Telecom Italia addenta Internet

Sfoggia risultati eccellenti nella presentazione dell'8 novembre. Corre la banda larga. È stato proprio ottobre il mese d'oro per Telecom, e quello più critico per gli avversari. Da cui giungono critiche e denunce


Roma – Sono arrivati gli ultimi risultati finanziari di Telecom Italia. Sono la prova che gli sforzi fatti da Telecom negli ultimi tre mesi, a colpi di offerte spiazzanti , stanno dando i primi frutti evidenti. I dati disegnano uno scenario in cui il gigante cresce, mentre i piccoli provider sono messi alle corde. Il tutto, man mano che Telecom sposta sempre più la propria attenzione al business di Internet, che si dimostra, anche con questi ultimi dati, più promettente di quello dei servizi voce.

Telecom sta riuscendo a far fruttare la fusione con TIM. L’utile netto nel periodo giugno-settembre è stato di 850 milioni, contro i 698 milioni del terzo trimestre 2004. Crescono anche i ricavi, ora a quota 7 miliardi e 430 milioni di euro. Risultati che sciolgono i timori dei giorni scorsi, maturati a causa di alcuni indizi negativi nel mercato. Da una parte, la crisi dei profitti accusata da France Telecom e dall’olandese KPN. Dall’altra, la spada di Damocle dei debiti, che Telecom si è attirata sulle spalle per comprare TIM: 44 miliardi di euro (prima della fusione erano 29,5 miliardi di euro).

Ora, secondo i dati appena pubblicati, i debiti sono scesi a 42 miliardi e quindi sembra raggiungibile l’obiettivo, promesso da Telecom, di arrivare a quota 40 miliardi per fine 2005. Telecom fa capo a equilibri troppo delicati, per il sistema economico nazionale; nel bene o nel male tocca tifare un po’ per la sua buona salute. Da un altro punto di vista, però, sarebbe pericoloso per l’economia, soprattutto nel lungo periodo, se questa buona salute Telecom riuscisse a ottenerla a scapito della concorrenza. Il che è proprio l’accusa formulata dagli operatori alternativi. Che infatti, negli ultimi mesi, ad ogni nuova offerta di Telecom hanno risposto con proteste, interpellanze all’Authority TLC o addirittura ( come nel caso di Tele2 e di Tiscali) con denunce al tribunale.

Nel mirino delle accuse ci sono soprattutto le offerte ADSL e VoIP, dove Telecom si è mostrata particolarmente aggressiva; non a caso, è anche il mercato che rappresenta, in prospettiva, la torta più ghiotta da addentare. Le entrate per i servizi voce continuano a scendere: Telecom riporta un calo del 3,5 per cento nell’ultimo anno, da settembre 2004 a settembre 2005. È ancora la fetta più grossa dei ricavi (7.817 milioni), ma Internet guadagna posizioni: +18,8 per cento, nelle entrate Telecom, toccando quota 883 milioni di euro a settembre. Ormai le entrate banda larga schiacciano quelle dial-up: sono il 71,3 per cento del totale, contro il 58 per cento di settembre 2004.

Gli utenti banda larga di Telecom, a ottobre 2005, erano 4,348 milioni: una crescita di 937 mila unità rispetto a dicembre 2004. Anche quando si tratta di servizi voce, Telecom sempre più mira a svecchiarli a colpi di Internet e di innovazione. Ha venduto 765 mila video telefoni, nei primi nove mesi dell’anno. Due milioni e 400 mila sono gli altri terminali innovativi di rete fissa venduti, in grado, per esempio, di inviare Sms o e-mail. La crescita delle vendite è stata del 18,7 per cento rispetto ai primi nove mesi del 2004.

Un’altra pedina di questa strategia è il VoIP, con cui Telecom risponde ai servizi innovativi lanciati dalla concorrenza. Il 15 ottobre ha chiuso il cerchio, presentando l’offerta VoIP per le aziende, Alice Business Voice . Con tariffe, anche verso l’estero, che niente hanno da invidiare a quelle degli operatori VoIP tradizionali. In due settimane, Alice Business Voce ha guadagnato 7.500 clienti, si legge negli ultimi dati.

