SIAE, inefficienza milionaria

Questa la stima dell'Istituto Bruno Leoni. Che confronta la SIAE con i suoi corrispettivi e traccia il quadro degli anacronismi nel mercato del diritto d'autore europeo

Roma – Una macchina elefantiaca e sbuffante, sostenuta dal quadro normativo italiano che si rinnova per confermarsi uguale a se stesso: l’Istituto Bruno Leoni, in un documento pubblicato di recente, traccia il ritratto del monopolista italiano per la raccolta dei proventi dei diritti d’autore. La SIAE con le sue inefficienze, spiega l’autore dello studio Diego Menegon, “costa agli autori, ai discografici e ai fruitori di opere musicali protette (quindi ai consumatori) 13,5 milioni di euro all’anno”.

Se esistono realtà come quella francese e quella degli States, in cui è la concorrenza a determinare la sopravvivenza degli intermediari riscossori dei proventi del diritto d’autore, la SIAE, si ricorda nell’analisi, non è l’unico caso di collecting society che operi in regime di monopolio. Esistono paesi in cui un solo attore si occupa di smistare tutti i flussi di cassa del mercato dei diritti: una posizione che può essere determinata a livello legale oppure da dinamiche di mercato che hanno eletto un solo operatore a monopolista di fatto. La sola ombra della concorrenza, si mostra nello studio, sembrerebbe essere sufficiente per oliare i meccanismi della collecting society che opera in posizione dominante, sembrerebbe scongiurare l’adagiarsi della burocrazia in schemi consolidati e non sempre efficienti.

L’Istituto Bruno Leoni prende in esame il settore della musica, in cui questo tipo di meccanismi emergere con nitidezza. Il confronto è tra la SIAE e PRS for Music , il corrispettivo di SIAE che opera nel Regno Unito, l’anno di riferimento il 2008. Se SIAE, con più di 80mila iscritti, ha fatto registrare incassi per 474,7 milioni di euro, a cui aggiungere 9,64 milioni afferenti all’area Lirica, PRS, con circa 60mila iscritti, ha accumulato incassi per 620,6 milioni di euro. Per mettere a confronto le prestazioni delle due società di raccolta del diritti nello studio si prende in esame la relazione tra i ricavi e i costi operativi, che dovrebbe mostrare l’efficienza dei due attori: PRS totalizza un 12%, SIAE, con costi operativi pari a 71,76 milioni di euro, un 14,8%. Se il rapporto tra costi ricavi e costi operativi della SIAE fosse stato in linea con quello del corrispettivo britannico, si calcola nello studio, avrebbe potuto contare nel 2008 su un risparmio pari a 13,5 milioni di euro.

La prestazione della SIAE sarebbe resa ancor meno soddisfacente dal fatto che PRS for Music non possa contare sugli introiti derivati dall’equo compenso per copia privata , che a SIAE nel 2008 sono valsi 59 milioni di euro sul totale di 474,7 milioni di euro. Denari che, si spiega nello studio, vengono raccolti da SIAE “con un’imposizione che può dirsi parafiscale”, senza che ci sia necessità di investire denari e risorse per sguinzagliare ispettori né per vigilare su alcunché.

Altro punto a favore di PRS, il fatto che al totale della torta afferiscano delle quote di iscrizione minime, pari a poco più di 10 euro l’anno. La quote da corrispondere a SIAE per conferirle il mandato per gestire i diritti sfiora i 150 euro per gli autori, quote molto più cospicue per gli editori. Elementi che, si osserva nello studio, fanno rilevare “una vischiosità nell’accesso al mercato italiano dei diritti d’autore”, soprattutto per il segmento di coloro, spesso giovani, che fanno della creatività la propria attività.
Le licenze SIAE, di contro, sono spesso più costose di quelle rilasciate nel Regno Unito. Costi che possono costituire un ostacolo per chi intenda acquisirle, anche in vista della concorrenza con i costi delle licenze che si devono corrispondere a SCF.

