS, ma durante il CES ne ha presentato le principali caratteristiche, mostrandolo al lavoro su una versione di pre-produzione di Pre. Il successore di PalmOS è un sistema operativo a finestre che porta finalmente sui device della casa di Palo Alto il multitasking e un’ interfaccia multi-touch dalla grafica moderna e accattivante.

Similmente a quella di iPhone e Android, l’interfaccia di webOS è stata progettata per essere usata con il solo ausilio delle dita (dunque niente necessità di portarsi dietro un pennino, per altro non integrato in Pre), e supporta tutte le più classiche gesture a cui ci hanno ormai abituato gli smartphone di ultima generazione.

La schermata principale di webOS mostra, in alto, un classico pannello informativo contenente orario, tipo di rete mobile, forza del segnale e livello della batteria. Nella parte bassa si trova invece una barra di icone che ricorda un po’ il Dock di Mac OS X: da qui è possibile scorrere le icone delle applicazioni aperte e portarle in primo piano.

La vera novità dell’interfaccia di webOS è però rappresentata dalla vista delle applicazioni (v. immagine a lato), richiamabile con l’unico tasto hardware presente sotto lo schermo: questa vista permette di scorrere le finestre delle applicazioni in senso orizzontale, ed eventualmente di cambiarne l’ordine all’interno della sequenza o di chiuderle (operazione che può essere fatta trascinando semplicemente le finestre fuori dallo schermo). Stando a quanto mostrato da Palm, è possibile passare da un’applicazione all’altra in modo praticamente istantaneo e senza interromperne i processi. Per farsi un’idea più precisa di questo meccanismo è possibile vedere il video a fondo articolo, che mostra la presentazione di webOS e Pre tenuta da Palm al CES.

Per far apparire l’application launcher è sufficiente far scorrere il dito sullo schermo verso il basso.

Tutte le notifiche, come la ricezione di email o SMS, vengono visualizzate nell’angolo in basso a destra, e rimangono visibili anche quando si sta utilizzando un’applicazione a pieno schermo.

L’integrazione del nuovo sistema operativo di Palm con il Web è senza dubbio di livello superiore a quanto fin qui visto nei sistemi operativi concorrenti. Le applicazioni di webOS, per loro stessa natura, possono comportarsi da programmi desktop e web application allo stesso tempo , funzionando nella maggior parte dei casi sia online che offline. Ma non è tutto. Grazie ad una funzione chiamata Sinergy , webOS è in grado di aggregare in modo trasparente all’utilizzatore informazioni locali e remote : ad esempio, la rubrica può mostrare in una sola vista anche i contatti di Facebook e di altri noti social network, mentre il PIM è in grado di mostrare i messaggi provenienti da Gmail e gli appuntamenti creati con GCalendar. L’integrazione è anche “verticale”, e permette ad esempio di vedere i vari messaggi relativi ad un contatto indifferentemente dal fatto che questi siano SMS, email o istantanei

Resta da citare la ricerca “universale” , che permette di cercare una parola chiave non soltanto tra i file e i contenuti presenti sul dispositivo, ma anche su servizi online quali Google, Google Maps e Wikipedia.

In webOS non può naturalmente mancare un browser web , e da quel che si è visto al CES, questo non sembra sfigurare nei confronti di Safari per iPhone o di altri browser mobili di ultima generazione. Come si è anticipato, il primo smartphone di Palm basato su webOS porta il nome di Pre, ed è un dispositivo con display da 3,1 pollici e tastiera QWERTY a scomparsa posizionata nel senso della lunghezza. Il display ha una risoluzione di 320 x 480 pixel (HVGA) ed è capace di visualizzare fino a 16 milioni di colori.

Il Pre non si fa praticamente mancare nulla: sono infatti presenti connettività 3G HSDPA (versione europea), WiFi 802.11b/g e Bluetooth 2.1, GPS/AGPS, fotocamera da 3 megapixel con flash a LED, 8 GB di memoria interna (di cui 7,4 GB effettivamente disponibili per l’utente), speaker esterno posteriore, porta microUSB e tre diversi tipi di sensore : uno per la luce, che permette la regolazione automatica della luminosità dello schermo; uno di prossimità, che disattiva automaticamente il touchscreen e il display quando ci si accosta il telefono all’orecchio; ed un accelerometro, per orientare automaticamente lo schermo. Il dispositivo, dalla livrea nero-lucido, misura circa 60 x 100 x 17 mm e pesa 135 grammi.

La batteria, di cui non vengono forniti dettagli, può essere facilmente sostituita dall’utente. Interessante il fatto che la ricarica possa essere effettuata sia attraverso la porta microUSB (e fin qui nulla di strano) sia attraverso una docking station a carica induttiva , chiamata Touchstone , venduta come accessorio opzionale: con tale dispositivo è possibile ricaricare il Pre in circa 4 ore senza la necessità di collegarlo al caricabatterie attraverso cavi o connettori. A quanto ne sappiamo, questa è la prima volta che un caricabatterie wireless compare tra gli accessori ufficiali di uno smartphone.

Tra gli altri accessori si trovano anche una custodia da viaggio e un caricabatterie da auto.

Palm Pre e webOS sono stati progettati da un team di ingegneri tra i quali figura anche Jon Rubinstein , uno dei padri di iPod che Palm strappò ad Apple nel 2006. Rubinstein è stato anche uno dei principali protagonisti, al CES, della presentazione di Pre.

Palm Pre sarà disponibile sul mercato americano nella prima metà del 2009 , dove inizialmente verrà venduto in esclusiva dall’operatore Sprint nella sola versione nera. Successivamente (forse in autunno) arriverà in tutti gli altri paesi, inclusa l’Italia, nella versione 3G HSDPA: i prezzi, tuttavia, non sono ancora stati resi noti. Tra i partner commerciali di Palm vi sono Facebook, Google, Pandora, Yahoo e AOL, i quali hanno tutti certificato il funzionamento dei propri servizi con Pre.

Sprint fornirà ai possessori di Palm Pre servizi per il download e lo streaming di contenuti audio e video e Navigation, per usare lo smartphone come un navigatore satellitare.

Una prima recensione del prototipo di Pre mostrato al CES è stata pubblicata qui da BetaNews , mentre su Telefonino.net è possibile vedere una serie di immagini del device e una scheda delle caratteristiche tecniche.

Di seguito il video contenente una parte della presentazione di webOS e Pre tenuta da Palm al CES.

