TIM fuori dal bando pubblico di Infratel

L'incumbent ha deciso di procedere in autonomia al cablaggio in fibra. Puntando forte anche sul mobile e sullo sviluppo del 4G. E poi c'è sempre l'accordo con Fastweb

Roma – Il tentativo di ridurre il digital divide in Italia ha un lungo trascorso, ma TIM che pure è stata tra le prime a partecipare allo sforzo ora se ne chiama fuori (in parte). Il maggior player italiano infatti, ha confermato di non essere intenzionato a partecipare al bando di gara indetto da Infratel preferendo far da sé nel prossimo triennio.

La copertura in broadband è effettivamente uno dei punti salienti dell’ Agenda Digitale che potrebbe finalmente essere coronato entro il 2020. Di recente l’intervento delle istituzioni ha fornito nuova linfa verso la soluzione dell’annoso problema che ancora affligge diverse aree dello stivale, le cosiddette aree a fallimento di mercato : con quest’obiettivo è sorta nel lontano 2003 Infratel Italia S.p.A., società del Ministero dello Sviluppo Economico impegnata nell’attuare i Piani Banda Larga e Ultra Larga che ha da poco chiuso il secondo bando di gara per gli interventi infrastrutturali. La grande assente in questo caso è TIM (ex Telecom).

Telecom_broadband

Il bando chiuso lo scorso settembre ha messo sul piatto 1.254.989.312 euro volti alla realizzazione della rete a banda ultralarga di proprietà pubblica nelle aree bianche di Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e Provincia Autonoma di Trento. Sono ben 3.170 i Comuni che grazie agli interventi verranno raggiunti dalla rete “accontentando” 5,5 milioni di abitanti (con un cablaggio di 3,9 milioni di unità abitative e aziendali). Il progetto prevede l’allocazione del 91,8 per cento delle risorse complessive messe a disposizione del piano per le aree bianche, lasciando scoperte solo Puglia, Calabria e Sardegna.

Nonostante la scelta di non partecipare, TIM nel Piano Strategico 2017-2019 ( approvato ad inizio mese), assicura di voler estendere il servizio Ultrabroadband in Fibra al 95 per cento delle abitazioni entro il 2019 mediante forti investimenti. In una nota TIM conferma che “gli investimenti  previsti  in Italia saranno pari a circa 11 miliardi di euro, di cui circa 5 miliardi dedicati all’accelerazione dello sviluppo delle reti ultra broadband”. Per raggiungere il traguardo l’azienda si impegnerà ad incrementare e accelerare il proprio piano di copertura. Attualmente la rete in fibra ottica del gestore risulta essere la più estesa in Italia raggiungendo 1.706 Comuni.

Prioritaria per l’azienda sembra essere la rete mobile . Il 4G ha raggiunto 6.792 comuni, per una copertura di oltre il 96 per cento della popolazione, puntando al 99 per cento entro il 2019. “Nel segmento Mobile Domestico, in un contesto competitivo che sarà sempre più polarizzato e caratterizzato da consumo di dati in continua crescita, TIM punterà sull’accelerazione della penetrazione della banda ultralarga mobile, forte della capillarità della sua rete 4G, e della diffusione dei contenuti di qualità. È previsto quindi che nel 2019 i clienti LTE rappresentino il 90 per cento circa dei clienti Mobile Broadband, grazie alla copertura pressoché totalitaria del Paese a 75 Mbps, con picchi di 500 Mbps – primo operatore in Europa – nelle principali città grazie all’utilizzo di tecnologie di carrier aggregation” prosegue la nota.

Il partner strategico scelto da TIM per velocizzare lo sviluppo è Fastweb (la joint venture creata è già valsa un’ istruttoria dell’Antitrust). Dall’altra parte del versante nel frattempo scalpita anche Enel che assieme alla Cassa Depositi e Prestiti ha acquisito a dicembre 2016 la milanese Metroweb, dando vita ad OpenFiber , altra realtà attiva nel cablaggio del territorio con la fibra ottica. In questo caso l’obiettivo è raggiungere entro il 2021 oltre 9,5 milioni di abitazioni partendo da queste città: Bari, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Napoli, Padova, Palermo, Perugia e Venezia. La neonata OpenFiber parteciperà a differenza di TIM al bando pubblico. Il questo caso la scelta dell’ex-monopolista potrebbe trovare una ulteriore spiegazione.

Mirko Zago

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