Smart working, una stampella contro la pandemia

La pandemia torna ad allungare ombre tetre sull'Europa, tanto che il Regno Unito chiede a tutti di lavorare da casa quando possibile.
La pandemia torna ad allungare ombre tetre sull'Europa, tanto che il Regno Unito chiede a tutti di lavorare da casa quando possibile.

I segnali sono del tutto chiari: il prossimo autunno sarà complesso, denso di insidie sanitarie e, di conseguenza, economiche e sociali. Gli ultimi indizi sono quelli giunti nelle ultime ore e parlano talmente chiaro che nessuno ha oggi la possibilità di ignorarli. A partire da Londra, ad esempio: Matt Hancock, Segretario di Stato per la salute e gli affari sociali nel Regno Unito, ha chiaramente chiesto agli inglesi di lavorare da casa quando possibile, a partire da domani, con effetto immediato. Come a dire: non possiamo permetterci un nuovo lockdown, ma è esattamente questo quel che servirebbe per calmierare un trend che si fa giorno dopo giorno sempre più preoccupante.

Dagli USA arriva invece la previsione di Anthony Fauci, secondo cui “il ritorno alla normalità non avverrà prima del Natale 2021“: insomma, qualunque decisione occorra prendere in qualsiasi settore, non potrà essere di breve periodo perché le prospettive nel mondo occidentale vedono il Covid perdurare per un altro anno ancora, mentre in molte parti del mondo le prospettive sono ancor peggiori. Bill Gates da parte sua nei giorni scorsi non aveva fatto una previsione troppo differente.

Stampella smart working

Di fronte a questa prospettiva lo smart working esce definitivamente dall’essere una soluzione di ripiego, una pezza temporanea ad una necessità immediata o soluzione di breve periodo pensata per una situazione circostanziata. Ancora una volta non c’è stato tempo per organizzare una strategia di lungo periodo, perché dall’emergenza non siamo mai usciti: gli Stati che non seguono al meglio le precauzioni anti-Covid (mascherine, igienizzazione e distanziamenti) dovranno fare i conti con numeri che cresceranno con ritmo esponenziale, una più assillante pressione sul sistema sanitario e sulla necessità di usare nuovamente lo smart working come una stampella.

Dopo una prima (spesso immotivata) esaltazione, dopo una diffusa confusione sui termini ed infine una strisciante diffidenza, ancora una volta non sembra esserci tempo per comprendere cosa si possa fare per tutelare sia le aziende, sia i lavoratori, sia tutta quell’economia che guarda allo smart working solo come ad un deleterio rischio. Non c’è tempo e una volta tanto non è colpa delle istituzioni, ma di una pandemia che è tornata troppo rapidamente a mordere. La seconda (temuta) ondata è ormai conclamata e pensare che sia soltanto affare francese, inglese o spagnolo sarebbe un peccato mortale.

Insomma, restano poche settimane per organizzarsi. L’azienda che sa leggere questa realtà ha la necessità di attrezzarsi quanto prima per comprendere come gestire questa fase: contingentare gli accessi negli uffici, alternare il personale, gestire l’accesso ai sistemi informatici ed ai dati necessari per i flussi di lavoro, coordinare le strategie di cybersecurity e altri tasselli ulteriori debbono andare al loro posto quanto prima, perché se la situazione dovesse sfuggire di mano per molti non ci sarà appello.

In primavera l’Italia mandava un messaggio all’Europa e l’Europa tardò colpevolmente a coglierlo. In autunno l’Europa manda un messaggio all’Italia, ognuno faccia la propria parte.

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21 09 2020
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