RAI, non è mai troppo tardi per il digitale

I programmi televisivi saranno il nuovo Maestro Manzi, compenetrati di spunti per incoraggiare i cittadini all'approccio con la Rete. Un tentativo necessario, alla luce dei dati ISTAT che rilevano come 22 milioni di Italiani non usino Internet
I programmi televisivi saranno il nuovo Maestro Manzi, compenetrati di spunti per incoraggiare i cittadini all'approccio con la Rete. Un tentativo necessario, alla luce dei dati ISTAT che rilevano come 22 milioni di Italiani non usino Internet

La TV verrà in aiuto degli analfabeti digitali italiani, che sono ancora una percentuale consistente della popolazione: l’Agenzia per l’Italia Digitale ha avviato una collaborazione con la RAI con l’obiettivo di colmare il digital divide del Bel Paese, facendo leva su un mezzo familiare e trasversale come la televisione per instillare nei cittadini la curiosità nei confronti della Rete e per proporre gli strumenti utili a stabilire il primo approccio, e a coltivare questo interesse.

RAI, non è mai troppo tardi per il digitale

L’ iniziativa , che ha per nome Alfabetizzazione Digitale: Manzi 2.0 e che si richiama direttamente alla storica trasmissione “Non è mai troppo tardi”, che il servizio pubblico ha messo in onda dal 1960 al 1968 per incoraggiare l’alfabetizzazione degli adulti, nasce dalla collaborazione di AgID, RAI e dei Digital Champion, che stanno proliferando sul territorio dello Stivale.

L’obiettivo, spiega la RAI, è quello di “sviluppare sviluppare un Piano di Comunicazione declinato sull’offerta Rai con una presenza che virtualmente potrà essere 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno”: non esisterà una trasmissione specifica orientata alla didattica del digitale, ma si prevede “una contaminazione dell’intera programmazione del servizio pubblico”. I programmi della mattina, le fiction, i talk show e certe “produzioni specifiche”, “i diversi canali e le diverse proposte possibili” saranno veicolo di cultura digitale , anche se non emerge ancora con chiarezza quale sia il piano del progetto Manzi 2.0 e come sia nel concreto intenzione innescare il cambiamento che possa colmare il digital divide, prima di tutto culturale, in Italia.

Per ora, di concreto, ci sono gli accordi quadro siglati tra l’Associazione Digital Champion, l’Agenzia per l’Italia Digitale, Anica, che rappresenta l’industria dell’audiovisivo, e APT, che rappresenta i produttori televisivi. Accordi che seguono quello già firmato con Confindustria Digitale e che sono finalizzati allo sviluppo di iniziative congiunte dedicate ai processo formativo di alfabetizzazione digitale del Paese ed all’attuazione dell’Agenda digitale. Confindustria Digitale spiega che la collaborazione con la TV pubblica ha lo scopo “di arricchire i messaggi da inserire nei diversi programmi del palinsesto quotidiano del servizio pubblico con informazioni e notizie sull’innovazione digitale; di offrire spunti per nuove iniziative editoriali sulla base delle storie ed esperienze maturate dalle imprese Ict su temi quali la formazione al digitale dei cittadini, la valorizzazione dei giovani talenti, lo sviluppo delle start up innovative, la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni; di supportare con appropriata comunicazione lo sviluppo di progetti strategici nazionali quali l’identità digitale del cittadino, il portale unico della Pa, la fatturazione elettronica, la sanità digitale, la scuola digitale”.

Il cittadino italiano, a partire dai prossimi mesi e di qui ai prossimi anni, sarà sempre più immerso in un contesto in cui il digitale compenetrerà la vita quotidiana nella fruizione di beni e servizi, si troverà a confrontarsi con la conversione digitale della Pubblica Amministrazione.

Dati Istat

E se la dotazione tecnologica delle famiglie italiane si arricchisce, sospinta dalle esigenze dei più giovani e dalle lusinghe del mercato, la percentuale di cittadini che rinuncia all’approccio con la Rete è ancora molto consistente: i dati ISTAT rilasciati nei giorni scorsi mostrano come 21 milioni e 994mila persone , il 38,3 per cento della popolazione residente in Italia, non siano ancora connesse. Le persone più anziane, che stanno lasciando il mondo del lavoro, rappresentano i cittadini meno ricettivi rispetto al digitale: il 74,8 per cento dei cittadini tra i 65 e i 74 anni non è utente Internet, percentuale che sale al 93,4% tra gli ultrasettantacinquenni. Ma anche i cosiddetti “nativi digitali” tra i 6 e i 10 anni, che si presume rappresenteranno il cittadino digitale consapevolmente connesso, per il 50 per cento non utilizzano la Rete.
Il governo, oltre agli sforzi profusi per consolidare l’infrastruttura, ha predisposto una strategia per formare cittadini digitali , l’ambizioso progetto “La Buona Scuola”, che verrà sviluppato anche con l’apporto dei privati , mentre la strategia di incoraggiamento alla scoperta del digitale e alla sua promozione mediata da un mezzo universale e incrollabile come la TV punta invece alle fasce della popolazione che nutrono meno interesse nei confronti della tecnologia.

Gaia Bottà

Fonte immagine: 1 , 2

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22 12 2014
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