Teheran, assalto virtuale agli USA

In Iran un nuovo videogame di propaganda che incita a salvare gli scienziati nucleari rapiti dagli USA. Ci va di mezzo anche Israele. Non è il primo game del genere, non sarà l'ultimo
In Iran un nuovo videogame di propaganda che incita a salvare gli scienziati nucleari rapiti dagli USA. Ci va di mezzo anche Israele. Non è il primo game del genere, non sarà l'ultimo

Una coppia di scienziati nucleari iraniani è stata rapita in Iraq durante una visita alla città santa di Karbala , meta di pellegrinaggi e tristemente nota per angosciosi fatti di cronaca. I colpevoli sono le forze armate statunitensi , aiutate dai servizi segreti israeliani. Sarà compito del giocatore trovarli e liberarli, tra un agguato ad un plotone di Marine ed un assalto ad un quartier generale del Mossad . E se l’incursore iraniano dovesse morire, niente paura: si può sempre riprovare, perché “con la resistenza e la perseveranza puoi battere il nemico”.

Questa in sostanza la trama di “Operazione speciale 85: salvataggio degli ostaggi”, titolo rilasciato pochi giorni fa dal gruppo Unione delle associazioni degli studenti islamici già in passato autore di videogame molto simili per contenuto e obiettivi. “È la nostra difesa contro l’assalto culturale dei nemici” ha detto Mohammad Taqi Fakhrian, uno dei leader dell’associazione.

Il videogioco consente di penetrare nelle strutture statunitensi e israeliane armati di AK-47 , abbattere i soldati nemici e scovare tracce degli scienziati e un notebook contenente informazioni da recuperare. La bandiera iraniana sventola nell’angolo in alto dello schermo, mentre il giocatore si muove in una realtà virtuale tridimensionale per difendere gli interessi del suo paese.

Il gioco, d’altronde, sarebbe stato ispirato dal leader religioso supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei : “Nel nostro ultimo meeting, il leader ci ha detto di trovare nuove strade per guidare i nostri bambini e gli studenti” si legge in una dichiarazione di Fakhrian: “Così ci abbiamo pensato e abbiamo stabilito che sono i videogame che influenzano maggiormente i giovani”. E i valori da promuovere non sono il terrorismo o la violenza, bensì “l’autostima, la difesa e la devozione al nostro paese”.

Un atteggiamento ambiguo quello di Teheran, che non esita a limitare il libero accesso alla rete per i propri cittadini, ma che approfitta delle nuove tecnologie come i videogame per portare avanti la propria politica anti-americana. Non che gli sviluppatori statunitensi si trattengano : quando lo scorso anno era trapelata la voce che “Special Operation 85” fosse in fase avanzata di sviluppo, la Kuma Reality Games aveva rilasciato un missione specifica per il suo KumaWar in risposta al progetto iraniano.

Luca Annunziata

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17 07 2007
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