Ricerca in Italia, Marvell sulle rive del Ticino

L'azienda statunitense sbarca in Italia. L'esca è l'Università di Pavia. Che, in un mondo digitale, continua a coltivare l'analogico. E costruisce un centro di ricerca d'eccellenza. Assumendo ricercatori

Roma – Un circolo virtuoso nel quale tutti hanno da guadagnare. L’università che può finanziare nuovi progetti altrimenti impossibili, l’azienda che può sviluppare nuovi prodotti beneficiando dello stato dell’arte della tecnologia. Ecco quanto si propongono di realizzare nei prossimi anni l’ Ateneo di Pavia e Marvell , azienda statunitense impegnata soprattutto nelle comunicazioni e nello storage, grazie alla creazione di un laboratorio di ricerca nella città lombarda : dove verranno sviluppati i prototipi di tecnologie di domani.

Il professor Rinaldo Castello e Sehat Sutardja durante l'inaugurazione L’idea di questo centro di eccellenza risale a tre anni fa. “Sehat Sutardja (il CEO di Marvell, ndr) mi aveva chiamato chiedendomi di incontrarlo” racconta a Punto Informatico Rinaldo Castello , docente di Microelettronica presso il dipartimento di ingegneria nonché amico di Sutardja dai tempi dei comuni studi a Berkeley : “È una persona incredibile: è il presidente di una azienda da quasi tre miliardi di dollari di fatturato, ma mi disse di aver seguito personalmente le ricerche portate avanti a Pavia anche dal sottoscritto”.

Secondo Castello, il suo ateneo ha un merito tutto particolare : “Pavia ha costruito una competenza molto specifica: si è specializzata nel campo dell’analogico e della radiofrequenza. Un settore che – spiega il professore – in molti avevano dato per finito: tutto doveva essere digitale, e così molte università hanno ridotto considerevolmente gli investimenti sull’analogico”.

“L’elettronica – prosegue – è diventata digitale: ma il mondo rimane un mondo analogico”. Occorre dunque costruire “un guscio analogico” attorno ad un circuito digitale, che riveste una particolare importanza per garantire le performance degli apparecchi: “Per fortuna o per intuizione, abbiamo ritenuto di voler continuare ad investire: mentre nel resto del mondo i centri di riferimento andavano riducendosi, la domanda per questo tipo di tecnologie è andata aumentando pur diminuendo in percentuale”.

Formare un tecnico digitale, secondo il professore, “è più rapido e più semplice: questo tipo di competenza non è semplice da mantenere o da costruire”. In Cina , ad esempio, per Castello “non ci sono ancora le competenze giuste. I posti dove andare a cercarle, secondo Marvell, si contano sulla dita di una mano: si è creata una occasione e noi l’abbiamo presa”. Certo, ammette, “la componente personale ha contato un po’”.

Castello ricorda di quando conobbe Sutardja ai tempi del PhD negli Stati Uniti, dove si incontrarono grazie ad un docente in comune. Il professore, entusiasta per la scelta dell’ateneo lombardo, ne approfitta per sottolineare la qualità del personale docente e degli studenti , nonché “la nostra lunga storia di collaborazioni con l’industria, a cominciare – tanto per fare un nome – da ST. Negli anni sono state decine le industrie che hanno scelto di collaborare con Pavia, tra queste anche National e Maxim, e non per ottenere contributi statali bensì per costruire qualcosa: Marvell è la conseguenza di una storia, dell’impegno di tutti, ma a Pavia non c’è solo Marvell”.

Il professore spiega che, grazie a queste collaborazioni, un giovane che studia a Pavia ha davanti a sé molte possibilità di farsi conoscere dalle grandi aziende prima e dopo la laurea. “La peculiarità di Marvell – racconta – è che dichiara che tra 10 anni potrebbe avere 300 persone a Pavia, tra progettisti RF e analogici: una cifra superiore al numero attuale di questo tipo di personale in tutta Marvell. Potremmo diventare il punto di riferimento mondiale per l’analogico di questa azienda”. Al momento ci sono già 40 ricercatori al lavoro nel nuovo centro, e per la fine dell’anno altri 4 o 5 studiosi potrebbero unirsi alla squadra. Nel caso di Marvell, comunque, l’azienda interagirà direttamente con l’università per portare avanti lo sviluppo di una serie di prototipi che costituiranno la base di una parte della sua prossima offerta commerciale: “Sono già arrivati fondi per un centinaio di migliaia di euro, e nei prossimi tre anni dovremmo arrivare ad un milione – spiega Castello – Il denaro verrà investito in progetti di ricerca congiunti, alcuni dei quali orientati alla ricerca industriale, con Marvell a fare da coordinatore e noi da consulenti”.

I ricercatori del nuovo centro di Pavia Al termine di ogni singolo progetto, all’università rimarrà la paternità di quanto realizzato e il diritto di pubblicazione sulle riviste specializzate: “L’università non ha mai avuto un ruolo imprenditoriale, a noi spetta il ruolo istituzionale di chi fa ricerca – prosegue il professore – e la pubblicazione sulle riviste ci garantisce di ottenere quel credito che fa arrivare da noi gli studenti migliori, che ci garantiranno in futuro quei risultati che potranno servire ad ottenere nuovi finanziamenti”.

A Marvell resta il vantaggio competitivo di aver collaborato direttamente alla realizzazione di prototipi innovativi, costruiti a sue spese e con i suoi mezzi: “È vera e propria ricerca di base, ma si tratta di ricerca molto costosa: lavoriamo già a miniaturizzazioni al passo con l’industria, dai 65 ai 45 nanometri, e c’è bisogno di qualcuno che costruisca fisicamente questi chip. A noi poi spetta anche il compito di testarli e verificarne il funzionamento, a Marvell quello di mettere in pratica le conoscenze acquisite”. Oltre a questo, ci saranno anche dottorati sponsorizzati dall’azienda a stelle e strisce, che permetteranno agli studenti di passare qualche mese inseriti direttamente in azienda, regolarmente stipendiati da Marvell.

Castello ci tiene poi a precisare che sì, probabilmente le ricerche finanziate da Marvell godranno di qualche attenzione in più per quanto attiene la riservatezza, ma che all’università sarà garantito comunque il riconoscimento dei propri meriti. Discorso diverso per i brevetti , che secondo il professore “hanno un valore di protezione più che altro per chi va a produrre con certe tecnologie. Gli stessi americani stanno discutendo di questo aspetto, forse non è il compito dell’università registrare brevetti: ognuno deve ricoprire realisticamente il suo ruolo”.

Compito dell’Università di Pavia “rimane quello di produrre studenti: il nostro prodotto è questo, creiamo idee, articoli scientifici, cervelli possibilmente di buona qualità”. E la qualità , conclude il professore, “dipende dalla qualità dell’educazione che ricevono”.

a cura di Luca Annunziata

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