Serve attivare un registro unico nazionale per SPID e integrare un nuovo servizio nella piattaforma ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente), così da offrire maggiore trasparenza nella gestione delle identità digitali. È la richiesta avanzata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, con l’obiettivo di incrementare la tutela dei cittadini e le garanzie sul trattamento dei dati personali.
Un registro unico nazionale per SPID?
L’organo chiede anche di introdurre nuovi strumenti per far sì che si possa conoscere in ogni momento quale provider sta gestendo l’identità digitale e di mettere in campo attività di sensibilizzazione e formazione destinate soprattutto ai contesti colpiti da fragilità digitale
. Utopia? Forse sì, considerando che l’addio a SPID è già cosa certa e che il governo ha scelto di chiudere i rubinetti che sostengono economicamente il progetto, pur rinnovando le convenzioni per i prossimi 5 anni.
Volontà dell’esecutivo a parte, è vero che in circolazione ci sono oltre 42 milioni di identità (fonte AgID). E che minacce come la nota truffa del doppio SPID sono parecchio diffuse. Non ci si può girare dall’altra parte giustificandosi con l’aver scelto di puntare sulla carta di identità elettronica per il futuro.
Aver deciso di rendere obsoleto uno strumento a lungo promosso come essenziale, reso per di più a pagamento da diversi fornitori, non solleva dalla responsabilità di garantirne un’adeguata sicurezza, soprattutto se in gioco c’è la fruizione dei servizi pubblici. Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria, pone l’accento su un problema concreto.
Sappiamo che uno dei problemi più frequenti è legato alla frammentazione del sistema SPID: ogni utente può attivare più identità presso diversi identity provider, ma non esiste ad oggi un registro unico nazionale in grado di fornire un quadro completo delle identità digitali associate a ciascun cittadino. Allo stesso modo, i cittadini non hanno la possibilità di conoscere l’elenco dei gestori che le detengono.