Telefonia, si rischia il boom delle tariffe

Operatori ed utenti insorgono: la deregulation europea sta per arrivare e rischia di spazzare via quella tendenza, che sembrava inesorabile, alla riduzione dei prezzi. A vincere sarebbero solo i big big delle TLC. Ecco perché

Roma – Aumento delle tariffe della telefonia mobile in un mercato destinato a essere gestito esclusivamente dai pesi massimi del settore: questo è il fantasma agitato da esperti, consumatori ed operatori a pochi giorni, forse poche ore, dall’approvazione di una temutissima deregulation . L’apertura del mercato della telefonia mobile, destinato ad uscire dalle “morse” del controllo regolamentare, può provocare uno sconquasso che i consumatori pagheranno, euro dopo euro.

Ad affermarlo sono i tanti che guardano allarmati all’agenda della Commissione Europea. L’Esecutivo comunitario approverà in settimana con ogni probabilità il progetto di riforma delle telecomunicazioni . Un progetto che prevede sì l’istituzione di un’Autorità TLC sovranazionale (ETMA – European Telecom Market Authority) di cui si parla da lungo tempo ma che soprattutto, come accennato, introduce una deregulation del mercato della telefonia mobile.

Il commissario alla Concorrenza Neelie Kroes e quello all’Industria Gunter Verheugen hanno ottenuto di inserire nella riforma l’eliminazione del mercato 15 (accesso ed originazione da mobile) dalla lista dei mercati rilevanti della Raccomandazione: in altre parole non sarà più un mercato soggetto a regolamentazione . Tutto bene? Parrebbe proprio di no: in queste ore, opinione pressoché unanime degli esperti è che alla luce delle nuove tecnologie e della tendenza ad un’offerta sempre più convergente del mercato possano corrispondere un aumento di tutte le tariffe dei servizi di telefonia .

Perché preoccuparsi?
Lo spiega , ad esempio, il guru delle TLC Stefano Quintarelli , che ricorda come dal 1999 al 2007 le tariffe siano diminuite in modo asimmetrico . Prendendo come riferimento una telefonata di tre minuti da rete fissa, si osserva una diminuzione tariffaria dell’87,5% per le chiamate verso rete fissa, e del 42,5% per quelle indirizzate verso rete mobile. Tutto questo è motivato da un’ asimmetria regolamentare :

“- nella rete fissa l’operatore dominante è obbligato a fornire all’ingrosso qualunque operatore gliene faccia richiesta e i prezzi all’ingrosso sono regolamentati per evitare extra-profitti che graverebbero sulle tasche dei consumatori (forse sarebbe meglio dire “limitare”, non “evitare”)
– nella rete mobile gli operatori dominanti non hanno alcun obbligo di fornitura all’ingrosso e i prezzi all’ingrosso non sono regolamentati ma lasciati a negoziazioni commerciali: l’operatore mobile decide chi può o meno comprare da lui e a che prezzi”.

Se si ottenesse la deregulation del mercato della telefonia mobile, dunque, vista l’integrazione fisso-mobile “in Europa prospererebbero solo 4-5 grandi operatori molto forti nel mobile. A spese dei consumatori”.

La mobilitazione
E sono queste le ragioni che spingono società come BT , Fastweb e Tiscali , insieme ad organizzazioni come AIIP , Altroconsumo e Anti Digital Divide a rivolgersi con urgenza alla Commissione Europea esortandola ad un ripensamento: il rischio, spiega l’avvocato Marco Pierani di Altroconsumo in una lettera inviata al vicepresidente Frattini , è quello “di consolidare nel settore della telefonia mobile, e non solo in quello, un oligopolio pericoloso per lo sviluppo efficiente del mercato e contrario agli interessi dei consumatori”. Una situazione che si sta evidenziando in Italia, “ove i due maggiori operatori (l’incumbent tradizionale nonché quello entrato per primo: TIM e Vodafone) dominano sempre di più il mercato, mentre gli operatori entrati successivamente (Wind e 3) non hanno la forza di reagire. Questo anche a seguito della pur giusta eliminazione dei costi di ricarica che, operata impropriamente per mezzo di un decreto legge e non con i più consoni strumenti a disposizione dell’Autorità Regolamentare di settore (AGCOM) e dell’Antitrust, ha prodotto un ulteriore rafforzamento di TIM e Vodafone”.

“È un fatto drammatico – osserva AIIP – che diminuirebbe la già scarsissima possibilità di fare concorrenza nel settore e lascerebbe, ai pochi operatori mobili già esistenti, il potere di stabilire a quanto ammonta il pedaggio che gli altri operatori devono pagargli se vogliono accedere alla loro rete. Questo pedaggio sarebbe dunque messo fuori controllo, e conseguentemente porterebbe a prezzi più alti per i cittadini che già spendono cifre che sono tra le più alte del mondo per questo tipo di servizio”.

“Siamo ancora in tempo – aggiunge però l’associazione – per manifestare tutta la nostra disapprovazione direttamente al Presidente Barroso e a tutti gli altri membri della Commissione. Alcuni commissari ritengono che sia una scelta sbagliata, e una protesta dei consumatori potrebbe aiutarli a spostare l’ago della bilancia “.

A tale proposito AIIP promuove un’azione di protesta per ricordare “che i cittadini vogliono maggiore – e non minore – concorrenza nel settore della Telefonia mobile, e che non devono venir prese decisioni contro gli interessi dei consumatori”.

Azione di protesta da concretizzare con l’invio di un’email alla Commissione Europea: chi volesse aderire può cliccare qui .

Dario Bonacina

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