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  • FMX gbh scrive:
    articolo scritto dalla RIAA
    .... vi dimostro perchè. Aboliamo il copyright, come vorrebbe l'autore. Mi spieghi perchè mai una qualsiasi azienda che produce un qualsiasi bene materiale o immateriale dovrebbe spendere un centesimo per differenziarlo dagli altri beni della stessa specie. A questo punto tutti i negozi del mondo diventerebbero come gli odierni negozi di ferramenta, dove si compra il chiodo o la vite che costa meno, non certo la vite disegnata da Giugiaro. Ora sicuramente chiunque legga ciò, inorridisce al pensiero di avere un mondo tutto grigio ed uguale (cosa che non esiste nemmeno in natura, vedi Darwin, l'evoluzione e la biodiversità). Ecco quindi che riscopriamo il valore dell'inventiva, la necessità di proteggerla ed eccoci infine dalla parte della RIAA o della SIAE...
  • Qualcuno2 scrive:
    anche i giapponesi
    al tempo (dopo la seconda guerra mondiale) anche i giapponesi copiavano degli altri, ora sono diventati trainanti in molti settori e sono gli altri che copiano da loro.Secondo me bisogna applicare il principio di reciprocità: se loro non riconoscono i nostri brevetti, noi non dobbiamo riconoscere i loro e comportarci di conseguenza...
    • Andy scrive:
      Re: anche i giapponesi
      Ma infatti il principo di reciprocità esiste a livello di Dir. internazionale e di trattati, come esiste pure il principio di territorialità per cui se tu "cinese o giapponese che sia" copi o violi i miei brevetti, nel mio paese non entri con i tuoi prodotti e lo stesso dicasi in quei paesi dove parimenti sono recepiti trattati e convenzioni che tutelano la proprietà intellettuale.Come si può intuire e come ha ben detto A. Canova nel rispondere all'articolo in questione, brevetti e marchi svolgono una funzione importante e critica nella difesa del know how di ciascun paese, che non può essere assimilata a queli dei vecchi dazi doganali di antica memoria.
  • Studente di Economia scrive:
    domanda e offerta
    Da studente di economia, forse tendo a dare "troppa fiducia" al mercato e alla sua efficienza se messo in condizione di essere tale, però l'autore sembra troppo fazioso nella direzione opposta. Mi spiego meglio:Se qualcuno compra una borsa da 400 o un paio di jeans da 250, è ovvio che riconosce che questi "li valgono", vuoi che sia perchè hanno trattamenti particolari che li rende migliori degli altri "sul piano tecnico", vuoi perchè l'azienda ha investito in pubblicità creando "l'illusione" che quel prodotto sia migliore. Chi compra dà ragione all'azienda. Per cui l'azienda fa bene a fare così.Chi compra i falsi, è solo un "outsider", trae i benefici derivanti dalla griffe (senso di appartenenza all'elite che può permettersi tali beni) ma senza pagarne il giusto prezzo.Potremmo star quì giorni a discutere su chi è stato a far si che "l'appartenere all'elite" sia considerato un valore, ma per il tema in questione sarebbe inutile.Chi compra un fake è un incoerente, questo è un dato di fatto.Se reputa che un jeans non debba costare più di 50 euro, bene...si compri un jeans al mercato di una marca non famosa, venduto a 50.Se invece considera "giusto" l'avere un prodotto di marca perchè lo distingue, perchè lo rende alla pari dei compagni di classe, per quel cavolo che vuole...allora è giusto che ne paghi il prezzo pieno.Che le aziende applichino prezzi 10 volte superiori ai costi di produzione, è deprorevole, ma fintanto che c'è gente disposta a pagare tali cifre...fanno bene a farlo.
    • Jena Plissken scrive:
      Re: domanda e offerta
      - Scritto da: Studente di EconomiaCiao,sono anche io uno studente d'economia.Condivido in parte quanto dici,però non sono d'accordo su alcuni punti.Eccoli:
      Chi compra un fake è un incoerente, questo è un
      dato di
      fatto.Non necessariamente: semplicemente chi compra fake,generalmente,riconosce il "valore" del capo in questione,principalmente sociale,come "indotto",cioè artificiale.Quindi sapendo che tutto il "valore" del capo sta nel "nome",più precisamente nell'idea collegata ad essa,decide liberamente di appropiarsene senza cadere nella trappola dell'industria.E' un atteggiamento ambiguo (l'individuo riconosce la falsità e la vacuità dell'imperativo impartito su di lui ma è incapace di slegarsene totalmente) ma niente affatto incoerente.
      Che le aziende applichino prezzi 10 volte
      superiori ai costi di produzione, è deprorevole,
      ma fintanto che c'è gente disposta a pagare tali
      cifre...fanno bene a
      farlo.Dimentichi però che le aziende,tramite la pubblicità e altre operazione di ingegneria sociale,sono le prime a giocare sporche,dando valenze inesistenti,artificiali e fittizie ai loro prodotti.
      • Andy scrive:
        Re: domanda e offerta
        In linea di massima sono d'accordo con quanto sostenuto dallo studente di economia....;Tra l'altro trovo un pò estremista ed ideologica l'idea suggerita dall'autore dell'articolo di comprare soltanto falsi;Anzitutto va precisato che non esistono soltanto i cd. falsi d'autore, ovvero quelli praticamente indistinguibili dall'originale perchè il più delle volte provengono dagli stessi produttori , ma esistono tutta una serie di varianti spesso molto al ribasso quanto a qualità che vedono alcuni paesi sottosviluppati in prima linea nel produrre tali esemplari in barba a qualsiasi legge internazionale.Sui prezzi eccessivi rispetto al valore intrinseco del manufatto siamo d'accordo tutti, ciò è deplorevole, ma finchè non si trova una forma di mercato alternativa all'attuale penso che sia dura poter sconfiggere certi eccessi; e tra l'altro non tutti reagiamo allo stesso modo agli stessi stimoli, per cui è difficile poter dire quale sia la pubblicità più politically correct ma è indubbio che certi messaggi andrebbero quantomeno limitati.
  • CCC scrive:
    Sarebbe stupido negare...?
    E perché mai dovrebbe esserlo???Cito: Cui prodest? [...]questo genere di protezioni viene usato per creare artificialmente dei "mercati protetti", [...]. Su scala internazionale, queste leggi vengono da tempo usate come sostituto dei tanto rimpianti dazi doganali (insieme alle legislazioni sulla sicurezza dei prodotti, sulla sicurezza del lavoro, sullo sfruttamento del lavoro minorile e via dicendo). Sarebbe stupido negare che almeno una parte di queste barriere sia necessario. Se l'industria del paese A deve competere con l'industria del paese B , allora le due industrie devono avere un sistema produttivo comparabile. Tuttavia, ad essere veramente necessaria a questo scopo è solo la parte che riguarda le leggi sulla sicurezza dei prodotti, sulla sicurezza del lavoro e sullo sfruttamento del lavoro minorile. Sono questi i piani su cui le due industrie, dei due paesi, devono confrontarsi alla pari. Caro Alessandro, dici bene: Se l'industria del paese A deve competere con l'industria del paese B ma allora stai sbagliando prospettiva con quell'ipotetico "SE"...!!!In realtà non sta "scritto" da nessuna parte che il paese A deve competere col paese B, non ci sono leggi fisiche che lo impongono, non ci sono religioni che lo predicano... Il paese A e quello B, o meglio tutte le persone in genere (non sta neanche "scritto" da nessuna parte che debbano esservi paesi e confini), possono anche collaborare, condividere, ... senza competere ... senza brevetti, copyright, marchi, e così via...
  • partner55391912 scrive:
    Bleve lagionamento di giudice cinese
    - panda è specie plotetta - è oliginalio di cinaquindi - panda di ploplietà di popolo cinese e fiat colpevole di violazione del copylight.
    • jobb scrive:
      Re: Bleve lagionamento di giudice cinese
      e mica ce l abbiamo solo noi la magistratura comunista pure i cinesi...beccati questa fiat.
  • Olmo scrive:
    Per l'autore
    Piccolo refuso"L'avvento delle nuove tecnologie HA esaltato", non "hanno"
  • Ugo brevetti scrive:
    Plagio della Fiat Panda
    Plagio della Fiat Panda. Proiettandomi drasticamente in un futuro prossimo, nefasto ma evitabile. In breve: Embargo alla Cina; guerra termonucleare; fine di ogni sorta di contenzioso dell'umanità.Visione pessimistica a parte, nemmeno va bene dire e contraddire, per esempio: - Copyrighticidioo eccessi di protezionismo intellettuale? - E per essere suggerente, non credo assolutamente che certe questioni possano essere considerate tanto semplicisticamente.Se non ci fosse la garanzia di proteggere anche la diversità, nemmeno le super-leggi quali le Costituzioni degli Stati di diritto, non avrebbero più ragione di essere.Quindi il fatto che esista un surrogato di un prodotto, non significa che nessuno debba comprare l'originale costi quel che costi.Velando per i miei interessi d'Inventore, mi è per intanto gradita l'occasione per inviare a tutti i miei migliori saluti. Ugo, Nevi.
    • Number 6 scrive:
      Re: Plagio della Fiat Panda
      - Scritto da: Ugo brevetti
      guerra
      termonucleare; fine di ogni sorta di contenzioso
      dell'umanità.
      No, i contenziosi ci saranno sempre ma saranno risolti in maniera più semplice: due combattono, uno vive!Thunderdome!Thunderdome!THUNDERDOME!
  • cicici scrive:
    prodotti italiani 2
    Io sono molto interessato a sapere e comprare merce italiana piuttosto che altri prodotti provenienti da paesi dove vige lo sfruttamento della manodopera a bassissimo costo, in particolare nel campo del vestiario, ma quanto tutela il marchio "made in italy"?Perchè leggendo Gomorra si capisce che anche in italia c'è uno sfruttamento della manodopera non da poco, in particolare nella moda griffatissima, poi quanta garanzia da un marchio made in italy? Se qui in italia aggiungono solo i bottoni e tutto il resto è fatto in cina cosa cambia??Esistono elenchi di aziende con produzione totalmente italiana?
    • Joliet Jake scrive:
      Re: prodotti italiani 2

