Rapporto Clusit, Italia nella morsa del cyber-crimine

L'impatto crescente dei cyber-attacchi registrati sui network telematici del Belpaese nei numeri dell'associazione. Il movente è quasi sempre legato al profitto economico
L'impatto crescente dei cyber-attacchi registrati sui network telematici del Belpaese nei numeri dell'associazione. Il movente è quasi sempre legato al profitto economico

L’ Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica (Clusit) è in procinto di presentare il rapporto 2014 sullo stato della cyber-sicurezza nazionale, un documento che prende in considerazione oltre 2.800 incidenti avvenuti negli ultimi 36 mesi e si avvale dei dati forniti dal Security Operations Center di Fastweb. Il Rapporto Clusit 2014 verrà presentato il 18 marzo durante il Security Summit di Milano, e i dati comunicati dall’associazione in anticipo sulla data fissata identificano il cyber-crimine come la causa principale (più del 50 per cento) dei cyber-attacchi registrati durante tutto il 2013.

Si tratta di una crescita del 258 per cento rispetto al 2012, sostiene Clusit, mentre si fanno strada fenomeni relativamente nuovi come hacktivismo (+22,5 per cento) e spionaggio informatico/telematico (+131 per cento). Le tecniche preferite dai cyber-criminali includono attacchi DDoS, cracking di account e Advanced Persistent Threat (APT) mirati verso organizzazioni specifiche.

Grazie ai dati forniti da Fastweb, Clusit stima che la maggior parte delle minacce informatiche che viaggiano in Rete siano dovute a malware (81 per cento). Per quanto riguarda le vittime, invece, il settore governativo è un bersaglio sempre più popolare (+7,5 per cento nel 2013) e un vero e proprio boom di attacchi verso gli istituti bancari (+83 per cento) che passano dal 5 al 9 per cento del totale.

Come ideale corollario ai dati sulla cyber(in)sicurezza italiana, il Rapporto Clusit 2014 include i risultati di una ricerca di mercato sulle tendenze della sicurezza ICT che ha coinvolto 438 aziende. La ricerca evidenzia una crescita degli investimenti nel settore (+42 per cento) contro una parte consistente del mercato (40 per cento) che continua a rimanere stazionario.

Alfonso Maruccia

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07 03 2014
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