RANDOM 005/La fine del Millennium

Italia: se il 31 dicembre a mezzanotte tutti i computer smettessero di funzionare, basterà un decreto legge per rimetterli in funzione tre giorni dopo?


Web (internet) – Ennio Peres è un signore che si occupa molto seriamente di giochi scrivendo articoli, pubblicando libri e organizzando tornei; nel corso dell’ultimo anno la sua attenzione si è fermata su un argomento “matematico” di estrema attualità, quello del cambio di data da 1999 a 2000: secondo l’opinione comune il prossimo primo gennaio segnerà l’inizio del terzo millennio, per altri – pochi – tale traguardo si raggiungerà invece solo fra un anno. Peres ha recentemente diffuso un “appello-circolare” via e-mail dove spiega chiaramente le ragioni a sostegno della sua opinione e che si conclude così: “Si tratta di un tentativo disperato, ma può servire a verificare se, e in che misura, il potere comunicativo di Internet è in grado di contrastare quello dei tradizionali mezzi di informazione.”

Temiamo che, almeno in questo caso, ci sia ben poco da fare anche perché per tutto quest’anno del 2000 su Internet si è scritto e discusso soprattutto a proposito della minaccia – vera o presunta – costituita dal famigerato “Millennium Bug” (Y2K), e dopo il primo gennaio prossimo i giornali e le televisioni faranno sicuramente a gara a pubblicare un servizio sugli effetti che il cambiamento di data ha provocato sui computer di tutto il mondo. E c’è da scommettere che, qualunque sarà stato questo effetto, ci sarà sempre qualcuno che affermerà di avere previsto già molto tempo prima tutto quello che sarebbe accaduto. Anche Internet non resterà certo immune da quella che si presenta come la cronaca di un avvenimento tanto annunciato da avere ormai perso qualsiasi interesse per la maggior parte delle persone.

Comunque vada, sarà il primo banco di prova planetario che le tecnologie informatiche abbiano mai avuto dalla loro nascita anche se sarà molto difficile alla fine stabilire se avranno avuto ragione gli apocalittici, quelli cioè che in questi ultimi anni hanno battuto la grancassa sui pericoli epocali che Y2K avrebbe provocato, o quelli più scettici che invece hanno ritenuto che tutti gli allarmi erano estremamente esagerati e interessati.

E i profeti di sventura si sono decisamente sbizzarriti sottolineando ogni notizia (vera o falsa) a proposito: la chiusura forzata di tutti gli aereoporti, quella del tunnel sotto la Manica e, più in generale, il caos totale di tutti i mezzi di trasporto collettivi; anche se il loro indice è rimasto puntato principalmente su settori come quelli bancari, borsistici e distributivi dove i danni delle procedure scritte in “Cobol” (il linguaggio di programmazione additato come il maggior responsabile del baco) avrebbero avuto effetti più devastanti.


Com’era prevedibile negli U.S.A., dove una speciale Commissione del Senato ha pubblicato a marzo un dettagliato rapporto sul problema, l’allarme si è esteso anche ai temi dell’ordine pubblico, sia attraverso la denuncia di misteriosi complotti sovversivi, si veda la pubblicazione del “Project Megiddo” da parte dell’F.B.I., che con notizie giornalistiche secondo le quali la maggior parte dei servizi 911 (il nostro 113) non sarebbe “pronta” all’anno 2000. Sono stati segnalati anche problemi per le rappresentanze diplomatiche statunitensi residenti in paesi dell’ex-est europeo considerati più vulnerabili di fronte a questo genere di problemi.

Per non parlare poi del “GIF2K problem” che colpirebbe (ma la notizia è stata diffusa il primo di aprile) le immagini registrate in tale formato e il secondo “baco” collegato alla data bisestile del 29 febbraio prossimo.

I più scettici hanno sempre sottolineato che buona parte dei programmi non dipende in modo essenziale dalla data per fuzionare e che comunque Y2K si è trasformato in una vera e propria miniera d’oro a tutti i livelli, basti pensare che negli U.S.A. si è sviluppato anche un mercato che poco ha a che vedere con l’informatica (calendari, magliette, gadget ecc.) tutto basato sugli effetti nocivi provocati dal cambiamento di data. I più ottimisti lo hanno definito “lo scherzo del millennio”.

Qualcuno ha addirittura fatto notare che nei paesi maggiormente informatizzati si è verificato un piccolo aumento del Prodotto Interno Lordo causato apparentemente dalle maggiori richieste di merci da parte della grossa distribuzione nel timore che Y2K provochi, nelle prime settimane del 2000, problemi di scorte. Mentre il temuto crollo nella vendita di hardware e software, pure paventato, sembra sia stata meno sensibile di quanto previsto e l’occasione è stata anche utilizzata a scopo pubblicitario dall’Apple che continua a sottolineare come i Macintosh siano immuni dal baco (è vero) dimenticandosi però di ricordare che alcune applicazioni invece non lo sono.

Pochi invece si sono interessati dell’aspetto “umano” del problema legato alla vera e propria disperazione che ha colto alcuni utilizzatori di computer, un sentimento legato all’analfabetismo informatico ancora esistente ed alimentato ad arte da esperti veri e presunti che ha fatto sicuramente le proprie vittime ben prima del 31 dicembre: ditte che si sono precipitate a cambiare computer acquistati solo qualche mese prima, aggiornamenti software fatti più per paura che per reale e comprovata necessità, programmi che promettono di testare e di proteggere i pc più vecchi, programmatori impazziti nel debug di codici scritti negli anni settanta, e via dicendo.


In Italia è andato tutto come al solito: solo l’estate scorsa si è tenuta una riunione plenaria degli amministratori di sistemi informatici del settore pubblico per prevenire i possibili danni, ma solo da qualche giorno (e siamo già a metà dicembre!) sono comparsi annunci su alcuni quotidiani e spot televisivi per informare sui pericoli di Y2K, ed è stato anche stampato un opuscolo per i cittadini che però abbiamo visto solo in Rete.

Infine leggiamo sul sito ufficiale del “Comitato anno 2000” che in data 9 dicembre “è stato approvato in via definitiva dal Senato della Repubblica il D.D.L “Proroga di termini per l’adempimento delle obbligazioni aventi scadenza al 31 dicembre 1999″ presentato dal Ministro Amato. Si attende ora a breve la promulgazione e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.” In altre parole alcune scadenze sono state fatte slittare al 3 gennaio a causa dei problemi che potrebbero arrivare da Y2K, quello che non si capisce è la logica: se il 31 dicembre a mezzanotte tutti i computer smettessero di funzionare, basterà un decreto legge per rimetterli in funzione tre giorni dopo?

Auguri.

Giuseppe

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