      Esistono elenchi di aziende con produzione
      totalmente
      italiana?Si, ma sono coperti dal Segreto di Stato.
    • Di Lauro Valentino scrive:
      Re: prodotti italiani 2
      http://www.ecosta.it/ è la ditta in cui lavoro, non so se sto facendo pubblicità occulta, se è così cancellate il messaggio qui assicurato il made in italy completo, materie prime ecc
    • Studente di Economia scrive:
      Re: prodotti italiani 2
      Che io sappia non esistono elenchi del genere, prova con i siti delle associazioni di tutela dei consumatori.Il marchio "made in Italy" offre garanzie molto limitate, infatti in europa la normativa di riferimento per quanto concerne letichettatura (di un capo d'abbigliamento) è data dal articolo 24 del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, e in altra parte (per la sola italia) dallarticolo 8 del Decreto Legislativo n. 194, del 22 maggio 1999; nei quali sostanzialmente si dice che nel caso un bene sia prodotto tra due o più località, va riporta quella in cui è avvenuta l'ultima operazione che ha "aggiunto valore al prodotto" quindi incluso il finissaggio (stiratura, apposizione delle etichette, imbustaggio).L'unico settore per il quale è prevista la "tracciabilità" della filiera è l'agro alimentare.Al momento ci sono delle richieste (per ora inascoltate) di estendere tale obbligo anche ad altri settori, incluso l'abbigliamento.Se vuoi ti segnalo una marca che opera già in tale senso, apponendo su ogni prodotto un elenco con i luoghi di produzione di tutte le varie fasi (che se desideri puoi andare a verificare recandoti in azienda, dove di mostreranno le relative fatture alle lavorazioni e materie prime). Purtroppo hanno prezzi molto alti.www.sealkay.it
  • AlessioC scrive:
    Guazzabuglio
    Lungi da me difendere tout court le innegabili aberrazioni dell'attuale sistema della PI (mondo nel quale opero e che credo di conoscere molto bene), temo che l'autore abbia fatto un po' di confusione.Mischiare "logo", "design" e "marchi" senza aver chiara la distinzione e affermare che le relative "leggi vengono da tempo usate come sostituto dei tanto rimpianti dazi doganali" significa non aver presente la ratio che regola la materia.Marchi, diritto d'autore, modelli di design e brevetti sono strumenti giuridici creati dallo Stato per favorire l'innovazione a beneficio dei cittadini. Il principio è comune a tutti gli istituti con la sola eccezione del marchio: io, Stato, accetto una limitazione della concorrenza concedendo a te innovatore un monopolio TEMPORANEO a patto che tu accetti di rendere la tua innovazione gratuitamente disponibile per tutti i cittadini dopo un determinato periodo. Sulla durata del periodo si può e si deve discutere (io, come molti, sono d'accordo nel ritenere troppo estesa la durata del copyright... ma è solo un'opinione come tante). Il principio invece è universalmente considerato valido! Questo perché nessuno accetterebbe di investire in R&D o in creatività o in design se non a fronte della concreta possibilità di proteggersi, almeno per un certo periodo, dai parassiti che un minuto dopo potrebbero copiare tutto quanto fatto senza un centesimo di investimento.Per i marchi la funzione è leggermente diversa perché la massima utilità per il cittadino è la sicurezza di sapere che un prodotto marchiato CocaCola contiene effettivamente quella bevanda, ovunque nel mondo si trovi, e non acqua di fogna...SalutiAlessio Canova
  • Alfiere scrive:
    per chiarirmi le idee
    Sono titolare di una piccola impresa che sviluppa sw. Abbiamo ora un sw che non esiste in commercio e che svolge in effetti una serie di funzioni a nostra conoscenza non disponibili nel mercato del sw per l'industria. Sono funzioni che consentono di cambiare e migliorare (in modo considerevole) dei processi industriali finora svolti in modo diverso. Mi e' stato detto che il sw non e' brevettabile in se per se ma che lo e' l'idea. Ma la cosa che mi lascia perplesso e' che l'idea deve descrivere il proXXXXX e le funzionalita, cioe' descrivere cosa riesce a fare il software e non come e' costruito. E' come se dicessi: 'ecco ho inventato l'automobile', e l'esperto legale dello studio che si occupa di brevetti mi risponde : 'descrivi come si usa, come ci si sale, come mi avvia, come si guida... e sei a posto'. Come se si desse per scontato che i competitors vedendo un'automobile per la prima volta siano in grado di costruirla, abbiano a disposizione tutte le conoscenze per replicarla.Tutto cio non fa che aumentare la gran confusione che ho in testa riguardo alla brevettabilita del sw. C'e' qualcuno che mi puo indirizzare verso della documentazione decente (che non siano 300 pagine di testo) ed aggiornata su questo argomento? Come funziona il diritto d'autore e i brevetti nel campo del sw?Grazie in anticipo.A.
    • Alessandro Bottoni scrive:
      Re: per chiarirmi le idee
      - Scritto da: Alfiere
      diverso. Mi e' stato detto che il sw non e'
      brevettabile in se per se ma che lo e' l'idea. No, non sono brevettabili nè il software (il codice) nè l'idea (l'algoritmo). In europa, al momento, sono brevettabili solo processi industriali che portino ad oggetti fisici. Il resto è coperto dalla legislazione sul diritto d'autore, che è molto diversa da quella sui brevetti (è la stessa che copre i romanzi...)
      Ma
      la cosa che mi lascia perplesso e' che l'idea
      deve descrivere il proXXXXX e le funzionalita,
      cioe' descrivere cosa riesce a fare il software e
      non come e' costruito. E' come se dicessi: 'ecco
      ho inventato l'automobile', e l'esperto legale
      dello studio che si occupa di brevetti mi
      risponde : 'descrivi come si usa, come ci si
      sale, come mi avvia, come si guida... e sei a
      posto'. Come se si desse per scontato che i
      competitors vedendo un'automobile per la prima
      volta siano in grado di costruirla, abbiano a
      disposizione tutte le conoscenze per
      replicarla.Il tuo consulente sta tentando di applicare la legislazione sui brevetti (soprattutto quella relativa ai processi produttivi) ad un caso al quale non può essere applicata.Se sta tentando di trattare il tuo sistema come una "business practice" deve fare attenzione: la legislazione europea non prevede la brevettabilità dei processi aziendali come tali.
      C'e' qualcuno che mi puo indirizzare verso della
      documentazione decente (che non siano 300 pagine
      di testo) ed aggiornata su questo argomento? Come
      funziona il diritto d'autore e i brevetti nel
      campo delPurtroppo, è un terreno estremamente paludoso per il quale non esistono i Bignami. Posso solo consigliarti di rovistare qui:http://www.interlex.it/HTH
    • Carlo Strozzi scrive:
      Re: per chiarirmi le idee
      - Scritto da: Alfiere
      Sono titolare di una piccola impresa che sviluppa
      sw. Abbiamo ora un sw che non esiste in commercio
      e che svolge in effetti una serie di funzioni a
      nostra conoscenza non disponibili nel mercato del
      sw per l'industria.Attenzione: un sw non *svolge* funzioni, ma istruisce una macchina a svolgerle. Come tale, il sw è un algoritmo, una pura astrazione, un numero. Se applicassimo la brevettabilità in questo campo allora la dovremmo ammettere anche in campo matematico, musicale, letterario, cinematografico, ecc., con le immaginabili conseguenze. In effetti è quello che hanno tentato di fare negli USA da un ventennio a questa parte, con risultati talmente dannosi che ora stanno avendo seri ripensamenti. Considera poi che il brevettare un sw può fare gioco solo a due categorie di aziende:1) le grandi aziende, che hanno i quattrini per portare i brevetti in tribunale.2) i "patent trolls", cioè le aziende che non brevettano invenzioni bensì "inventano brevetti"; e soprattutto *non producono nulla*, e quindi non sono ricattabili. Una piccola aziende che brevettasse un sw si troverebbe estremamente esposta, perché quel sw sarebbe già coperto da migliaia di "brevetti" pregressi; se anche una sola di quelle violazioni le venisse contestata quell'azienda chiuderebbe in un amen (solo per arrivare alla prima udienza di un proXXXXX del genere bisogna spendere almeno 1 milioncino).Per curiosità, prova a cercare sui vari link in rete (ad esempio http://www.freepatentsonline.com/ fra i tanti) quante delle idee che tu consideri innovative nel tuo sw non sono già coperte da brevetti altrui, perlopiù giapponesi o americani. Probabilmente non troverai esattamente le stesse cose, ma rivendicazioni talmente ampie che messe nelle mani di un buon avvocato si applicherebbero sicuramente anche ai tuoi prodotti; e non una o due, ma *molte migliaia*. Quindi la domanda non dovrebbe essere "come faccio a brevettare il mio sw", ma "come faccio a far sì che la NON brevettabilità del sw, che attualmente vige in Europa, venga ancor meglio riaffermata".
      la cosa che mi lascia perplesso e' che l'idea
      deve descrivere il proXXXXX e le funzionalita,
      cioe' descrivere cosa riesce a fare il software e
