Time: i contenuti vanno pagati

I vertici paragonano la musica alle news: perché non dovrebbe funzionare?
I vertici paragonano la musica alle news: perché non dovrebbe funzionare?

Il CEO di Time, Ann Moore, ha affidato ad uno dei suoi sottoposti l’incarico trovare il modo per rendere commercialmente validi i media digitali . Sostanzialmente la manager statunitense vorrebbe chiudere il vaso di Pandora apertosi con l’avvento dell’era digitale: l’accesso gratuito a qualsiasi tipo di contenuto Web.

Il ruolo di protagonista per questa impresa tutt’altro che semplice sarà interpretato da John Squires, attuale EVP di Time che sembra avere le idee chiare in proposito: “Non viviamo in un mondo parallelo – spiega Squires – siamo consapevoli delle difficoltà di trovare una soluzione, ma iTunes ha dimostrato che gli utenti sono disposti a pagare un prezzo ragionevole se messi di fronte ad un buon prodotto”.

Nonostante ciò Time non è fra quelle aziende che additano Google come principale causa del crollo dell’industria dell’informazione. Squires ha precisato di non far parte di quel coro: “Crediamo di dover trovare un metodo per far fruttare le nostre news, magari attraverso un sistema di sottoscrizione”.

Nulla di nuovo se si pensa alle dichiarazioni di Murdoch di qualche settimana fa, anche se stavolta non è chiaro se verranno creati nuovi contenuti ad hoc oppure altri verranno rinchiusi entro le mura del balzello online. (G.P.)

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18 06 2009
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