Quella (tremenda) esperienza con CHL

Un lettore descrive nei dettagli quanto accadutogli dopo un acquisto dal celebre negozio specializzato. Tra un ping-pong e una scheda Pinnacle
Un lettore descrive nei dettagli quanto accadutogli dopo un acquisto dal celebre negozio specializzato. Tra un ping-pong e una scheda Pinnacle


Roma – Vi scrivo per mettervi al corrente di ciò che mi è accaduto.
Iniziamo dal principio: agli inizi di marzo ordino una scheda Pinnacle Studio PCTV dal negozio online di CHL. Dopo pochissimi giorni, esattamente il 5 marzo 2002, puntualmente la suddetta scheda arriva nel loro negozio di Bari e io lì la pagai e la ritirai .

Appena arrivato a casa, ovviamente, monto la scheda nel mio PC, ma quest’ultimo non si accende più. Allora faccio varie prove anche con gli altri 2 PC che abbiamo in casa e mi convinco che la scheda è difettosa. Fiducioso, la mattina seguente scrivo al servizio assistenza tecnica di CHL comunicando che la scheda purtroppo mi era stata consegnata guasta e chiedendo istruzioni per il reso.

La risposta non tarda ad arrivare da parte del sig. E.N. che mi spiega che la garanzia dei prodotti Pinnacle è con rimessa diretta presso l’importatore. Allora, pensando a un malinteso, scrivo ancora specificando che la merce mi è stata consegnata già guasta nel loro negozio (dove non mi è stata fatta provare) e non si è guastata successivamente, quindi era loro dovere sostituirmela senza altre spese per me.
La risposta è stata una fotocopia della precedente: i recapiti (peraltro con il numero telefonico errato) della Pinnacle.

Allora ho pensato di rivolgermi direttamente al negozio CHL di Bari, presso cui avevo ritirato la scheda e i gestori, sempre disponibili, hanno provato a intercedere. Anche in questo caso senza alcun risultato se non la solita e-mail copia e incolla con i dati di Pinnacle.

Ho provato ancora a insistere sempre con il sig. N. facendogli notare che esistono delle leggi a tutela del consumatore, tra cui la direttiva 1999/44/CE del parlamento europeo e del Consiglio, che specifica che nei casi in cui l’oggetto non è “immune” da vizi, il consumatore potrà adesso chiedere non soltanto la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo (come già previsto dalla normativa in precedenza) ma anche la riparazione o la sostituzione; ho anche aggiunto che avevo chiesto consulenza presso un’associazione di consumatori che mi aveva dato piena ragione. Ancora una volta la solita risposta: i recapiti di Pinnacle.

Dopo tutto ciò ho anche fatto spedire al mio legale di fiducia una raccomandata A/R da loro ricevuta il 2 aprile 2002, cioè 15 giorni fa, a cui non ho avuto risposta e, in seguito, ho anche chiamato il loro help desk telefonico e mandato una ulteriore e-mail al sig. N. per cercare di risolvere la situazione.
Risultato? Ancora una volta la solita mail con i soliti recapiti.

A questo punto ho deciso di inviare la scheda in riparazione a spese mie alla Pinnacle, dato che non vedevo altra via di uscita. Inoltre in moltissimi articoli si è costretti a pagare un “contributo garanzia celere”, il che suona un pochino fuorilegge, dato che la garanzia è un mio DIRITTO legale di consumatore. Per i prodotti Pinnacle, caso strano, non è prevista questa “tassa”.

Semmai mi ritroverò a acquistare presso di loro, pretenderò che i miei acquisti siano testati nel POPITT in mia presenza (cosa MAI accaduta) e solo allora provvederò al pagamento. A voi il giudizio e le conclusioni.

Salvatore

Caro Salvatore, il problema delle garanzie e della gestione dei guasti in questo settore si sta imponendo sempre più. Speriamo presto di poter pubblicare su queste pagine la risposta di CHL alla tua lettera che abbiamo segnalato all’azienda. Un saluto, la Redazione .

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23 04 2002
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