      non come e' costruito.E` normale. Il "come è costruito" è materia di copyright. Il "che cosa fa" è materia di brevetto (se non si trattasse di sw). Infatti l'escamotage con cui di fatto sono stati brevettati di fatto molti sw anche in Europa è proprio quello di definirli "a process and a device", cioè di brevettare un particolare proXXXXX messo in atto per mezzo di un computer. Trattandosi nel 99.9% (periodico) dei casi di un computer general purpose, è evidente che il brevetto riguarda il sw, che diventa così di fatto brevettabile anche se di per sé non lo sarebbe. Ma è un terreno assai "peloso", e vale quanto dicevo sopra. Inoltre è assolutamente logico che se tu vuoi brevettare qualcosa tu debba pubblicare il come funziona. L'istituzione del brevetto, infatti, parte dal principio secondo cui l'inventore è incentivato a pubblicare le sue invenzioni anziché tenersele per sé se lo può fare in un contesto che lo tuteli. Gli viene cioè conXXXXX un monopolio limitato nel tempo, a fronte dell'obbligo alla "disclosure" dell'idea.
  • kurtz77 scrive:
    Però chissà perché...
    ...ho il vago presentimento che il produttore della Panda "fake" comprerà una Ferrari, vestirà Prada, calzerà Tod's, leggerà l'ora dal suo Rolex sdraiato in panciolle su una bella poltrona Frau, il giorno dopo aver guadagnato il suo "primo milione di dollari". :)Ciao
  • Carlo Strozzi scrive:
    E bravo Alessandro!
    I miei complimenti ad Alessandro Bottoni per l'ottimo articolo.
    • th3darkang3 l scrive:
      Re: E bravo Alessandro!
      - Scritto da: Carlo Strozzi
      I miei complimenti ad Alessandro Bottoni per
      l'ottimo
      articolo. Concordo in pieno ^_^
  • Enzo scrive:
    Grammatica
    L'avvento delle nuove tecnologie "hanno esaltato" .. ??? Soggetto al singolare e verbo al plurale... Mio dio, ma che fine ha fatto la grammatica ??? ;-)
    • unaDuraLezione scrive:
      Re: Grammatica
      - Scritto da: Enzo
      L'avvento delle nuove tecnologie "hanno esaltato"
      .. ??? Soggetto al singolare e verbo al
      plurale... Mio dio, ma che fine ha fatto la
      grammatica ???
      ;-) Ha stata brevettata. Per non pagare dazio, bisogna inserire un orrore grammaticale in ogni messaggio.
  • Marcello Mazzilli scrive:
    Avete fatto confusione
    Un conto è il LOGO ed un altro il COPYRIGHT. Copiare un logo è spacciarsi per un altro, ed è una truffa. E' come dire.. ti vendo una Ferrari poi apri il cofano e ti accorgi che non ce l'hai. E' come dire.. ti vendo una Coca Cola e invece mi dai una Ben Cola. O ancora.. vai dal dentista che credi laureato ed invece non lo è. Insomma.. queste sono truffe belle e buone che sono la stessa cosa che un furto e vanno perseguite. Tutt'altro discorso è il COPYRIGHT. Se compro una finta Panda MA IO SO che è finta.. io non ci vedo nulla di male. Il mondo va in questa direzione ed il copyright deve morire. Le ragioni sono varie e molte le ho scritte in post precedenti sempre su questo sito. Non si può impedire ad un essere umano di fare una certa sequenza di movimenti con il suo corpo (che gli appartiene) le sue attrezzature, i suoi materiali sul suo territorio.. (come ad esempio montare un auto.. o suonare una melodia) solo perché un altro l'ha fatto prima.Ma ripeto non fate confusione perché spacciarsi per un altro è truffa
    • beebox scrive:
      Re: Avete fatto confusione
      - Scritto da: Marcello Mazzilli
      Un conto è il LOGO ed un altro il COPYRIGHT.
      Copiare un logo è spacciarsi per un altro, ed è
      una truffa.Vero. Però anche qui stanno abbondantemente esagerando. Molti ricorderanno le cause intentate da "T-Online" contro che avevano una "T" in maiuscolo nel proprio nome o logo, o quella dell'editore di Asterix contro il titolare del sito Mobilix, e via dicendo. Il logo in molti casi ha da tempo travalicato i confini del legittimo e, come scrive Alessandro, è diventato autoreferenziale: "sono un oggetto buono perché sono di questa marca (che spende tanto in pubblicità e poco in ricerca, e che fa costruire in Cina pur fregiandosi del 'made in Italy')", e non "sono un oggetto buono perché sono fatto così e cosà".
      O ancora.. vai dal dentista che
      credi laureato ed invece non lo è.Ehm, su questo aprirei una parentesi: io vado da chi si dimostra una persona capace, anche senza magari avere un titolo di studio che sancisca "per legge" le sue qualità.Meglio un bravo odontotecnico che lavora "in bocca" anche se non potrebbe, piuttosto che un dentista abilitato ma incapace. Le altre considerazioni vengono dopo, molto dopo, e dovremmo iniziare a disquisire sul se le certificazioni e gli ordini professionali rappresentino qualità, oppure semplicemente barriere protezionistiche.
    • N.C. scrive:
      Re: Avete fatto confusione
      Infatti non mi sembra che abbiano capito molto di quello che parlano.La differenza è abissale, io posso copiare la panda pezzo per pezzo ( ed è qui che io potrei violare il copyright su qualche componente meccanino/elettronico) ma poi non ci devo scrivere Fiat Panda sulla macchina ... altrimenti io potrei pensare che quella è una Panda , comprarla come se fosse una Panda , ma in realtà non è una Panda , neanche una Fiat , anche se è uguale ... quindi sarei stato truffato , mi hanno venduto una cosa per un'altra .. è qui che sta la differenza abissale
    • Claudio scrive:
      Re: Avete fatto confusione
      Ed anche tu fai confusione........Se qualcuno investe tempo e denaro per progettare qualcosa ti pare giusto che altri copino semplicemente i suoi risultati vendendo il prodotto ad un costo inferiore (dato che chi copia non ha i costi di ricerca e sviluppo) e causando un danno a chi ha investito in ricerca e sviluppo (dato che vendi il prodotto ad un costo inferiore e quindi la gente lo compra da te)?Lo stesso discorso vale più in generale per i copyright..... se qualcuno spende tempo per realizzare un brano musicale, un film, un libro, un programma ,etc. è giusto che lo distribuisca come vuole ed al prezzo che vuole (poi si è liberi, ovviamente, di non comprare questo prodotto) scaricarlo dal P2P è un abuso verso chi ha realizzato l'opera e non riceve il giusto compenso per questo.Andando avanti in questo modo si vedrà sempre meno innovazione dato che se si premia chi copia anziché chi investe in ricerca e sviluppo ci sarà sempre meno ricerca e sviluppo; e questo vale per tutto.... si vedranno meno film nuovi, meno musica nuova, meno programmi nuovi, meno modelli nuovi di macchine o di altro...... e pensa che danni arrecherà tutto questo all'occupazione......
      • beebox scrive:
        Re: Avete fatto confusione
        - Scritto da: Claudio
        Lo stesso discorso vale più in generale per i
        copyright..... se qualcuno spende tempo per
        realizzare un brano musicale, un film, un libro,
        un programma ,etc. è giusto che lo distribuisca
        come vuole ed al prezzo che vuole (poi si è
        liberi, ovviamente, di non comprare questo
        prodotto) scaricarlo dal P2P è un abuso verso chi
        ha realizzato l'opera e non riceve il giusto
        compenso per
        questo.Quello che dici sarebbe giusto se il copyright valesse cinque anni. Ma, come saprai, lo stanno portando a 100 anni, e questo annulla la rispettabilità di tale istituzione. Tu potresti controbattere che uno può estendere il copyright quanto vuole, ma non è così, perché ne tradisce gli scopi originari.
        • Mr.Pink scrive:
          Re: Avete fatto confusione
          La durata di un brevetto europeo è 20 anni. Se mi puoi indicare dove si parla di portarlo a 100 sarò contento di imparare qualcosa che non sapevo.
          • 01234 scrive:
            Re: Avete fatto confusione
            occhio - il CR è 70 dalla morte dell'autorei brevetti sono sotto altra legislazione ;-)
          • beebox scrive:
            Re: Avete fatto confusione
            - Scritto da: Mr.Pink
            La durata di un brevetto europeo è 20 anni. Se mi
            puoi indicare dove si parla di portarlo a 100
            sarò contento di imparare qualcosa che non
            sapevo.Pe ril copyright vedi qui:http://punto-informatico.it/2401013/PI/News/copyright-europa-premiera-vecchiette-etichette.aspxPer i brevetti per ora valgono i 20 anni, ma vent'anni per un brevetto equivalgono a 100 per una canzone, visto il tasso di innovazione tecnica a cui assistiamo in alcuni campi, in particolare in quello informatico. Vent'anni nell'informatica sono un'eternità (prova a pensare com'erano le cose 20 anni fa con PC e quant'altro). E questo solo se parliamo di brevetti "seri". Se invece tiriamo in ballo i brevetti sulle idee astratte (sul software o sui metodi di business) allora i danni sono davvero incalcolabili. In rete si trovano tutti i riferimenti necessari.
          • 01234 scrive:
            Re: Avete fatto confusione
            ehm, ma allora pare contare meno...voglio dire, se p.es. nell'informatica le idee vengono superate in fretta, allora la durata dei brevetti non diventa ininfluente? brevetto un proXXXXX costruttivo, e poi dopo due ani è superato, sti cavoli se è mio e solo mio, tanto è superato...no?
      • autarchico scrive:
        Re: Avete fatto confusione
        uhm ...- Scritto da: Claudio
        Ed anche tu fai confusione........

