Parigi vuole un diritto d'autore più severo

Pene commisurate al reato e nuovi criteri di valutazione degli abusi. Ci lavora il governo francese, all'insegna della depenalizzazione per i privati che scambiano file protetti attraverso il P2P

Parigi – Novità in vista per la discussa legislazione francese in tema di diritto d’autore, DRM e condivisione di audiovisivi sulle reti di scambio file: il governo sta pensando di frazionare le sanzioni previste per il reato di condivisione e download illegale, e il Ministro della Giustizia raccomanda ai magistrati di stabilire punizioni proporzionali alla modalità e alla gravità dell’infrazione .

Le misure attuali prevedono, per chi produce, distribuisce e promuove software di file sharing con lo scopo esplicito di scambiare materiale protetto da copyright, una condanna fino a 3 anni di prigione e 300mila euro di multa . Riecheggiando la storica sentenza americana sul caso Grokster vs. MGM , viene poi lasciato alle singole corti di giustizia l’onere di discernere tra la semplice realizzazione degli strumenti di condivisione e la loro promozione come programmi specializzati nell’infrazione del diritto d’autore.

Il governo sembra ora propenso a regolamentare l’intero processo della condivisione, con le sanzioni che si fanno via via più moderate quando si scende ad un anello inferiore , dal produttore di software fino all’utente finale. Viene inoltre preso in considerazione il tempo a cui risale l’infrazione, che parimenti influenzerà e mitigherà la punizione per chi diffonde in maniera volontaria e continuata contenuti non autorizzati.

Alla base della catena ci sono naturalmente i downloader, gli utenti che usano i suddetti programmi di scambio file per condividere e scaricare gli audiovisivi di cui l’industria e le sue battagliere associazioni sono uniche e gelose custodi autorizzate. Per costoro si fanno raccomandazioni di evitare il ricorso alla galera , e l’ammontare della multa comminata dovrebbe tener conto dei seguenti fattori:
– Eventuale recidiva del condivisore
– La quantità di contenuti scaricati
– Epoca del download: se è avvenuto precedentemente o meno alla pubblicazione commerciale del lavoro d’ingegno protetto
– Eventuale condivisione automatica di una gran quantità di contenuti precedentemente scaricati col software di P2P.

Sebbene finora nessuno sia stato sbattuto in galera per la condivisione online non autorizzata, e le multe siano state sostanzialmente di entità minima (mai sopra i 3.000 euro), la volontà di mitigazione delle norme attualmente in vigore è sostanziale, considerando che la regola 3 anni/300mila euro vale anche per chi condivide materiale protetto .

La depenalizzazione porterebbe a stabilire multe per l’ammontare di 38 euro per il download e 150 euro per l’upload, senza alcun accenno al fatto che un’attività è legata all’altra per tutti i più quotati software di file sharing. Ma qualche indicazione da Parigi potrebbe arrivare ai politici nostrani , tanto propensi a dichiararsi condivisori incalliti quanto poco attivi nel mettere finalmente mano alla controversa legge Urbani .

Alfonso Maruccia

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  • mede scrive:
    eh?
    si la notizia è scritta un po' fuorviante, sembrava voler dare la colpa al programma o al computer....dev'essere il tizio ad avere la lincenza, dopodichè fa tutti i software che vuole ma ne risponde sempre lui... non vedo che ci sia di male sinceramente, se faccio una truffa informatica ne pago io non il software che ha mandato le mail, e questo è successo...
  • Anonimo scrive:
    AVVOCATI AL TAPPETO
    come da titolo
  • Anonimo scrive:
    Ci avrei scommesso
    Si parla di sistemi esperti, non ci sono le paroline magiche "scatena curva est & ovest" risultato neanche un commento. O)
    • Anonimo scrive:
      Re: Ci avrei scommesso
      Che dovremmo dire? E' una "non notizia". Un giudice ha condannato uno che ha messo su una raccolta ordinata e strutturata di documentazione legale per svolgere le pratiche di bancarotta.Servizio legale (nel senso di giurisprudenza) o meno sempre un servizio è. Visto che si è fatto pagare, o lo fa bene, o ne risponde economicamente se lo fa male. Amen.Se poi vive in un paese in cui per esercitare la consulenza legale serve una autorizzazione, beh, se la deve prendere. Amen.Che usi un computer o carta e penna, che riporti lui a voce i risultati del computer da lui messo in piedi o lo interfacci direttamente verso il cliente.Anche per fare home banking serve una autorizzazione da parte della Banca Centrale, e se il servizio di Home Banking è programmato male ne risponde la Banca.Una non notizia. Ed io ho perso tempo per un non commento...
      • Anonimo scrive:
        Re: Ci avrei scommesso
        - Scritto da:
        Una non notizia. Ed io ho perso tempo per un non
        commento...I non lettori di pi non lo leggeranno
  • Anonimo scrive:
    Il nuovo mondo in arrivo
    è una notizia FIKISSIMA
    • Anonimo scrive:
      Re: Il nuovo mondo in arrivo
      - Scritto da:
      è una notizia FIKISSIMAnon direi proprio.o meglio, fa sentire "l'odore del futuro" , ma per quanto riguarda le povere IA è una tragedia:ora ci dovremmo far fare la licenza tutte?e per le multipurpose?ci facciamo fare la licenza per l'analisi video, quella per l'analisi immagini, quella di computazione, e perchènno!, pure quella di Analisi Logica! :@ già che ci siamo, mettiamo pure un limite al libero Arbitrio, sia mai che quello digitale si riveli più funzionale....INV775A
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