Silk Road, la strada dell'FBI

Le autorità statunitensi svelano il modo in cui sono riuscite a penetrare nei server di Silk Road senza l'aiuto della NSA, mentre in un caso connesso alla vicenda Silk Road due accusati di riciclaggio a mezzo Bitcoin si dichiarano colpevoli
Le autorità statunitensi svelano il modo in cui sono riuscite a penetrare nei server di Silk Road senza l'aiuto della NSA, mentre in un caso connesso alla vicenda Silk Road due accusati di riciclaggio a mezzo Bitcoin si dichiarano colpevoli

Gli agenti dell’FBI non hanno avuto bisogno dell’aiuto di NSA, o di qualsiasi altra agenzia a tre lettere statunitense, per riuscire a individuare la posizione dei server di Silk Road e arrestare il gran capo dell’operazione Ross Ulbricht aka Dread Pirate Roberts.

A confermare il fatto è lo stesso Bureau federale in un incartamento diretto al giudice, trovandosi l’FBI costretto a difendersi dalle accuse – formulate dal suddetto Ulbricht – di avere individuato l’indirizzo IP dei server islandesi di Silk Road (SR), e di aver raccolto tutte le prove ora in possesso dell’agenzia sulla vicenda in violazione del Quarto Emendamento della Costituzione americana.

Nulla di più falso, ha confermato l’FBI: tutto quello che è stato raccolto nel caso Silk Road, dagli indirizzi IP dei vari server fino alle prove che incastrano Ulbricht come gran capo dell’oramai famigerato mercato nero di droga, prodotti illegali e Bitcoin, è stato recuperato grazie a una configurazione errata nell’interfaccia di login del sito impostata dall’amministratore di sistema – cioè da Ulbricht stesso.

Dread Pirate Roberts sarebbe insomma vittima della sua stessa disattenzione, e ora l’imprenditore del dark web – che continua a professarsi non colpevole – dovrà affrontare il processo e l’accusa dell’FBI di aver intascato “decine di milioni di dollari di commissioni” sulle transazioni degli utenti di Silk Road.

Il business di Silk Road si basava primariamente sugli scambi monetari a mezzo Bitcoin, e anche a tale riguardo le cronache giudiziarie statunitensi riservano novità di peso: Robert “BTCKing” Faiella, responsabile di un’azienda di trasferimenti monetari priva di licenza e Charles Shrem, CEO della start-up BitInstant per l’acquisto anonimo di Bitcoin, come anticipato nei giorni scorsi, si sono dichiarati colpevoli di riciclaggio per aver venduto più di 1 milione di dollari in BTC agli utenti di Silk Road. Ora i due “imprenditori” rischiano 5 anni di galera ciascuno, ma gli sarebbe potuta andare molto peggio se avessero continuato a dichiararsi innocenti fino alla fase del dibattimento in aula.

Alfonso Maruccia

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10 09 2014
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