        Se qualcuno investe tempo e denaro per progettare
        qualcosa ti pare giusto che altri copino
        semplicemente i suoi risultati vendendo il
        prodotto ad un costo inferiore (dato che chi
        copia non ha i costi di ricerca e sviluppo) e
        causando un danno a chi ha investito in ricerca e
        sviluppo (dato che vendi il prodotto ad un costo
        inferiore e quindi la gente lo compra da te)?
        ma se basta "vedere" il risultato per essere in grado di copiarlo alla perfezione, che diavolo di valore aggiunto ha?Voglio dire un "uovo di colombo" e' un concetto immediatamente comprensibile e copiabile ma non ha nessun "costo di sviluppo".Oltretutto applicare un CR pensato come sopra sarebbe la fine dello sviluppo umano: dall'invenzione della ruota in poi il progresso sia individuale che sociale e' basato sulla libera imitazione di una buona idea altrui ...o no?
  • cicciuzzo scrive:
    ma se copiassero PI andrebbe bene?
    l'autore vuol dire che nessuno di P.I. si scandalizzerebbe se uno registrasse ad es. punto_informatico.it e si spacciasse per il vero P.I. e diventasse pure + popolare?parlare dei casi altrui è sempre + facile, nevvero?perchè la G.W. non si è disegnata una macchina sua? e pretende pure di avere ragione. sono certo che un tribunale non cinese non le avrebbe dato ragione, per ovvi motiviche le cose stiano cambiando è vero e la legge dovrebbe muoversi di conseguenza, ma credo sia un compito arduo perchè qualsiasi direzione uno prenda danneggia qualcuno...poi il discorso Napster/P2P è totalmente diverso dal tema principale - quella è copia "autentica" e completa del brano, non un rifacimento. E' paragonabile al fatto che qualcuno mi rubi in casa perchè ho lasciato la porta aperta. Se qualcuno pensa che sia giusto e che me lo merito, allora ... povera Italia.Saluti
    • Marvho scrive:
      Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?
      Dio mio quante fesserie tutte insieme.mi piacerebbe che ti scollassi dalla TV per un mesetto... fatti una vacanza.
    • iRoby scrive:
      Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?
      Ehmm PI si può già copiare dato che è in Creative Commons...
      • Mr.Pink scrive:
        Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?
        - Scritto da: iRoby
        Ehmm PI si può già copiare dato che è in Creative
        Commons...Ottimo! Mi dai un'idea business:Mi faccio un siterello su aruba a 30 euro/anno, copio tutto Punto Informatico con logo, articoli grafica e impaginazione, poi mi rivendo gli spazi pubblicitari...
        • Mr.Pink scrive:
          Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?
          toh guarda, i Creative Commons prevedono che :"la riproduzione non potrà avvenire, salvo esplicita autorizzazione, qualora l'uso dei contenuti abbia finalità commerciali"Ma certo, la Panda-clone cinese mica ha fini di lucro... lol!
          • a n o n i m o scrive:
            Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?
            - Scritto da: Mr.Pink
            toh guarda, i Creative Commons prevedono che :