Successo anche per Teleconomy No Problem, flat voce su rete tradizionale: 83 mila utenti registrati a un mese dal lancio. È una delle tante offerte, lanciate da Telecom di recente, che sono state dichiarate anticoncorrenziali dagli operatori alternativi. Teleconomy No Problem, come confermano ora i dati del suo successo, è infatti una rottura rispetto al passato. Segna un forte ribasso dei prezzi delle flat voce: 15 euro al mese per chiamate illimitate verso numeri Telecom. Ma secondo i concorrenti sarebbe un ribasso reso possibile da uno strappo alle regole, secondo le quali Telecom dovrebbe presentare solo offerte che siano replicabili dagli altri operatori.


“A ottobre abbiamo raggiunto il culmine delle offerte non replicabili, lanciate da Telecom”, dice a Punto Informatico Antonio Converti, direttore marketing di Libero, “e la prova è proprio in questi risultati presentati l’8 novembre”.

In effetti, nella slide 14 , ottobre viene indicato come il mese dei record per la banda larga Telecom: 309 mila nuovi utenti, più della somma (249 mila) di quelli ottenuti a gennaio, febbraio e marzo. “Ottobre è anche il record negativo dei contratti wholesale”, dice Converti, ossia di quelli che gli operatori stipulano con Telecom per vendere le proprie ADSL: sono stati 28 mila. Secondo Wind è segno che i concorrenti non riescono a tenere il passo.

“Alice Free e Alice Flat a 640 sono le offerte più contestate, per le quali i provider stanno protestando presso l’Authority TLC o in altre sedi”, dice Converti. Ma c’è malcontento anche riguardo ad Alice Mega e alla relativa offerta all’ingrosso, che, secondo i provider, non permetterebbe di fare offerte 4 Mbps di qualità. Sono nodi che stanno venendo in pettine in questi giorni. Tele2 ha presentato ricorso alla Corte di Appello di Milano (con procedura di urgenza, ai sensi dell’articolo 700 cpc) contro Telecom per le condizioni di vendita all’ingrosso di Alice Free. Il 28 settembre la Corte di Appello ha emesso un’ordinanza a suo favore, accertando la condotta abusiva di Telecom Italia (articolo 3 della legge 187 del 1990 in materia di Antitrust). Telecom ha già impugnato l’ordinanza presentando un reclamo, ma Tele2 ha fatto richiesta per risarcimento danni, poiché l’ordinanza della Corte è immediatamente esecutiva. Altre procedure analoghe sono in corso e verranno alla luce nelle prossime settimane, tutte accomunate dall’essere centrate sui problemi della concorrenza e dall’essere gestite dai tribunali con procedura d’urgenza (articolo 700), che si attua ogni volta che la parte lesa riesce a dimostrare di strare subendo un grande danno economico dalla situazione. Di norma, sarebbe compito dell’Authority TLC dirimere i conflitti tra i concorrenti. Se adesso si va nei tribunali, è innegabile che qualche problema ci sia. Che i provider e Telecom siano ormai ai ferri conti è evidente, del resto, da molti indizi.

Il chairman di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, non ha usato mezzi termini per descrivere i provider concorrenti. “Ci ha chiamati parassiti, al convegno ThinkTel di ottobre”, racconta Paolo Nuti, vicepresidente di AIIP (l’associazione dei principali provider italiani). Parassiti perché vendono l’ADSL acquistandola all’ingrosso da Telecom, investendo poco o nulla in infrastrutture proprie. “Il suo obiettivo è smantellare l’offerta wholesale, tramite mosse anticoncorrenziali. Gli ultimi dati pubblicati potrebbero dimostrare che ci sta riuscendo”. Indebolendosi il mercato wholesale, si ridurrebbe il numero di piccoli operatori che adesso vanno avanti grazie all’offerta all’ingrosso di Telecom. “In questo scenario desiderato da Telecom, resterebbero forti solo gli operatori che fanno unbundling: pochi e di grosse dimensioni. Telecom si libererebbe dal peso degli obblighi regolamentari che ha con una miriade di piccoli provider”.

