Nella nuova pubblicità “Privacy su iPhone: Safari aiuta a bloccare i tracker di dati” Apple mostra gli smartphone della concorrenza come non sono mai stati. Spessi, con bordi enormi attorno allo schermo. La fotocamera frontale è incastonata in un foro grossolano. Nessuna curvatura, nessuna eleganza. Più che prodotti attuali, sembrano oggetti di un’altra epoca.
Il messaggio è chiaro, l’iPhone è elegante e attento alla privacy, gli altri sono brutti e invasivi. Ma la caricatura è così esagerata da ottenere l’effetto opposto.
La pubblicità di Apple
Il video di circa un minuto promuove Safari come browser che protegge la privacy con funzionalità di blocco tracker, mascheramento dell’indirizzo IP e protezione contro il tracciamento tra siti. Safari vi protegge dai tracker di dati. È un browser che rispetta la vostra privacy
, dice Apple.
La parte sulla privacy di Safari è legittima, Apple ha effettivamente investito più della concorrenza nella protezione dei dati degli utenti sul browser. L’Intelligent Tracking Prevention di Safari blocca i cookie di terze parti da anni, prima che Chrome decidesse di fare lo stesso.
Ma il punto della pubblicità non è Safari. È il confronto visivo. Gli smartphone Android nella pubblicità, il sistema operativo di Google non viene mai nominato, sono rappresentati come dispositivi grotteschi che non assomigliano a nessun telefono mai prodotto. Nemmeno i Samsung economici del 2015 avevano quell’aspetto.
Se il design degli smartphone Android fosse davvero così inferiore a quello degli iPhone, Apple non avrebbe bisogno di inventare telefoni finti per dimostrarlo. Basterebbe mostrare quelli veri. Il fatto che li caricaturizzi dice il contrario di ciò che vuole comunicare: se la differenza fosse evidente, la caricatura non servirebbe.
La strategia della privacy come leva di marketing
Non è la prima volta che Apple usa la privacy come arma competitiva. La strategia funziona perché è fondata su una differenza reale. iOS protegge effettivamente i dati degli utenti meglio di Android in diversi scenari. Ma quando il messaggio legittimo viene confezionato con una rappresentazione grottesca della concorrenza, il risultato è una pubblicità che parla più dell’insicurezza di Apple che della qualità dei suoi prodotti.
Samsung Galaxy S25 Ultra, Google Pixel 10 Pro, OnePlus 13, competono direttamente con l’iPhone, e Apple lo sa. La scelta di ignorarli e sostituirli con oggetti volutamente brutti e superati non è una licenza creativa innocua, è un modo per vincere una partita evitando di giocarla davvero.