            "la riproduzione non potrà avvenire, salvo
            esplicita autorizzazione, qualora l'uso dei
            contenuti abbia finalità
            commerciali"

            Ma certo, la Panda-clone cinese mica ha fini di
            lucro...
            lol!ok, ma la panda mica è sotto CC...e poi mica ti dicono "è una autentica fiat panda!" ma ti dicono "è una GW peri" , per quando sia un clone sputato non usano ne il nome ne il logo originale, quindi non è vera e propria truffa, al massimo sarà (per noi) "copia non autorizzata"...
          • Mr.Pink scrive:
            Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?


            ok, ma la panda mica è sotto CC...

            e poi mica ti dicono "è una autentica fiat
            panda!" ma ti dicono "è una GW peri" ,
            per quando sia un clone sputato non usano ne il
            nome ne il logo originale, quindi non è vera e
            propria truffa, al massimo sarà (per noi) "copia
            non
            autorizzata"...E' peggio che non sia sotto Creative Commons: è sotto vincoli di copyright molto più stretti, per non parlare dei brevetti che vengono violati. La verità è che a P.I. sta benissimo che copino illegalmente ciò che non è loro, tra cui anche il software che io stesso realizzo come sviluppatore. Ma non consentono a me di prendere i loro articoli, la loro grafica e di vendere il mio giornale realizzato con il loro lavoro creativo. Nemmeno se cambio il nome del sito da "Punto Informatico" a "Trattino Informatico", evitando così di spacciarmi per chi non sono.
    • Ferdy76 scrive:
      Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?
      Hai perfettamente ragione cicciuzzo, siamo tutti bravi a parlare quando si tratta di lavoro degli altri.Voglio vedere se ci copiassero il frutto del nostro lavoro come la penserebbero tutti quelli che oggi dicono basta copyright viva la libertà di scambiare ecc.....tutte cavolate la sola verità è che è facile copiare il lavoro degli altri gratis e senza fatica!!!ipocriti
    • Alessandro Bottoni scrive:
      Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?
      - Scritto da: cicciuzzo
      l'autore vuol dire che nessuno di P.I. si
      scandalizzerebbe se uno registrasse ad es.
      punto_informatico.it e si spacciasse per il vero
      P.I. e diventasse pure +
      popolare?www.puntoinformatico.itCU
      • ultrastudio scrive:
        Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?
        Esempio peggiore non lo potevi fare... puntoinformatico.it è stato registrato 2 mesi PRIMA di punto-informatico.it (fonte Whois del ccTLD .IT).In questo caso in "torto" sarebbe il sito su cui stiamo scrivendo ora e non quello da te segnalato.Spesso gli articoli di Alessandro Bottoni confondono copia con furto e nel tentativo di dimostrare che copiare è giusto e rende liberi, non si rende conto che gli esempi che propone dicono invece "rubare rende ricchi".Che un'azienda lucri copiando il progetto di un concorrente è un furto: significa sfruttare un lavoro altrui. Il clone del FIAT Panda non costa meno perché l'azienda Cinese "ruba" meno della FIAT, ma parodossalmente perché ruba di più, avendo usato un progetto non suo e risparbiando sui costi di progettazione in maniera illecita.Il protezionismo non c'è: gran parte di quello che usiamo è prodotto nei paesi in via di sviluppo e con marchi ben visibili (Made in China più di tutti): dov'è che il nostro mercato sarebbe chiuso? Dov'è che i marchi d'origine (come sembra emergere dall'articolo) creano un danno economico al consumatore? Capisco pure il discorso fatto nelle settimane scorse (non sono d'accordo), ma almeno in quest'articolo mi pare proprio che almeno gli esempi proposti non calzano affatto.Parliamoci chiaro, se prendessi l'articolo di Alessandro Bottoni e lo pubblicassi a nome mio sul mio blog (operazione fatta in Cina sulla Panda), non sarebbe affatto contento. Se Alessandro pubblicasse un libro e ci rimettesse economicamente di tasce propria perché invece di comprarlo l'hanno fotocopiato, non sarebbe contento. Se qualcuno usasse gli articoli di Allessandro per scrivere un libro e ci guadagnasse senza farglielo sapere non sarebbe contento. Alessandro mi pare proponga un mondo così, dove i suoi articoli sono solo parole scritte da un anonimo qualsiasi di cui chiunque può vantare la paternità tranne lui. A me non piacerebbe vivere in un mondo così e smetterei di fare quello che faccio: non avrebbe più senso.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 12 gennaio 2009 18.32-----------------------------------------------------------
        • Alessandro Bottoni scrive:
          Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?
          - Scritto da: ultrastudio
          Esempio peggiore non lo potevi fare...
          puntoinformatico.it è stato registrato 2 mesi
          PRIMA di punto-informatico.it (fonte Whois del
          ccTLD
          .IT).Il punto non è chi sia stato registrato prima e chi dopo. Il punto è che c'è ancora gente che riesce ad affrontare il problema senza farsi causa a vicenda. Le nostre leggi non dovrebbero dare sostegno a certe sterili litigiosità. Dovrebbero promuovere il progresso tecnico e sociale.CU
    • Studente di Economia scrive:
      Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?
      - Scritto da: cicciuzzo
      l'autore vuol dire che nessuno di P.I. si
      scandalizzerebbe se uno registrasse ad es.
      punto_informatico.it e si spacciasse per il vero
      P.I. e diventasse pure +
      popolare?
      parlare dei casi altrui è sempre + facile,
      nevvero?
      perchè la G.W. non si è disegnata una macchina
      sua? e pretende pure di avere ragione. sono certo
      che un tribunale non cinese non le avrebbe dato
      ragione, per ovvi
      motivi

      che le cose stiano cambiando è vero e la legge
      dovrebbe muoversi di conseguenza, ma credo sia un
      compito arduo perchè qualsiasi direzione uno
      prenda danneggia
      qualcuno...

      poi il discorso Napster/P2P è totalmente diverso
      dal tema principale - quella è copia "autentica"
      e completa del brano, non un rifacimento. E'
      paragonabile al fatto che qualcuno mi rubi in
      casa perchè ho lasciato la porta aperta. Se
      qualcuno pensa che sia giusto e che me lo merito,
      allora ... povera
      Italia.