Ma come si spiega tanta aggressività, tanta pervicacia a voler mangiare le fette di mercato dei concorrenti, piccoli o grandi che siano? Secondo alcuni esperti, la cui analisi è condivisa da AIIP, Telecom deve farsi bella per un appuntamento molto importante. Quello con gli azionisti e con le banche. Il cumulo di debiti di Telecom inquieta le banche e i mercati; non a caso il titolo ha perso più del 10 per cento in un mese. Tronchetti ha promesso di portare a 32 miliardi il debito entro il 2007. È un appuntamento cui non può mancare o perderà la fiducia del mercato. Come fare? Può ridurre gli investimenti nella rete, ma li ha già portati a livelli di guardia: 2,3 miliardi nel 2002 contro i 4,3 miliardi del 1998 (per gli ultimi tre anni non ci sono dati completi). Oltre è difficile andare, perché Telecom per restare a cavallo deve continuare a investire: nel triple play, nell’Umts (la rete TIM è tutta da costruire), settori in cui non può permettersi di essere debole, soprattutto a fronte del calo delle entrate dei servizi voce. Infatti gli investimenti industriali quest’anno, a settembre 2005, sono stati pari a 3,202 miliardi di euro.

Telecom ridurrà i costi aziendali: di 200 milioni, l’anno prossimo, come promesso. Forse alleggerirà la forza lavoro, ma anche qui i margini sono ridotti: ha 82 mila dipendenti, contro i 244 mila di Deutsche Telekom e i 197 mila di France Telecom; e non può rischiare di andare alla guerra con i sindacati. Per andare serena all’appuntamento del 2007, Telecom deve ampliare la propria quota di mercato, la quale però è già al limite, in Italia: è al 73 per cento, sulla banda larga. Secondo il rapporto COCOM (Communications Committee) della Comunità Europea, di quest’anno, è un record di cui non bisogna andare fieri: soltanto la Germania ha un incumbent con una quota di mercato più ampia. Quella di British Telecom è il 25 per cento. Allora, se già adesso Telecom ha una quota eccezionalmente alta, per rosicchiare ulteriori posizioni deve tentare ogni mezzo. Anche lavorando ai fianchi la concorrenza, spesso trovandosi in zone di confine in cui l’Authority non vorrebbe che si trovasse, come nel caso dell’ override o di Teleconomy Internet .

Alessandro Longo

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Anonimo scrive:
    con un ape vendere birre lungo la strada
    ecco una scelta oculataecco una ricerca realistica:punti strategici nei pressi di discotecheo luoghi superfrequentaticon un ape o un camioncino da quattrosoldi, se non è in regola è lo stesso, chissene frega, ci si mette a vendere tramezzinie birre a un quarto dei prezzi della disco esi fanno 500 euro netti a seraaltro che i robotquelli lasciamoli fare ai paesi sviluppati comecina, giappone e germaniaqui nel terzo mondo si deve passare al ciboe all'intrattenimento delle serate di week-enddove giovani e studenti scialano i pochi euriche, poiché loro sono molti, diventano tanti
  • Anonimo scrive:
    Grande Nardi
    nardi sei il migliore ci vediamo a lezione all'università!!!!
  • Anonimo scrive:
    soldi per la ricerca ... quanti ne vuoi
    Che se ne dice in Italia di soldi per la ricerca ce ne sono tanti.Un paio di mesi fa c'è stato un bado MIUR per proposte progettuali con un budget di 1.100 MILIONI DI EURO.Condizione per presentare un'idea finanziabile che si mettessero insieme realtà di ricerca (finanziate fino al 70%) dell'investimento e realtà industriali (finanziate fino al 40% dell'investimento).I soldi ci sono; ma per intercettarli non basta fare le ricerche che ci solleticano ... bisogna fare ricerca che abbia una prospettiva industriale mettendo insieme i partner giusti. Questa è la vera differenza tra USA o GIappone e Italia: in Italia ci sono degli ottimi ricercatori che spesso non sono capaci (e paraltro poco aiutati) o desiderosi di confrontarsi col mercato e con l'Industria ma preferiscono, nel loro piccolo, farsi le loro cosine senza che nessuno distrurbi troppo ... magari facendogli notare che quello che stanno facendo qualcuno in India lo ha già fatto meglio di loro e lo vende per due soldi.
    • Anonimo scrive:
      Re: soldi per la ricerca ... quanti ne v
      - Scritto da: Anonimo
      Che se ne dice in Italia di soldi per la ricerca
      ce ne sono tanti.
      hahahahahahaahahahahahhahahahahahahahah(rotfl)
      • Anonimo scrive:
        Re: soldi per la ricerca ... quanti ne v
        - Scritto da: Anonimo


        - Scritto da: Anonimo

        Che se ne dice in Italia di soldi per la ricerca

        ce ne sono tanti.


        hahahahahahaahahahahahhahahahahahahahah(rotfl)ed aggiundo da ricercatore quale sono....HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA(rotfl)
    • Anonimo scrive:
      Re: soldi per la ricerca ... quanti ne v
      - Scritto da: Anonimo
      Che se ne dice in Italia di soldi per la ricerca
      ce ne sono tanti.

