Scie chimiche contro il cambiamento climatico

Anziché puntare su una riduzione delle emissioni, qualcuno ipotizza di poter combattere il cambiamento climatico oscurando il Sole.
Anziché puntare su una riduzione delle emissioni, qualcuno ipotizza di poter combattere il cambiamento climatico oscurando il Sole.

In molti hanno preso coscienza del problema mettendosi alla ricerca di una soluzione efficace e sostenibile per contrastarlo, altri continuano a sottovalutarne l’entità o addirittura a negarne l’esistenza. Ad ogni modo risulta difficile smentire coloro che affermano che il cambiamento climatico sia un fenomeno in atto e che obbliga a uno sforzo collettivo. Tra chi si è messo al lavoro per annullarne o quantomeno ridurne l’effetto anche un team della Harvard University guidato da Wake Smith e Gernot Wagner.

Oscuriamo il Sole

Quella proposta è un’idea quantomeno bizzarra, che sembra uscita da un romanzo dal sapore post-apocalittico o da un film di fantascienza (ci viene in mente Il Secondo Rinascimento di Animatrix) più che dai laboratori di un istituto autorevole. Anziché promuovere una riduzione delle emissioni nell’atmosfera, si ipotizza di oscurare il Sole così da impedire che i suoi raggi impattino la superficie del nostro pianeta innalzandone la temperatura in modo talvolta impercettibile per l’essere umano, ma innescando una serie di profonde variazioni nel delicato equilibrio che ha finora garantito la conservazione della vita.

L’intento è quello di farlo spargendo solfati a un’altezza pari a 20 Km dal suolo (indicativamente fra la troposfera e la stratosfera), per mezzo di un velivolo. Proviamo a scriverlo in un altro modo: creare ciò che possiamo paragonare a scie chimiche per combattere uno dei grandi problemi del nostro tempo e che rischia di compromettere il futuro della Terra. Cosa potrebbe mai andare storto? Gombloddo.

La squadra ha già anche preventivato la spesa necessaria: circa 1.500 dollari per ogni tonnellata di materiale, con un costo complessivo del progetto quantificato in 2,25 miliardi di dollari nei suoi primi 15 anni di sviluppo. Se ne riparlerà dunque non prima del 2033, fino allora pericolo scampato. L’unico problema è costituito dal fatto che al momento nessuna aviazione dispone di un aereo in grado di svolgere il compito. Andrà dunque pensato un mezzo ad hoc, una sorta di enorme serbatoio da mandare in quota per il rilascio della sostanza con 4.000 voli o più in programma ogni anno. In alternativa, stando a quanto immaginato dai responsabili dello studio, ci si potrà affidare a palloni aerostatici (un po’ come quelli del Project Loon di Google) o cannoni in grado di sparare i solfati direttamente da terra.

E se poi te ne penti? (cit.)

Non disponiamo delle competenze tecniche o scientifiche necessarie per valutare la fattibilità o meno dell’iniziativa, né per giudicare se i timori che solleva siano giustificati o meno (di certo sono comprensibili). Nel documento che presenta l’idea non vi sono in ogni caso riferimenti ai possibili effetti negativi sul pianeta e sulle forme di vita che lo abitano (noi compresi) derivanti dall’oscuramento del Sole, anche se parziale. Non fatichiamo comunque a immaginare come gli equilibri che regolano il ciclo evitale di ogni ecosistema terrestri possano risentirne.

Volendo davvero contrastare il cambiamento climatico con politiche e strategie a lungo termine, di ampio respiro, non è forse meglio continuare a lavorare sulla correzione dei nostri comportamenti, promuovendo quelli virtuosi e disincentivando invece quelli che contribuiscono al fenomeno?

Fonte: IOPscience
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