Tra un mese esatto, la carta d’identità cartacea avrebbe dovuto andare definitivamente in pensione, per far posto a quella elettronica (CIE). Non sarà così, nonostante quanto dichiarato più volte dalle istituzioni in modo orgoglioso, nel nome della digitalizzazione e dell’innovazione, anche con uno spot tutto AI e accento regionale (Regazzì, con questa non entri
), a dire il vero un po’ cringe. Con un colpo di scena di inizio estate, nelle scorse settimane il Governo l’ha salvata, cancellando di fatto l’addio previsto per il 3 agosto. La cosa incredibile è che nessuno ne parla, non c’è una campagna informativa rivolta ai cittadini.
Perché nessuno parla della carta d’identità?
Lo sappiamo perché è stato scritto in un documento pubblicato dopo il Consiglio dei Ministri del 16 giugno, lo stesso che ha imposto di accelerare gli interventi necessari a ospitare gli europei di calcio del 2032 (sì, si giocheranno in Italia e in Turchia), deciso un sostegno al calcio femminile professionistico e stabilito i requisiti di ammissione all’esame per l’esercizio della professione di biologo. Insomma, non esattamente una seduta incentrata sul documento, in cui però si è approvato anche quanto segue.
[…] per garantire l’efficacia del documento di identità, si stabilisce che le carte d’identità cartacee non ancora scadute mantengano la propria validità fino alla naturale scadenza, anche oltre il termine del 3 agosto 2026, per determinate finalità e nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i soggetti che erogano pubblici servizi. Nelle more del rilascio della carta d’identità elettronica, i comuni potranno inoltre rilasciare un documento di identità provvisorio.
Tradotto: avanti fino alla naturale scadenza della carta d’identità cartacea, solo successivamente il passaggio a CIE diventerà obbligatorio. L’obiettivo del provvedimento è soprattutto quello di non lasciare a piedi nessuno ed evitare le code dell’ultimo momento agli sportelli comunali.
Nulla di male, potrebbe anche trattarsi di una decisione legittima e motivata, non è questo il punto, ma perché non farlo sapere? Sul sito istituzionale curato dal Ministero dell’Interno non ce n’è traccia. L’ultima notizia pubblicata risale al 25 ottobre 2024 e riguarda la disponibilità dell’accesso al portale in lingua tedesca. Forse, il cambiamento avrebbe meritato almeno un aggiornamento.
Tocca spiegare al buttafuori dello spot AI che il regazzì
potrà continuare a entrare in discoteca con la sua carta d’identità cartacea, al dipendente dell’ufficio pubblico che il documento è ancora valido e non può più rimbalzare la signora allo sportello. Il cambiamento da comunicare, a tutti gli effetti un dietrofront, non è però spendibile come spinta verso la digitalizzazione e l’innovazione. Sarà mica per quello che c’è tutto questo silenzio?