      Un paio di mesi fa c'è stato un bado MIUR per
      proposte progettuali con un budget di 1.100
      MILIONI DI EURO.Scusa, non so che termini di paragone tu abbia, ma quella cifra, per un paese che si definisce avanzato, e' ridicola... sono briciole. In percentuale del pil i fondi destinati alla ricerca in Italia sono oggettivamente bassi, per verificarlo basta leggersi l'annuario istat che fa pure il confronto con gli altri paesi: (edizione 2005, dati 2001)Italia 1.11Belgio 2.17Corea 2.92Finlandia 3.41Francia 2.23Germania 2.51Giappone 3.07Rep. Ceca 1.30USA 2.74Svezia 4.27e in questi ultimissimi anni la situazione e' decisamente peggorata... siamo stati superati (non solo sul valore assoluto, ma pure sulla percentuale pil) anche da Cina e India. Certo c'e' anche chi spende meno (vari paesi del terzo mondo) ma non mi sembra una scelta oculata.
      Condizione per presentare un'idea finanziabile
      che si mettessero insieme realtà di ricerca
      (finanziate fino al 70%) dell'investimento e
      realtà industriali (finanziate fino al 40%
      dell'investimento).si vede che non sei del "mestiere"... :-)Se fai un bando cofinanziato in quel modo quello che succede e' che l'industria ci mette 40, si piglia il 90 del totale, poi usa questi soldi per ammodernare i machcinari e per comprarci la roba che avrebbe dovuto comprare ugualmente, spacciando tale spese per spese di ricerca. Resta solo un 10% per fare ricerca vera, e di solito questa la fa esclusivamente il partner pubblico (universita' o ente che sia).Saluti.
      • Anonimo scrive:
        Re: soldi per la ricerca ... quanti ne v

        si vede che non sei del "mestiere"... :-)
        Se fai un bando cofinanziato in quel modo quello
        che succede e' che l'industria ci mette 40, si
        piglia il 90 del totale, poi usa questi soldi per
        ammodernare i machcinari e per comprarci la roba
        che avrebbe dovuto comprare ugualmente,
        spacciando tale spese per spese di ricerca. Resta
        solo un 10% per fare ricerca vera, e di solito
        questa la fa esclusivamente il partner pubblico
        (universita' o ente che sia).
        Si vede che TU non sei del mestiere: i soldi dati alle Università vengono dati direttamente ad esse e non c'è alcunmodo perchè siano sottratti dall'industria (cattivona e imperialista).Rispetto poi al fatto che tali soldi vengano usati bene ... be questa è la responsabilità di chi propone le ricerche (Università+Industria) e di chi le deve controllare: le cose funzionano anzitutto se ci sono persone valide e responsabili, non esistono meccanismi definitivi che ci possano tutelare dai profittatori e dai cretini; ci si può solo avvicinare per approsimazioni successive.
      • marcopb scrive:
        Re: soldi per la ricerca ... quanti ne v
        - Scritto da: Anonimo
        - Scritto da: Anonimo

        Che se ne dice in Italia di soldi per la ricerca

        ce ne sono tanti.



        Un paio di mesi fa c'è stato un bado MIUR per

        proposte progettuali con un budget di 1.100

        MILIONI DI EURO.

