SurfShark: in Russia c'è ancora fame di VPN

SurfShark: in Russia c'è ancora fame di VPN

La domanda di VPN dalla Russia continua costante e la popolazione cerca metodi alternativi per aggirare le restrizioni nei pagamenti.
La domanda di VPN dalla Russia continua costante e la popolazione cerca metodi alternativi per aggirare le restrizioni nei pagamenti.

I dati che SurfShark ha affidato ai microfoni del Washington Post sono del tutto espliciti: da marzo ad oggi è aumentata del 30% la richiesta di VPN da parte del mercato russo, dove nonostante mille difficoltà questo tipo di strumento è ormai considerato prioritario per molti motivi (tutti legati al conflitto bellico in corso in Ucraina). SurfShark è un operatore VPN con sede in Lituania, dunque ben posizionato sul mercato russo già prima che l’invasione avesse luogo. La comparsa delle prime “Z” ha fatto capire a tutta la popolazione russa cosa stava per accadere ed i più smaliziati si son mossi in anticipo per far proprio un servizio che avrebbe potuto regalare la libertà di informarsi su quanto stava succedendo.

Nei primi giorni dall’invasione è stato febbrile il ritmo dei nuovi abbonati dal mercato russo, arrivando per settimane a ben 400 mila nuovi utenti ogni singolo giorno. L’arrivo delle restrizioni (sia governative nei confronti delle VPN, sia estere nei confronti dei mezzi di pagamento) ha calmierato la domanda, che si è tuttavia assestata sulle 300 mila registrazioni giornaliere e continua oggi stesso a questi ritmi.

SurfShark: +30% dalla Russia

Il Cremlino ha tentato di mettere i bastoni tra le ruote a questo incedere, ma non ha potuto fare più di tanto per molti motivi: vietare una VPN è tecnicamente complesso ed inoltre consente in molti casi anche di accedere a contenuti di intrattenimento che aiutano a distrarsi mentre in tv continua a soffiare forte la propaganda per coprire le notizie che cercano di filtrare dall’Occidente e dal confine ucraino. Le VPN hanno così continuato a fiorire, diventando ormai in tutto e per tutto simbolo di libertà per una popolazione che sa di potersi fare un’idea compiuta della realtà soltanto attingendo a fonti che non siano quelle inquinate della tv di Stato.

Secondo SurfShark, la popolazione russa sta cercando variegate vie per pagare i servizi VPN esteri aggirando i limiti nei sistemi di pagamento, arrivando a farsi sovvenzionare da amici e parenti all’estero o utilizzando criptovalute per aggirare il blocco. Le offerte di servizi gratuiti catturano buona parte delle richieste, ma la sicurezza degli stessi è chiaramente inficiata dall’assenza di pagamenti (il che diventa particolarmente rischioso laddove un regime può aver buon giorno ad approfittarne).

Milioni di utenti russi sono passati alle VPN e lo stesso portavoce Peskov non ha potuto negare di farne uso. ExpressVPN ha anche iniziato a farne omaggio come segno di ribellione. Nel momento di maggior difficoltà nelle comunicazioni interne, la Russia ha dovuto cedere a fasce di popolazione che nella VPN hanno intravisto uno spiraglio per oltrepassare il muro del confine e sentirsi ancora parte del mondo. Nelle ore delle celebrazioni e della propaganda, le VPN saranno l’ultimo controcanto rimasto facendosi notare, in Russia come in Occidente, quali strumenti di evasione contro il controllo centrale.

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Pubblicato il 9 mag 2022
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