Street View, gli USA vogliono risposte

I procuratori statunitensi inviano richieste di chiarimenti a Mountain View e minacciano: Google deve darci tutte le risposte che vogliamo, altrimenti la trascineremo in aula
I procuratori statunitensi inviano richieste di chiarimenti a Mountain View e minacciano: Google deve darci tutte le risposte che vogliamo, altrimenti la trascineremo in aula

Scandalo Street View , i procuratori generali di parecchi stati degli USA aumentano la pressione su Google e spediscono – tramite l’ufficio del PG del Connecticut, Richard Blumenthal – una richiesta circostanziata a cui BigG dovrà rispondere con dovizia di particolari . Se necessario si dicono anche disposti ad adire le vie legali.

Blumenthal è a capo di una vera e propria “coalizione” formata da 38 procuratori di altrettanti stati della federazione, convintisi già a giugno della necessità di aumentare l’efficacia della pressione nei confronti di Google con un’ azione corale e coordinata .

In attesa di un’incontro con i responsabili di Google previsto per questo venerdì, l’ufficio di Blumenthal ha spedito in quel di Mountain View una lunga lista di domande inderogabili , a cui BigG deve rispondere con tanto di particolari se non vuole farsi trascinare in tribunale dalla maggioranza delle procure degli Stati Uniti.

La lista in particolare chiede se Google abbia testato il codice di raccolta dei dati sulle connessioni WiFi prima di integrarlo sulle Google Car usate per il servizio Street View, chi sia il responsabile della sua creazione, come la società abbia potuto restare all’oscuro della presenza del “demone” di raccolta dei dati , in che modo il codice sia stato installato sulle auto, in quale località siano stati archiviati i suddetti dati e altro ancora.

“Le repliche di Google continuano a generare più domande che risposte”, ha dichiarato il procuratore Blumenthal secondo il comunicato rilasciato in contemporanea alla spedizione della nuova lista di richieste. “I consumatori hanno il diritto di aspettarsi che i dati trasmessi sui network personali e aziendali restino confidenziali – ha continuato il procuratore – La nostra indagine stabilirà se qualcuno ha infranto la legge e se siano necessarie nuove leggi per impedire future violazioni della privacy”.

Alfonso Maruccia

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22 07 2010
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