Tutti multano Microsoft

Secondo un tribunale USA ha violato un brevetto del 1996. Secondo il garante della concorrenza tedesco ha violato le regole locali sul commercio. 400 milioni di multa possono bastare
Secondo un tribunale USA ha violato un brevetto del 1996. Secondo il garante della concorrenza tedesco ha violato le regole locali sul commercio. 400 milioni di multa possono bastare

Roma – Non è una buona giornata per le casse di Microsoft: in poche ore, al di qua e al di là dell’oceano, circa 400 milioni di dollari (304 milioni di euro) hanno preso il volo in due procedimenti che coinvolgono l’azienda di Redmond. Ma se nel caso statunitense BigM è stata giudicata colpevole di violare un brevetto che ritiene nullo, e l’appello è stato già preannunciato dai suoi legali, in Europa ha ammesso la violazione e si prepara a pagare una multa: questione di voler rispettare le regole, dice.

Per quanto riguarda la sentenza emessa da una giuria di Rhode Island, la questione vedeva contrapposte Microsoft e la poco conosciuta azienda con sede in California e a Singapore Uniloc : oggetto del contendere, un brevetto depositato nel 1993 e convalidato nel 1996 relativo ad una procedura di autenticazione del software. Un meccanismo che, secondo Uniloc e ora anche secondo i giurati, assomiglierebbe un po’ troppo a quello messo in campo da Microsoft per attivare le copie di Windows XP , Windows 2003 e Office: tanto da far scattare la condanna per Microsoft e la contemporanea conferma del brevetto a Uniloc, che ora dovrà essere risarcita per l’ammontare di 388 milioni di dollari (292,5 milioni di euro).

La descrizione del brevetto numero 5.490.216 , attribuito a Frederic B. Richardson III per conto di Uniloc Private Limited, recita: “Un sistema di registrazione che consente (…) ad un software di funzionare (…) se e solo se un’apposita procedura di licenza è stata eseguita. Idealmente, il sistema identifica quando una parte della piattaforma su cui i dati sono stati caricati è cambiata parzialmente o del tutto, confrontandola con i parametri registrati durante l’ultimo avvio del software (…). Il sistema fa affidamento su una porzione di dati digitali o a un codice che sono integrati ai dati da proteggere nel sistema (…)”.

Andando avanti con la descrizione, e scorrendo i vari asserti del testo del brevetto, si ha in effetti la sensazione di stare leggendo una descrizione delle procedure di attivazione di Windows: il sistema identifica l’hardware e, in via telematica, genera un codice che autorizza all’esecuzione del software. Nel caso una parte dell’hardware di cui è composto il PC cambi, il sistema può richiedere di ripetere la registrazione e l’attivazione della licenza onde evitare abusi. Alcune parti del testo sono poco aderenti alla realtà ma, a quanto si legge negli atti della citazione, Uniloc sostiene che Microsoft violi in effetti solo alcuni punti del brevetto.

Sebbene inizialmente BigM avesse ottenuto la chiusura del caso, iniziato nel 2003, e senza addebiti, una corte federale aveva accolto il ricorso di Uniloc e rimandato in aula in contendenti: il procedimento, ricominciato lo scorso 23 marzo, si è quindi concluso con una condanna, e un risarcimento da pagare a fronte dello sfruttamento dell’invenzione di Uniloc dal 2003 in avanti dentro e fuori i confini degli Stati Uniti. Poiché, inoltre, i giurati hanno stabilito che Microsoft avrebbe violato consapevolmente e volontariamente il brevetto , il giudice potrebbe optare anche per triplicare la sanzione pecuniaria.

Da parte sua, BigM ha fatto sapere di esser profondamente colpita dalla decisione del tribunale e di stare già meditando di ricorrere in appello : “Siamo molto delusi dal verdetto – ha spiegato il portavoce David Bowermaster – Riteniamo di non aver infranto nulla, che quel brevetto non sia valido e che la stima dei danni sia legalmente e praticamente eccessiva. Chiederemo alla corte di rivedere il verdetto”. Secondo la ricostruzione di BigM, il codice sviluppato per l’attivazione del suo software sarebbe diverso e originale rispetto a quello del brevetto: non è chiaro per altro se questa sentenza obblighi Microsoft a variare o eliminare le attuali protezioni anticopia presenti in molti dei suoi software.

Negli USA, in ogni caso, Microsoft sembra decisa a non rassegnarsi e dare battaglia. Un atteggiamento molto diverso da quello tenuto nel caso tedesco, dove comunque la multa è di gran lunga inferiore: appena 9 milioni di euro . In questo caso, BigM sarebbe pronta a pagare quanto dovuto, accettando totalmente il giudizio espresso dall’autorità per la concorrenza teutonica: il Bundeskartellamt . Per l’ente , “Microsoft ha influenzato il prezzo di vendita del pacchetto software Office Home & Student 2007 con metodi anticompetitivi”.

Seguendo la ricostruzione , Microsoft si sarebbe incordata con un grosso rivenditore che opera su tutto il suolo tedesco, concordando il prezzo finale di vendita del prodotto e sponsorizzandone la campagna pubblicitaria. In due diverse occasioni il costo al dettaglio del software sarebbe stato fissato soltanto dopo aver raggiunto un accordo in tal senso tra produttore e rivenditore: sebbene la legge tedesca non proibisca in generale questo tipo di rapporti, l’influenza di Microsoft sulle azioni e le decisioni prese nel caso specifico dal rivenditore costituirebbero una violazione dei regolamenti federali.

Come detto, Microsoft in questo caso ha accettato di buon grado la sanzione e ha già annunciato di essere pronta a saldare quanto prima la multa: “Rispettiamo la legge tedesca sulla concorrenza e siamo impegnati a far sì che il nostro lavoro rispetti tutte le leggi e i regolamenti della Germania – ha precisato un portavoce – Sfrutteremo questo evento come un’opportunità per rivedere i nostri processi commerciali interni e assicurarci che rispettino totalmente le leggi tedesche”.

Luca Annunziata

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09 04 2009
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