      SalutiQuoto in pieno, è triste doverlo dire perchè in genere apprezzo gli articoli di punto informatico, ma quando si tratta temi che hanno a che fare con le dinamiche di mercato, noto sempre o gravi lacune, che chiunque abbia studiato un minimo di economia noterebbe, o faziosità, in cui le aziende sono sempre viste come brutti orchi , avidi e cattivi.Alla base di tutto ci sono domanda e offerta. Se c'è chi è disposto a comprare una maglietta a 200 è giusto venderla a tale prezzo.
      • Nemo_bis scrive:
        Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?
        - Scritto da: Studente di Economia
        Alla base di tutto ci sono domanda e offerta. Se
        c'è chi è disposto a comprare una maglietta a
        200 è giusto venderla a tale
        prezzo.Ma non comprarla comportandosi come l'idiota che la paga 200 .
    • MegaJock scrive:
      Re: ma se copiassero PI andrebbe bene?
      Si, perchè vale proprio la pena di copiarlo...
  • Pluto scrive:
    Prodotti italiani
    "un versamento di 30 euro all'INPS".Perché cosa produce l'INPS? Disoccupati? Fannulloni? Corrotti?Se si potessero esportare saremmo ricchi"Gli unici a perderci saranno il produttore della borsa di marca (nel 90% dei casi un americano)"Ovviamente perché l'America è Satana e devono tutti morire.
    • Sgabbio scrive:
      Re: Prodotti italiani
      Che post orrenndo!INPS sai cosa produce ? Quei servizi esenziali che sono puoi i tuoi diritti, come la mutua, la pensione, la sanità ecc ecc....
      • Disgraziato scrive:
        Re: Prodotti italiani
        - Scritto da: Sgabbio
        Che post orrenndo!

        INPS sai cosa produce ? Quei servizi esenziali
        che sono puoi i tuoi diritti, come la mutua, la
        pensione, la sanità ecc
        ecc....Le baby pensioni, i finti invalidi, tutta una pletora di soldi dati a parassiti sociali, l'INPS di per sè è un istituzione che succhia soldi e basta. Diritti, mutua e compagnia bella sono sacrosanti, ma andrebbero gestiti in ben altra maniera
        • Disgraziato scrive:
          Re: Prodotti italiani
          - Scritto da: Disgraziato
          Le baby pensioni, i finti invalidi, tutta una
          pletora di soldi dati a parassiti sociali, l'INPS
          di per sè è un istituzione che succhia soldi e
          basta. Diritti, mutua e compagnia bella sono
          sacrosanti, ma andrebbero gestiti in ben altra
          manieraScusate l'errore orrendo UN'ISTITUZIONE non UN ISTITUZIONE
    • a n o n i m o scrive:
      Re: Prodotti italiani
      - Scritto da: Pluto
      "un versamento di 30 euro all'INPS".

      Perché cosa produce l'INPS? Disoccupati?
      Fannulloni?
      Corrotti?sanità, mutua, casse integrazioni, sussidi ai disoccupati...tutta roba di cui noi ci vantiamo quando si parla di cina...
      Se si potessero esportare saremmo ricchiah, se potessimo pure esportare quelli che parlano agratis senza sapere un accidente saremmo i leader mondiali!

      "Gli unici a perderci saranno il produttore della
      borsa di marca (nel 90% dei casi un
      americano)"

      Ovviamente perché l'America è Satana e devono
      tutti
      morire.si ciao, Fede ti ha bruciato il cervello mi sa :-o
      • Pluto scrive:
        Re: Prodotti italiani
        Rimango della mia idea che senza INPS si vivrebbe molto meglio. La pensione me la posso fare anche da solo come tutto il resto.Non voglio pagare l'INPS punto e basta.Non ho bisogno di Fede per capire come funziona il mondo.
    • Riccardo Palazzani scrive:
      Re: Prodotti italiani
      Un versamento all'INPS per pagare la CGI di quelle aziende italiane cher sono fallite perché i consumatori han dato retta al suggerimento e non han più venduto un chiodo :-DComprare italiano è sempre un bene, anche psicologico, perché non dobbiamo dimenticarci che le aziende sono interconnesse, formano un tessuto fatto di fornitori e subfornitori. Quando compri italiano dai da mangiare non solo a chi materialeemtne ha pensato e prodotto il bene ma anche a tutti coloro che stanno nella catena produttiva che a loro volta sono connessi ad altri ecc. ecc.I soldi all'INPS sono soldi che non fruttano ed impoveriscono chi li riceve e chi ce li mette.
      • a n o n i m o scrive:
        Re: Prodotti italiani
        - Scritto da: Riccardo Palazzani
        Un versamento all'INPS per pagare la CGI di
        quelle aziende italiane cher sono fallite perché
        i consumatori han dato retta al suggerimento e
        non han più venduto un chiodo
        :-D

        Comprare italiano è sempre un bene, anche
        psicologico, perché non dobbiamo dimenticarci che
        le aziende sono interconnesse, formano un tessuto
        fatto di fornitori e subfornitori. Quando compri
        italiano dai da mangiare non solo a chi
        materialeemtne ha pensato e prodotto il bene ma
        anche a tutti coloro che stanno nella catena
        produttiva che a loro volta sono connessi ad
        altri ecc.
        ecc.
        I soldi all'INPS sono soldi che non fruttano ed
        impoveriscono chi li riceve e chi ce li
        mette....ne riparliamo quando sarai in cassa integrazione o in pensione, ok? :)-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 12 gennaio 2009 14.33-----------------------------------------------------------
        • Riccardo Palazzani scrive:
          Re: Prodotti italiani
          Non è nella mia indole piangermi addosso tranquillo. L'assistenzialismo fa bene solo in piccolissime dosi, per il resto è deleterio
          • Disgraziato scrive:
            Re: Prodotti italiani
            - Scritto da: Riccardo Palazzani
            Non è nella mia indole piangermi addosso
            tranquillo. L'assistenzialismo fa bene solo in
            piccolissime dosi, per il resto è
            deleterioFinalmente qualcuno che ragiona!
      • charon scrive:
        Re: Prodotti italiani
        - Scritto da: Riccardo Palazzani
        Un versamento all'INPS per pagare la CGI di
        quelle aziende italiane cher sono fallite perché
        i consumatori han dato retta al suggerimento e
        non han più venduto un chiodo
        :-D