        Scusa, non so che termini di paragone tu abbia,
        ma quella cifra, per un paese che si definisce
        avanzato, e' ridicola... sono briciole. In
        percentuale del pil i fondi destinati alla
        ricerca in Italia sono oggettivamente bassi, per
        verificarlo basta leggersi l'annuario istat che
        fa pure il confronto con gli altri paesi:
        (edizione 2005, dati 2001)
        Italia 1.11
        Belgio 2.17
        Corea 2.92
        Finlandia 3.41
        Francia 2.23
        Germania 2.51
        Giappone 3.07
        Rep. Ceca 1.30
        USA 2.74
        Svezia 4.27
        e in questi ultimissimi anni la situazione e'
        decisamente peggorata... Assolutamente...in una puntata di report (credo...) fecero una distinzione tra percentuali di investimento nella ricerca in europa... e portarono ad esempio la Finlandia (e il colosso Nokia...) e l'Italia (come mai non abbiamo cellulari made in Italy ??? Non credo siamo meno capaci di altri...)In pratica risultava che in Finlandia qualcosa come il 26% del PIL veniva investito in ricerca.... in Italia eravamo all'1,5%... laddove la media Europea (o gli obblighi europei... non ricordo) risultava del 3%.Tutto cio' e' indicativo.Tra l'altro sono anni che mi capita di leggere notizie sul professor Nardi (feci con lui l'esame di Linguaggi e Traduttori) e credo che i suoi studi ed il suo team siano davvero molto in la' con gli esperimenti... Fecero diversi servizi televisivi in occasione dei campionati mondiali in cui scendevano invece in campo i mini robot giocatori...Certo che se devono avere visibilita' soltanto ogni 4 anni.. stanno freschi!!!Ciao,Marco
    • Anonimo scrive:
      Re: soldi per la ricerca ... quanti ne v
      - Scritto da: Anonimo
      Condizione per presentare un'idea finanziabile
      che si mettessero insieme realtà di ricerca
      (finanziate fino al 70%) dell'investimento e
      realtà industriali (finanziate fino al 40%
      dell'investimento).E dove la trovi una ditta chesia disposta a darti il 40%?E poi cosa gli viene in cambio all'azineda?Hai un link del bando?E qaunti soldi (ed ore lavoro) bisogna spendere per riuscire a compilare tutti i moduli del bando (e per trovarli, impazzire con l'obbligatorio schema in formato xls, ecc)?E poi quanti dei soldi finanziati finiscono intercettettati dalle segreterie e dalle parte amministrative?poi immagino ci siano anche altri requisit richiesti

