Steve Wozniak denuncia Google per una truffa su YT

La pratica è stata affidata a uno studio legale: qualcuno si è finto Woz per ingannare gli utenti della piattaforma chiedendo loro Bitcoin.
La pratica è stata affidata a uno studio legale: qualcuno si è finto Woz per ingannare gli utenti della piattaforma chiedendo loro Bitcoin.

Il co-fondatore di Apple oggi punta il dito contro Google e più nello specifico verso YouTube per essere stato vittima di un raggiro sulla piattaforma. Secondo quanto riferito da Steve Wozniak attraverso i suoi legali, qualcuno avrebbe utilizzato il suo nome e il suo volto per convincere malcapitate vittime a inviare somme in crypto come Bitcoin.

Woz non chiede Bitcoin su YouTube

Gli stessi autori della truffa avrebbero fatto altrettanto con Elon Musk e Bill Gates. Pare che i video incriminati siano rimasti accessibili sul servizio per mesi, nonostante le ripetute richieste di rimozione.

La dinamica è del tutto simile a quella che ha visto Twitter sotto attacco la scorsa settimana: viene chiesto un trasferimento di valuta con la promessa di riceverne in cambio il doppio, ovviamente senza l’esito sperato. Di seguito quanto si legge nel documento depositato dagli avvocati dello studio Cotchett Pitre & McCarthy incaricato di seguire il caso.

Se YouTube si fosse mossa in fretta per fermarlo, non saremmo arrivati fin qui. YouTube, come Google, sembra affidarsi agli algoritmi senza alcun ulteriore sforzo, nemmeno attraverso software specializzato, per rispondere in modo rapido nel caso di attività illegali. Se viene commesso un crimine bisogna poter raggiungere essere umani in grado di fermarlo.

Interpellati sulla vicenda i vertici di YouTube non hanno rilasciato alcuna dichiarazione specifica, limitandosi a diramare un breve comunicato in cui ribadire l’impegno finalizzato a mantenere la piattaforma al sicuro da problemi di questo tipo.

Consideriamo gli abusi della nostra piattaforma in modo serio, attuando rapidamente misure quando identifichiamo violazioni delle nostre policy come truffe o furti d’identità.

Fonte: CPM (PDF)
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