Spotify, compilation solo per uso personale

Le celebri compilation di Ministry Of Sound ricomposte dagli utenti con i brani a disposizione in streaming non verranno rimosse da Spotify. Ma ciascuno dovrà ricostruirsi la propria
Le celebri compilation di Ministry Of Sound ricomposte dagli utenti con i brani a disposizione in streaming non verranno rimosse da Spotify. Ma ciascuno dovrà ricostruirsi la propria

Spotify, piattaforma su cui fioriscono rigogliose le playlist composte con i brani in streaming a disposizione degli utenti, ha riconosciuto il diritto che spetta ai curatori delle compilation. Le sequenze create dagli utenti ricalcando le selezioni dei florilegi danzerecci assemblati dall’etichetta Ministry Of Sound non scompariranno da Spotify: saranno semplicemente introvabili, ma potranno essere composte e fruite per uso personale.

È questo il risultato del patto che ora lega il servizio di streaming e l’etichetta britannica: lo scorso anno Ministry Of Sound si era scagliata contro Spotify sulla base del quadro normativo che tutela le banche dati, per vedere riconosciuto il lavoro creativo del curatore delle compilation. A differenza di quanto avviene per altre etichette, che non sono impensierite dalle compilation riassemblate dagli utenti perché vengono remunerate innanzitutto perché detengono i diritti sui brani riprodotti in streaming, Ministry Of Sound non detiene i diritti sui singoli brani, ma sulla totalità della compilation.

Spotify, da parte sua, ha ottenuto dalle case discografiche i diritti per diffondere in streaming i brani che compongono le compilation di Ministry Of Sound ma non ha mai negoziato con l’etichetta un accordo per proporre agli utenti le raccolte così come i suoi curatori le hanno concepite. Laddove non sono arrivati gli accordi commerciali, però, è arrivata la passione degli utenti: su Spotify si sono moltiplicate le copie pedisseque delle raccolte di MoS, con tanto di copertina, pronte per essere ascoltate e condivise. Di qui, la denuncia di Ministry Of Sound, che chiedeva la rimozione di tutte le playlist ricalcate e l’interdizione per gli utenti che le copiassero.

L’etichetta, sulla base dell’accordo stragiudiziale riservato stipulato con Spotify, non ha ottenuto esattamente quello che desiderava. Spotify, secondo quanto appreso dal Guardian , non cancellerà alcuna playlist: semplicemente, le renderà introvabili, rimuovendole dai risultati offerti dal motore di ricerca interno.

Le imitazioni, in sostanza, saranno tollerate solo se non verranno condivise a favore di coloro che potrebbero scegliere lo streaming delle playlist servite da altri utenti in luogo dell’acquisto su canali ufficiali. Gli utenti non potranno fruire delle raccolte preconfezionate da altri utenti: se vorranno riprodurre l’esperienza offerta dal Ministry Of Sound dovranno ricomporla brano per brano, attingendo al database del servizio di streaming.

Gaia Bottà

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03 03 2014
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