Se la SIAE può contare su maggiori opportunità sul fronte delle entrate , i dispendi per i costi operativi della Società restano superiori rispetto a quelli del corrispettivo britannico che opera in un regime di monopolio de facto seppure spronato dal potenziale emergere di una concorrenza vivace. PRS, inoltre, è in grado di dividere fra i propri iscritti quote più elevate del totale raggranellato.

La SIAE non appare in buona salute: fin dagli anni scorsi i bilanci non si mostravano rosei , con un buco di 15 milioni di euro. Il bilancio preventivo per il 2010 stima incassi per 671 milioni di euro , che insieme a un contenimento dei costi, a partire dal personale e dalla gestione degli organi sociali, potrebbero colmare il deficit. A dare respiro alle casse della SIAE, la nuova disciplina dell’equo compenso che, secondo lo studio dell’Istituto Bruno Leoni, dovrebbe garantire incassi per 145 milioni di euro e nuovi ricavi per oltre 7 milioni di euro . Ma, si ammonisce nel documento, “se agli alti incassi registrati non corrisponde una gestione efficiente dell’attività di intermediazione, non è con un ulteriore aumento degli stessi che si migliora il funzionamento del sistema”.

Se il regime di concorrenza capace di stimolare gli attori del mercato della raccolta dei diritti ad un’efficienza maggiore e ad una migliore offerta nei confronti dei propri utenti non sembra per ora potersi configurare nel quadro nazionale, nonostante le proposte avanzate in questo senso non manchino , il quadro potrebbe cambiare ampliando lo sguardo. L’autore dello studio, Menegon, così come molti altri in numerose occasioni , intravede una soluzione nel concepimento di un mercato competitivo su scala europea .

Gaia Bottà

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  • angros scrive:
    Re: perché non vaporizzarli?
    E dove prendi l'energia? Guarda che ce ne vuole un bel po' per vaporizzare un oggetto... e poi, i vapori non scompaiono mica nel nulla: si ricondensano, e ti restano comunque goccioline metalliche in sospensione nel vuoto.
    • Giggetto scrive:
      Re: perché non vaporizzarli?
      bè se nell'atmosfera terrestre (quindi con un notevole effetto-filtro) un laser riesce ad abbattere un drone in volo immagina cosa riuscirebbe a fare nello spazio con la stessa potenza!Per quanto riguarda l'eventuale effetto "nebbia metallica", il laser potrebbe eesere sparato con un'angolazione tale da imprimere alla particella energia cinetica verso l'atmosfera e quindi farla incenerire lì.
      • angros scrive:
        Re: perché non vaporizzarli?
        - Scritto da: Giggetto
        bè se nell'atmosfera terrestre (quindi con un
        notevole effetto-filtro) un laser riesce ad
        abbattere un drone in volo immagina cosa
        riuscirebbe a fare nello spazio con la stessa
        potenza!Un laser che colpisce un drone in volo lo abbatte, non lo disintegra: infatti, basta bruciare i circuiti principali (o surriscaldare il serbatoio di carburante, facendolo esplodere), poi il drone non funzionerà più, e la gravità farà il resto.
        Per quanto riguarda l'eventuale effetto "nebbia
        metallica", il laser potrebbe eesere sparato con
        un'angolazione tale da imprimere alla particella
        energia cinetica verso l'atmosfera e quindi farla
        incenerire
        lì.Un laser non è un proiettile: il laser scalda, non spinge (in realtà, una piccola spinta la dà, grazie alla pressione da radiazione, ma è solo una frazione minima dell'energia del laser: il principio è discusso per la possibilità di realizzare una vela solare). Ma se si imprimesse una spinta di questo tipo, il satellite che spara il laser subirebbe una spinta nella direzione opposta (ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria), e uscirebbe anche lui dall'orbita.
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