        Comprare italiano è sempre un bene, anche
        psicologico, perché non dobbiamo dimenticarci che
        le aziende sono interconnesse, formano un tessuto
        fatto di fornitori e subfornitori. Quando compri
        italiano dai da mangiare non solo a chi
        materialeemtne ha pensato e prodotto il bene ma
        anche a tutti coloro che stanno nella catena
        produttiva che a loro volta sono connessi ad
        altri ecc.
        ecc.
        I soldi all'INPS sono soldi che non fruttano ed
        impoveriscono chi li riceve e chi ce li
        mette.E già soprattutto perché mica c'è solo la manodopera, in progetti importanti gran parte dell'investimento è usato per il progetto e lo studio; tutti stranieri gli ingegneri che lavorano in FIAT? Senza contare poi gli addetti alla vendita.P.S. Il conto è sbagliato perché non tiene conto dell'I.V.A. che non va nelle mani del produttore, ma direttamente nelle casse di Stato.
  • aaaaa scrive:
    ottimo post scriptum ;)
    uno dei migliori articoli letti ultimamente
  • Mr. Hide scrive:
    Ma è ok!
    Hanno fatto bene! Approfittando di tutta la tecnologia, i mezzi e la conoscenza che NOI (europei, americani) gli abbiamo dato in mano. Il signor Montezemolo si vantava della sua fabbrichetta del caxxo che produce le 500 in cina togliendo il lavoro agli italiani? bèh, compriamo già automobili cinesi, che lo vogliamo o no! Tutto il resto sono lacrime di coccodrillo!Bravi, bravi...
    • Rispondi scrive:
      Re: Ma è ok!
      Signor criticone, la 500 è prodotta in Europa, non in Cina. Polonia. Non è Italia, sì, ma nemmeno Cina!
      • Stein Franken scrive:
        Re: Ma è ok!
        Aiuta certamente l'italia questo, vero sapientone? :)
        • Sgabbio scrive:
          Re: Ma è ok!
          Certo che no, però non c'è solo la Cina come posto dove la lo stipendio di un operaio è minore.
        • Riccardo Palazzani scrive:
          Re: Ma è ok!
          In POlonia fanno l'assemblaggio ma buona parte del valore aggiunto di un'auto deriva dai pezzi che la compongono. Chi li produce? Dove vengono assemblati? Sicuramente non tutti in Polonia. Molti in Italia dalle aziende dell'indotto e da altre aziende del gruppo. Comprare una 500 è comunque sempre meglio per la nostra economia che non un'auto di un gruppo estero.
      • Flavio scrive:
        Re: Ma è ok!
        Appunto. Ma i cinesi sono più forti, e sono riusciti già a produrle le macchine. Aspetta un pò di anni che anche i Polacchi ci riescano e uscirà una notizia uguale dove invece della Cina c'è la Polonia.Abbiamo "esportato" konw how, credendo di avere a che fare con idioti che non avrebbero mai imparato niente, e credendo di sfruttarli: adesso ci sta tornando quanto ci spetta.Se i nostri "bravi" imprenditori, avessero accettato di incassare di meno ma produrre in Italia probabilmente adesso non saremmo in crisi.Qualcuno mi dirà che la crisi è mondiale, peccato che tante fabbriche che producevano in Italia e adesso producono all'estero hanno già lasciato a casa personale ben prima della crisi attuale.
  • Den Lord Troll scrive:
    e allora
    la bandiera SPQR sventolerebbe ancora su gran parte del globo se tutti avessero fatto come detto nell'articolo. Peccato che le mele marcie e la gramigna fan sempre l'OPPOSTO di quel che dovrebbero....dall'alba dei tempi, vabbe' oggi almeno ci son le Alpi a delineare il confine (non mi posso esprimere sul mediterraneo per scarsità di know-how)
  • 3my78 scrive:
    Naturale
    I paesi che non hanno grande storia in fatto di prodotto e marketing hanno tutti i vantaggi a copiare. Noi no... Perché la nostra qualità è pagata. http://3my78.blogspot.com/
    • cordiamnent e scrive:
      Re: Naturale
      - Scritto da: 3my78
      I paesi che non hanno grande storia in fatto di
      prodotto e marketing hanno tutti i vantaggi a
      copiare. Noi no... Perché la nostra qualità è
      pagata.quale, quella del settore moda?mai visto la puntata di report di qualche tempo fa in merito?male, perche' avresti capito molte cose in merito al circo dei marchi, primo fra tutti il fatto che a far morire il made in italy genuino sono proprio i grandi marchi che per lucrare 20/30 euro in piu' sull'unita' prodotta (ovvero quello che gli costerebbe produrla in italia in piu' rispetto alla fabbricazione all'estero) spostano tutta o gran parte della produzione all'estero. E non si parla ad esempio di borse vendute a 40 euro al mercato, ma di quelle che vedi nei negozi di lusso a partire da 900. Il risultato di tanta avidita' e' che qui chiudono i laboratori di produzione e mettono sulla strada lavoratori con capacita' e manualita', mentre i signori nababbi detentori del marchio sono solo un po' piu' ricchi di prima: potrei capire se i profitti generati in questo modo fossero talmente tanti da cambiargli la vita gia' ricca, ma alla fine per loro sono solo qualche scarso punto percentuale in piu' di guadagno, mentre per i lavoratori e per interi settori produttivi significa fare la fame per mancanza di lavoro.diciamo le cose come stanno: se per made in italy pensiamo alle famose griffe che oramai di italiano non hanno piu' nulla stiamo freschi; piuttosto e' da supportare il prodotto artigianale o industriale che riesce a garantire e a dimostrare la filiera di produzione totalmente localizzata in italia e senza componenti provenienti dall'estero.Cosi' in italia avremmo lavoro per campare, riusciremmo a conservare e promuovere professionalita', ricerca e competenze durature nel tempo e finalmente torneremmo ad avere il posto a cui possiamo ambire nel panorama produttivo mondiale, dove siamo fortissimi nel prodotto artigianale e in quello industriale di eccellenza.Ecco perche' condivido forme di boicottaggio attive nei confronti di certe marche: nel loro prezzo finale non si tiene conto dei costi diretti ed indiretti che la nostra comunita' paga nel momento in cui dichiarano il falso, ovvero che il prodotto e' davvero fatto in italia.
    • gabriella giudici scrive:
      Re: Naturale
      guarda che Bottoni ti ha già spiegato che "noi" è un'etichetta fasulla che sta per "proprietari con passaporto italiano che fanno business off shore".
    • Stein Franken scrive:
      Re: Naturale
      Huh no. Classica scusa.
    • hibee72 scrive:
      Re: Naturale
      - Scritto da: 3my78
      I paesi che non hanno grande storia in fatto di
      prodotto e marketing hanno tutti i vantaggi a
      copiare. Noi no... Perché la nostra qualità è
      pagata.
      http://3my78.blogspot.com/-Da "NOI" è stato fatto di peggio. Normalmente è la qualità che identifica un marchio. Noi, geni del tarocco per eccellenza, siamo riusciti a ribaltare il concetto facendo sì che sia il marchio a identificarci la qualità.Nel resto del mondo a chi verrebbe un'idea di questo tipo gli chiamerebbero la Neuro.
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