      I soldi ci sono; ma per intercettarli non basta
      fare le ricerche che ci solleticano ... bisogna
      fare ricerca che abbia una prospettiva
      industriale mettendo insieme i partner giusti.
      Questa è la vera differenza tra USA o GIappone e
      Italia: in Italia ci sono degli ottimi
      ricercatori che spesso non sono capaci (e
      paraltro poco aiutati) o desiderosi di
      confrontarsi col mercato e con l'Industria ma
      preferiscono, nel loro piccolo, farsi le loro
      cosine senza che nessuno distrurbi troppo ...
      magari facendogli notare che quello che stanno
      facendo qualcuno in India lo ha già fatto meglio
      di loro e lo vende per due soldi.
  • gipoint scrive:
    Se ci fosse qualche industriale...
    Che stufo della finanza creativa e di fare soldi giocando con le regole del mercato, decidesse di guadagnare investendo su un prodotto innovativo...ma poi non saremmo in Italia :--(
    • Anonimo scrive:
      Re: Se ci fosse qualche industriale...
      - Scritto da: gipoint
      Che stufo della finanza creativa e di fare soldi
      giocando con le regole del mercato, decidesse di
      guadagnare investendo su un prodotto
      innovativo...
      ma poi non saremmo in Italia :--(invece no... si fa un bel numero tipo 892892, si tiene su qualche mese, si fanno i soldi finché dura, poi si apre un ristorante.
    • Anonimo scrive:
      Re: Se ci fosse qualche industriale...
      Lavoro per un'azienda che fa sensori vari. Almeno 4 dei nostri clienti (non italiani) hanno gia' robot del genere, sul campo e operativi. e' roba piuttosto vecchia....
  • Anonimo scrive:
    Basato su Linux ovviamente
    ovviamente
  • Anonimo scrive:
    non sempre "intelligente"
    La definizione di "intelligenza" non è affatto ovvia.
    • Anonimo scrive:
      Re: non sempre "intelligente"
      - Scritto da: Anonimo
      La definizione di "intelligenza" non è affatto
      ovvia.Ovvio.
      • Anonimo scrive:
        Re: non sempre "intelligente"
        Siamo coscienti che non e` facile (o anche, non serve) definire "l`intelligenza" in senso platonico. (Nardi inoltre e` prof di Intelligenza Artificiale e questi problemi se li fa)Nonostante questo, nel momento in cui si fa divulgazione e si racconta ai non adepti (compresi i giornalisti!), e` una parola utile che perlomeno descrive l`obiettivo ultimo della ricerca (far fare al robot quello che definiremmo intelligente se fatto da un umano) e in piu` stuzzica la curiosita` di chi legge.
  • Anonimo scrive:
    Complimenti!!
    Che dire? Buona fortuna, ne avete sicuramente bisogno visto lo stato in cui versa la nostra ricerca (non intendo alimentare flame su Berlusconi, e' la semplice triste verita' della nostra ricerca)
    • Anonimo scrive:
      Re: Complimenti!!
      Non temere, tra poco arrivano quelli nuovi che con un bel pacchetto di "prodezze" ci faranno ritornare benestanti, felici e senza più nessun problema.Hanno detto che sono tutti bravissimi in tutto, ancora un po' di pazienza e avremo un mondo migliore, senza Previti ne Berlusconi (che finalmente saranno in galera), senza Rete4 e finalmente riavremo Biagi, Santoro e la Guzzanti.Cerchiamo di resistere, mancano pochi mesi al paradiso, al nostro sogno, alla salvezza.P.S. vincerà anche l'Inter !!!!!!!!Osso di Seppia
    • Anonimo scrive:
      Re: Complimenti!!
      Devo ammettere che la ricerca era gia' in gravissima sofferenza gia' da prima dell'arrivo di Berlusconi.Per molti aspetti l'universita' va ancora avanti come se fossimo nelgi anno '50 e invece ci sono molti piu' iscritti e laureati e gente che voreebe fare il ricercatoreIl fatto e' che se si tagliano i fondi su altri settori la gente protesta ... se si tagli a sulla ricerca ... la gente non portesta perche' non sa neanche cosa siaSe sei un giornalista puoi fare sciopero e meta' del micro-telegiornale lo dedichi a leggere le rivendicazioni sindacalima se sei uno che fa ricerca (magari, anzi certamente, senza essere assunto) cosa fai? Spegni l'esperimento e poi impieghi 20 giorni a ritrovare tutti i settaggi ottimali? Ci rimetti solo tu.
  • Anonimo scrive:
    una decina
    Di cui la metà (i laureandi) lavorano gratis, gli altri sono malpagati, non hanno strutture etc EPPURE riescono a fare qualcosa di buono.Mi chiedo, e questa è una mia idea fissa, se avessimo ricercatori tenuti da conto come all'estero, sbaglio o noi italiani faremmo le scarpe a quasi tutti?
    • AlphaC scrive:
      Re: una decina
      - Scritto da: Anonimo
      Di cui la metà (i laureandi) lavorano gratis, gli
      altri sono malpagati, non hanno strutture etc
      EPPURE riescono a fare qualcosa di buono.
      Mi chiedo, e questa è una mia idea fissa, se
      avessimo ricercatori tenuti da conto come
      all'estero, sbaglio o noi italiani faremmo le
      scarpe a quasi tutti?Se fossimo ben pagati ci adageremmo sugli allori da bravi italiani
      • Anonimo scrive:
        Re: una decina
        beh dai i ricercatori italiani all'estero li pagano.... però ora che ci penso, all'estero se non lavorano vengono anche cacciati via subito.Sarà per quello che lavorano anche se pagati bene? :|
        • Anonimo scrive:
          Re: una decina
          - Scritto da: Anonimo
          beh dai i ricercatori italiani all'estero li
          pagano.... però ora che ci penso, all'estero se
          non lavorano vengono anche cacciati via subito.
          Sarà per quello che lavorano anche se pagati
          bene? :|figliuolo in francia ci si adagia eccome... io sto qui a scrivere.....
          • Anonimo scrive:
            Re: una decina
            - Scritto da: Anonimo
            - Scritto da: Anonimo

            beh dai i ricercatori italiani all'estero li

            pagano.... però ora che ci penso, all'estero se

            non lavorano vengono anche cacciati via subito.

            Sarà per quello che lavorano anche se pagati

            bene? :|
            figliuolo in francia ci si adagia eccome... io
            sto qui a scrivere.....Ma... Lol !!! :D
Chiudi i commenti