Twitter, eclissi totale in Egitto

Il popolare servizio di microblogging sarebbe stato bloccato dalle autorità governative per evitare la diffusione di immagini e notizie sui disordini scoppiati di recente. Twitter conferma l'interruzione dei cinguettii

Roma – Dopo l’offensiva nei confronti degli utenti Facebook e di alcuni blogger dissidenti, l’Egitto apre un altro spiacevole capitolo della repressione online. Secondo diverse fonti di informazione, il governo nazionale avrebbe intrapreso una forte azione di censura nei confronti di Twitter e di altri siti Web , colpevoli di aver mostrato le immagini e pubblicato i resoconti sugli scontri antigovernativi che in questi giorni stanno interessando Il Cairo.

La notizia aspettava solo la conferma ufficiale da parte del servizio di microblogging, che non si è fatta attendere: “Confermiamo che Twitter in Egitto è stato bloccato. Il blocco ha riguardato sia Twitter.com sia le applicazioni”, si legge in un cinguettio del capo delle comunicazioni Sean Garrett. E aggiunge: “Noi crediamo che il libero scambio delle informazioni e dei punti di vista facciano bene alle società e aiutino i governi a essere meglio connessi con i propri cittadini”.

I manifestanti sono scesi nelle strade per chiedere la fine dell’egemonia del presidente Mubarak, alla guida del paese dal 1981. Nel corso degli scontri con la polizia avrebbero perso la vita almeno tre persone. La segnalazione sul blocco di Twitter è partita da alcuni utenti che hanno trovato sbarrate le porte di accesso alla piattaforma cinguettante e, successivamente, amplificato da Herdict , sito che si occupa di monitorare l’accessibilità alle pagine Web.

Nonostante la conferma del blocco da parte di Twitter, Vodafone Egitto afferma di non poter supportare la tesi sull’intenzionalità del governo nell’intralciare le comunicazioni social. Secondo la compagnia telefonica, molti utenti sarebbero in grado di usufruire del servizio attraverso gli SMS e le app.

Gli osservatori internazionali hanno sottolineato la similarità tra il comportamento del governo egiziano e quello di altri regimi ostili alla libera circolazione delle informazioni come Tunisia e Iran . Secondo molti, infatti, le proteste in Egitto sarebbero state ispirate dai recenti disordini scoppiati in Tunisia, che hanno condotto alla fuga il Presidente Ben Ali e in carcere gli attivisti che hanno sfidato la censura pubblicando sui blog le immagini degli scontri. La stessa operazione di chiusura forzata dei social network fu compiuta dal regime iraniano in occasione delle elezioni presidenziali del 2009.

Cristina Sciannamblo

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  • William scrive:
    Traduzione
    Sì, lo ha scritto 19 ore fa TechCrunch ( http://techcrunch.com/2011/01/25/yahoo-is-firing-again-while-google-is-hiring-more-than-ever/ ) ma tu che hai da aggiungere di tuo?
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