Poeti e terroristi? Si capisce da come scrivono

Ci sono scienziati che scandagliano il web cercando tracce di terrorismo e software house che lavorano per migliorare la qualità di testi di chi non sa scrivere. Tra le due cose si avvista una inquietante relazione
Ci sono scienziati che scandagliano il web cercando tracce di terrorismo e software house che lavorano per migliorare la qualità di testi di chi non sa scrivere. Tra le due cose si avvista una inquietante relazione

L’abito non fa il monaco, dice il proverbio. Eppure, quante volte una lettera scritta male, con ripetizioni ed errori di punteggiatura, ha causato la perdita di un affare o la sfiducia del destinatario? Se lo sono chiesti alla WhiteSmoke : nel tentativo di catturare l’attenzione di chi non conosce a menadito l’inglese hanno realizzato alcuni tool di supporto e correzione real-time .

Grazie ad una tecnologia proprietaria, il software analizza qualunque tipo di testo scritto in (quasi) qualsiasi applicazione. Ripetizioni e banali errori ortografici sono già facilmente intercettati dai diffusi software di videoscrittura, ma il programma WhiteSmoke sembrerebbe poter fare di più, ad esempio suggerire parole da aggiungere per arricchire il testo , sinonimi più forbiti o calzanti o, ancora, identificare e rimuovere i verbi usati malamente. Non contento parrebbe in grado di sistemare anche la punteggiatura.

Il software si dimostra promettente: chi l’ha provato ne parla in termini positivi (oddio, non proprio tutti ), suggerendo la sua utilità anche per i cittadini statunitensi o britannici che non hanno molta dimestichezza con la lingua scritta. Il risultato, con molti tipi di vocabolari differenti, è quasi sempre soddisfacente: WhiteSmoke possiede delle varianti per linguaggio medico, scientifico o legale , ed è anche in grado di aiutare nella scrittura di una lettera d’affari o di una tesina.

Se lo stile, dunque, ha la sua importanza per la buona riuscita della comunicazione scritta, il software di riconoscimento dello stile sta facendo passi da gigante. Non è un caso che un team di ricercatori provenienti da Arizona University , George Washington University e Massachussetts Lowell University abbiano annunciato di recente una scoperta considerata inquietante: nell’uso del linguaggio online tra i più capaci vi sarebbero i cosiddetti cyberterroristi , etichetta che ora a Washington designa membri di gruppi di ispirazione islamica estremista che si aggirano nel sottobosco della rete .

I siti di comunicazione degli enti pubblici USA e quelli dei cattivoni sono molto simili per impaginazione e stile: le differenze risiedono soprattutto nel numero di immagini e video che vengono inseriti in ogni pagina . Grazie a queste informazioni, il gruppo di scienziati che lavora al progetto “Dark Web Terrorism Research” ha avviato una massiccia campagna di data-mining , nel tentativo di ricostruire la rete di collegamenti tra i vari gruppi estremisti che usano Internet per le loro comunicazioni o la pubblicazione di materiale di propaganda.

Scavalcando l’ostacolo fondamentale incontrato fino ad oggi, vale a dire la scarsa conoscenza della lingua araba, l’intelligenza artificiale realizzata nei laboratori USA analizza il contenuto dei siti rivelando la loro eventuale pericolosità. È proprio il software di riconoscimento dello stile a fare la differenza: l’AI sarebbe in grado di identificare e riconoscere le caratteristiche peculiari dello stile di un autore , e quindi di identificarlo anche quando sceglie di pubblicare dei testi nascondendo la sua identità.

Non che i cattivi se ne stiano con le mani in mano. A quanto pare sarebbero diventati molto abili nel riconoscere i crawler sguinzagliati alla loro ricerca da quelli di Dark Web , e li rimanderebbero indietro con qualche simpatico omaggio allegato : un virus o un altro tipo di malware, che infetta i computer del lab in Arizona costringendo i tecnici a un lavoro supplementare.

Luca Annunziata

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30 09 2007
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