Telecamere condominiali, parola al Garante

L'autorità per la privacy chiede regole più chiare in materia. Per colmare le lacune del codice civile scritto 60 anni fa e garantire i diritti di tutti
L'autorità per la privacy chiede regole più chiare in materia. Per colmare le lacune del codice civile scritto 60 anni fa e garantire i diritti di tutti

Si torna a parlare di CCTV , ed in particolare di telecamere installate nei condomini italiani. Il Garante per la privacy ha infatti reso noto di aver recentemente segnalato al Governo la necessità di rivedere le norme che regolano l’installazione di questi dispositivi all’interno delle abitazioni civili, soprattutto per quanto riguarda la loro presenza negli spazi comuni .

Disclaimer “Recenti quesiti e segnalazioni rivolti all’Autorità hanno infatti posto il caso in cui non i singoli condomini, ma l’intero condominio intende installare tali impianti in aree comuni – si legge in una nota diffusa dall’authority – quali portoni d’ingresso, androni, cortili, scale, parcheggi, anche presso residence o multiproprietà”.

Il problema, spiega l’organismo di controllo della privacy, è la garanzia che i diritti di tutti vengano rispettati : se da un lato c’è “l’esigenza di sicurezza delle persone e di tutela di beni comuni”, dall’altro è impossibile ignorare “la preoccupazione dei singoli che gli impianti di videosorveglianza possano incidere sulla libertà di muoversi, senza essere controllati, nel proprio domicilio e all’interno delle aree comuni”.

I cittadini temono dunque di essere osservati dall’occhio indiscreto della telecamera anche all’interno della propria casa . Mancano, cioè, delle linee guida precise su cosa sia lecito fare e come vada fatto, vista anche l’inadeguatezza della normativa vigente in materia: “La questione sottoposta alle Camere non trova (né avrebbe potuto trovare) puntuale regolamentazione nel Codice civile del 1942 e, anche rifacendosi ai principi generali, non appare chiaro se l’installazione di sistemi di videosorveglianza possa essere effettuata in base alla sola volontà dei proprietari o se si debba tener conto anche del consenso di altri soggetti, in particolare dei conduttori” chiarisce il Garante.

Occorre dunque una normativa apposita che faccia chiarezza su una materia che attualmente risulta “non disciplinata specificamente”. Anzi, prosegue la nota, “non può essere sottovalutato il divieto contenuto nell’art. 615 bis del codice penale che sanziona chiunque si procura indebitamente immagini relative alla vita privata che si svolge nel domicilio, nozione che secondo alcune decisioni giurisprudenziali può giungere fino a ricomprendere le aree comuni”.

Secondo il Garante, dunque, occorre mettere un freno alla installazione selvaggia degli apparecchi di videosorveglianza negli androni e nei cortili dei palazzi. L’orientamento dell’Autorità propende per una decisione che venga presa a larga maggioranza all’interno della singola struttura, con conseguente notifica delle intenzioni della comunità a tutti i condomini. La questione andrà esaustivamente regolata per evitare che, in futuro, non basti saltare un paio di riunioni di condominio per ritrovarsi inaspettatamente un obiettivo che fissi l’inquilino assenteista.

Luca Annunziata

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17 06 2008
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