Spotify vara lo streaming tricolore

Sbarca in Italia il popolare servizio di streaming, con possibilità di ascolto via desktop e mobile. E con una concorrenza, per ora, limitata spera di riuscire a catturare grossa fetta del crescente mercato digitale del Belpaese
Sbarca in Italia il popolare servizio di streaming, con possibilità di ascolto via desktop e mobile. E con una concorrenza, per ora, limitata spera di riuscire a catturare grossa fetta del crescente mercato digitale del Belpaese

A più di quattro anni dalla sua fondazione in terra svedese, il popolare servizio di streaming musicale Spotify ha aperto i battenti digitali sul mercato tricolore. Il catalogo da oltre 20 milioni di brani è ora a disposizione degli utenti del Belpaese, da tempo in attesa di uno tra i principali protagonisti per l’ascolto on demand di album e singoli su dispositivi desktop e mobile.

Come annunciato da Veronica Diquattro, responsabile per il mercato italiano dell’azienda svedese, agli utenti italiani verranno offerte le stesse possibilità di consumo disponibili negli altri paesi del mondo. Grazie a Spotify Free si potrà accedere gratuitamente all’intero catalogo in streaming, ovviamente supportato da banner e pubblicità audio dalla durata massima di tre minuti per ciascuna ora di ascolto . Dopo 6 mesi, inoltre, viene applicato un limite di 10 ore al mese per l’ascolto (un meccanismo per spingere verso gli abbonamenti).

Saranno poi disponibili gli abbonamenti Unlimited e Premium , il primo al costo mensile di 4,99 euro per l’ascolto online e dai soli dispositivi desktop. La seconda versione – qui il prezzo sale a 9,99 euro al mese – prevede la possibilità di consumo anche in mobilità, su dispositivi Android, iOS e Windows 8. Spotify Premium applicherà un massimale di 3.333 canzoni da moltiplicare per tre diversi device scaricabili contemporaneamente. I file non resteranno però in possesso degli utenti, che potranno usufruirne finché legati ad un piano d’abbonamento al servizio.

Per il lancio italiano Spotify continuerà con il suo software tradizionale, dal momento che la nuova applicazione Web – con nuove modalità di ascolto personalizzato e strumenti potenziati per la ricerca di brani e singoli artisti – rimane ancora in una prima fase beta . Spostando la battaglia di mercato sul Web, Spotify andrebbe a rimpiazzare definitivamente la sua attuale applicazione desktop, oltretutto abbandonando le tecnologie P2P per concentrarsi solo su quelle dello streaming, sulla scia di competitor del calibro di Rdio.

Dopo l’accordo siglato con Facebook – in sostanza, la registrazione degli utenti di Spotify passava necessariamente per il social network californiano – la piattaforma svedese offrirà agli utenti italiani una doppia possibilità. “Ci si può iscrivere via Facebook oppure creando direttamente un account sul sito di Spotify”, ha assicurato Veronica Diquattro. Le varie playlist create sul sito saranno ovviamente condivisibili online, ascoltabili dagli amici previa registrazione alla piattaforma dello streaming sonico .

Sbarcato in Italia con notevole ritardo, il catalogo di Spotify andrà a riempire quel vuoto di mercato che Dada aveva provato a riempire nel 2010 con il nuovo brand Play.me . Con prezzi molto simili a quelli annunciati da Spotify – quasi 10 euro per l’accesso in mobilità senza interruzioni pubblicitarie – e basandosi sul concetto di musica in remoto, ovvero sfruttando i servizi sulla nuvola eliminando l’installazione di un software dedicato.

Con la concorrenza del servizio gemello Deezer, la piattaforma svedese potrebbe subito approfittare dello scarso interesse finora mostrato da Pandora e Rdio verso il mercato del Belpaese . A parte iTunes e YouTube – che tramite Vevo è certamente uno tra i principali fornitori di musica online – il grande rivale di Spotify potrebbe rivelarsi Apple, apparentemente pronta al lancio di un servizio di streaming basato sui gusti degli ascoltatori. Con la possibilità di stringere accordi di licenza più morbidi con le major discografiche.

Certamente il servizio svedese proverà ad aggredire subito un mercato in espansione come quello italico: stando agli ultimi dati Deloitte per la Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI), il fatturato nel mercato musicale digitale è cresciuto del 31 per cento nello scorso anno, superando i 36 milioni di euro . Buoni i risultati dalle attività di download di album e singoli, cresciute del 25 per cento alla fine del 2012.

Ma il boom vero e proprio è stato registrato nel settore dello streaming video basato sulla pubblicità, cresciuto del 77 per cento con un fatturato complessivo di 8 milioni di euro. I vari modelli in abbonamento sono inoltre lievitati dell’80 per cento alla fine dello scorso anno , facendo gongolare piattaforme come Spotify che – pur casualmente, come spiegato da Veronica Diquattro – ha trovato l’imminente Festival di Sanremo sulla sua strada tricolore.

Mauro Vecchio

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12 02 2013
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