Truffe alla nigeriana, amo per creduloni

Non sarebbe verosimile che il facoltoso nobile nigeriano si esprimesse perfettamente nella lingua del destinatario della sua accorata email. Uno studio Microsoft analizza la portata e l'incidenza di questo fenomeno
Non sarebbe verosimile che il facoltoso nobile nigeriano si esprimesse perfettamente nella lingua del destinatario della sua accorata email. Uno studio Microsoft analizza la portata e l'incidenza di questo fenomeno

La “truffa alla nigeriana” è una delle più diffuse tipologie di raggiro informatico: la prima testimonianza di questo reato risale addirittura al 1994 . Questa truffa, messa in atto da scammer spesso localizzati proprio in Nigeria (donde il nome), è stata oggetto di uno studio da parte di Microsoft.

Cormac Herley, l’autore del documento, utilizza grafici, formule matematiche e diagrammi per spiegare la diffusione del fenomeno e l’incidenza sul piano della sicurezza informatica. Il copione è quello classico, da quasi vent’anni: la vittima viene contattata tramite una email in cui le si offre la possibilità di sostanziosi guadagni o le si chiede un aiuto, da rivolgere a presunte persone facoltose che hanno bisogno di movimentare denaro su conti correnti non tracciabili. Naturalmente, una volta ottenuti i soldi, gli scammer scompaiono senza lasciare tracce.

La letteratura al riguardo cita numerose storie. Emblematico un caso di alcuni anni fa che vide coinvolta un’infermiera statunitense, la quale perse oltre mezzo milione di dollari per sbloccare una presunta “eredità” lasciatale da un fantomatico “nonno” capitato chissà come in Nigeria.

Dall’analisi di Herley risulta che l’ obiettivo dei truffatori non è tanto quello di apparire credibili (il fatto che le missive siano piene di incongruenze ed errori grammaticali ne è una prova), bensì quello di individuare e “collezionare” il maggior numero di creduloni possibile, per massimizzare i loro illeciti guadagni.

Le vittime vengono facilmente raggirate dietro promesse di sostanziose percentuali sui profitti della transazione proposta: di solito il 5-10 per cento. Considerato che queste truffe generano milioni di dollari, facile intuire il resto.

“A dare più credibilità alla cosa – sostiene Herley – le storie sulla povertà e sulla corruzione dei paesi dell’Africa occidentale. Certo, chi naviga su Internet quotidianamente ed è quindi a conoscenza di questa tipologia di raggiro, si guarda bene dal rispondere a queste email, ma non sono pochi quelli che invece ci cascano, perché colpiti dalla storia raccontata. Le persone più sensibili e generose sono i bersagli preferiti dei truffatori e sebbene rappresentino una minoranza dell’utenza Internet mondiale, tuttavia il loro numero è preoccupante”.

Se è vero che gli scammer – ottenuto un robusto quantitativo di denaro – spariscono senza dar più notizie di sé, è anche vero che in molti casi vengono combattuti con successo: l’anno scorso, un truffatore nigeriano è stato condannato a 12 anni di reclusione per aver estorto alle sue vittime oltre un milione di dollari.

Cristiano Vaccarella

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