Sarkozy, DRM e TPM, la UE boccia tutto

I ministri della Cultura europei non hanno dubbi: DRM e trusted computing sono dannosi, le disconnessioni sono una violazione dei diritti del cittadino. Ci vuole trasparenza, equilibrio, proporzionalità

Roma – Sistemi di protezione dei contenuti che non siano come bavagli, rispetto dei diritti dell’utente nel contrasto alla pirateria: il consiglio dei ministri dell’Unione Europea chiede di ripensare il mercato dei contenuti nel rispetto dei cittadini e nel rispetto dei detentori dei diritti. Il Consiglio si è confrontato, ha dibattuto, ha tratto delle conclusioni : il panorama dell’offerta dei contenuti deve essere ampliato e reso più appetibile per l’utente, deve affrancarsi dai vincoli imposti a contenuti e consumatori da un’industria che sembra non riuscire a svincolarsi dallo status quo.

I ministri della Cultura europei partono dal presupposto che la diffusione della cultura, enormemente agevolata dalla rete, rappresenti un’opportunità di fondamentale importanza per gli autori europei e per le economie in cui operano: perché gli stati membri non dovrebbero incoraggiare l’industria a cavalcare le tendenze in atto e cogliere questa opportunità? Il Consiglio si è espresso in maniera estremamente chiara: le istituzioni europee e i governi degli stati membri devono muovere verso un futuro che agevoli la diffusione della cultura e della creatività e non limiti l’avanzata di Internet. La rete non è solo pirateria: la rete è fatta di infrastrutture e di persone capaci di imprimere un nuovo impulso ad una fruttuosa circolazione dei contenuti. Per questo motivo i governi dovrebbero agire su un doppio fronte, contenendo il fenomeno della pirateria da una parte e incoraggiando lo sviluppo di alternative legali e di qualità dall’altro.

Il contrasto alla pirateria dovrà muovere su binari diversi rispetto a quelli battuti finora. Il riferimento del Consiglio è implicito: la dottrina Sarkozy , che macina consensi nel parlamento francese, risulta indigesta ai ministri degli stati membri . Particolarmente evidente ai Ministri della Culture europei appare “il bisogno di assicurare un equo bilanciamento tra i vari diritti fondamentali, in particolare quello alla protezione dei dati personali, il diritto alla libertà di espressione e quello alla tutela della proprietà intellettuale”. L’orientamento del Consiglio ricalca quello del Parlamento Europeo , che ha proposto e confermato l’ emendamento 138 al Pacchetto Telecom per scongiurare l’avvento di restrizioni che possano “essere imposte sui diritti e le libertà fondamentali degli utenti finali senza una decisione specifica dell’autorità giudiziaria”. Un emendamento che la Commissione Europea ha sostenuto nell’intento di spingere i paesi membri ad affrontare la pirateria e le nuove dinamiche agevolate dalla rete, senza per questo consegnare all’industria l’arma di una disconnessione in grado di ghigliottinare i diritti del netizen. Il principio di proporzionalità dovrà guidare il legislatore, chiamato dal Consiglio a garantire tutele ai cittadini e agli autori. C’è chi accenna all’affondo definitivo al sistema francese dei tre colpi, ad un terzo schiaffo che porrebbe il sistema della risposta graduale in netto contrasto con il parere delle autorità europee : anche se il Pacchetto Telecom dovesse lasciare aperti degli spiragli alle disconnessioni punitive, si creerebbero inevitabilmente attriti fra le autorità europee e paesi che, come Italia , Regno Unito e Francia, meditassero di brandire questa strategia.

Ma ci sono altri diritti degli utenti messi a rischio dagli strumenti di lotta alla pirateria. Il Consiglio chiede di prestare attenzione ai sistemi DRM : “In alcuni casi, prendendo in considerazione i principi della tutela dei dati personali, possono contribuire a proteggere e gestire diritti nel mondo digitale – scrive il Consiglio – La mancanza di interoperabilità e di trasparenza di questi sistemi crea insicurezza per i consumatori e limita l’uso di questi contenuti offerti sulle diverse piattaforme”. Per questo motivo l’Europa dovrebbe agire compatta per sospingere verso la trasparenza e verso sistemi interoperabili un’industria che sembra iniziare ad intuire che i lucchetti non sempre si rivelano una soluzione opportuna.

I comportamenti messi in atto dai netizen non vanno combattuti solo con soluzioni in grado di arginarli: il Consiglio evidenzia con fermezza la necessità di ripensare il mercato dei contenuti affinché sappia interpretare al meglio le opportunità offerte dalla rete. Proposte legali che sappiano competere in termini di qualità e di immediatezza d’uso con le piattaforme di scambio impugnate ora dai netizen, modelli di business che si discostino dalla tradizione potrebbero rivelarsi strade fruttuose da battere.

Il filo conduttore della relazione del Consiglio è la trasparenza : gli stati membri e le istituzioni europee dovrebbero operare affinché il cittadino sia consapevole dei propri diritti e delle conseguenza con cui si scontrerebbe qualora non adempisse ai propri doveri, affinché l’industria dei contenuti si schiuda al consumatore con la massima chiarezza. Ma la trasparenza dovrebbe altresì rappresentare il metodo di lavoro: i ministri dell’Unione Europea invitano stati e istituzioni a relazionarsi non solo con i rappresentanti dell’industria , ma con tutti gli stakeholder che compongono il mercato. I consumatori, fra cui BEUC e Altroconsumo , sono pronti a collaborare.

Gaia Bottà

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