Quando l'open source viene fagocitato

Ne parla un giurista dopo la decisione di Apple di chiudere la strada agli smanettamenti su Darwin. Chi garantisce gli sviluppatori a codice aperto?
Ne parla un giurista dopo la decisione di Apple di chiudere la strada agli smanettamenti su Darwin. Chi garantisce gli sviluppatori a codice aperto?

Roma – Caro Direttore, leggo l’articolo Il Darwin di Apple non è più open e penso male. Ancora una volta Stallman ci ha visto giusto, i cultori dell’open source come fenomeno meramente tecnico hanno torto. La forza motrice del codice libero è nella licenza, non tanto e non solo nella comunità. Diciamo che la comunità è un portato positivo della licenza. Se la licenza non è adeguata, la comunità può venire fregata: questo è un chiaro esempio.

Chi si fiderà più a contribuire a codice sotto licenza BSD, se poi viene qualcuno, fa un branching del codice e se lo proprietarizza?

Certo, il branch “open” rimane tale, uno se lo porta avanti, ma è evidente che non è la stessa cosa. E poi è così facile introdurre modifiche tali da rendere il branch “chiuso” incompatibile, che commercialmente ciò equivale a proprietarizzare anche la (stragrande) base di codice in comune.

Come dissi e ridissi , “it’s the license, dummies!”, ma ovviamente non è un pensiero originale, risale a Stallman e a Moglen. Quando ci renderemo conto che è necessario un presidio rigoroso a che queste cose non succedano più?

Già con licenze “forti” come la GNU GPL 2 sono emersi comportamenti contrastanti con lo spirito e la lettera del software libero. Questo caso è una ragione in più per motivarci a ricercare una maggiore sicurezza a che il lavoro di molti venga utilizzato secondo gli intendimenti di questi.

Che differenza c’è tra “piratare” il software commerciale (termine caro alla BSA, ma che personalmente odio) ovvero non pagarlo, e impossessarsi del software libero, cioè non rispettare le condizioni alle quali il software viene pubblicato dal suo autore, ovvero non pagare il prezzo “in natura”, il prezzo di libertà?

Grazie per il costante impegno della Sua rivista.

avv. Carlo Piana
Studio Legale Tamos Piana & Partners
(Milano)

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22 05 2006
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