Uber licenzia 400 dipendenti addetti al marketing

La riorganizzazione di Uber passa da un taglio importante: via 400 dipendenti a livello globale, tutti impiegati nelle operazioni legate al marketing.
La riorganizzazione di Uber passa da un taglio importante: via 400 dipendenti a livello globale, tutti impiegati nelle operazioni legate al marketing.

Fin da quando Dara Khosrowshahi ha assunto il comando di Uber nel 2017 sono stati due i suoi obiettivi: riabilitare l’immagine del gruppo in seguito alle tante vicende poco rassicuranti che hanno caratterizzato l’era Kalanick e far compiere al business un decisivo passo in avanti. A quest’ultima finalità tende l’iniziativa annunciata oggi che, purtroppo, per una parte della forza lavoro si tradurrà in un round di licenziamenti.

Uber, round di licenziamenti

Via 400 unità impiegate a livello globale nel settore marketing. Una decisione spiegata con l’esigenza di ridurre le perdite e di migliorare l’organizzazione dei compiti: nell’email firmata dal CEO e del CFO Nelson Chai si fa esplicito riferimento a un riassetto necessario perché il brand venga presentato in modo uniforme e coerente in tutti i paesi dove Uber è attiva con i suoi molteplici servizi, dal ride sharing alla consegna delle pietanze a domicilio.

Nel mese di giugno la società ha inoltre deciso di affidare a Jill Hazelbaker (in precedenza Senior Vice president of Communications and Public Policy) la gestione di una nuova divisione nata dalla fusione dei dipartimenti addetti a marketing e pubbliche relazioni. Insomma, modifiche importanti nell’organigramma che riflettono la volontà di lasciarsi alle spalle un passato ingombrante e di uscire da un periodo non esattamente roseo: nel Q1 2019 il passivo ha raggiunto un miliardo di dollari, a causa anche degli investimenti messi in campo al fine di acquisire nuovi utenti e di fidelizzarli attraverso promozioni mirate.

La visione di Uber per il suo futuro è quella che mira alla definizione di un nuovo modello per gli spostamenti, soprattutto quelli riguardanti l’ambito urbano, passando dal concetto di mobilità intermodale che prevede di mettere a disposizione dei passeggeri non solo le auto del ride sharing (un giorno non troppo lontano saranno self-driving car), ma anche scooter elettrici, biciclette e altri mezzi per giungere a destinazione.

A questo proposito riprendiamo un estratto dell’intervista che ci ha rilasciato nei mesi scorsi Piero Molino, Senior ML/NLP Research Scientist di AI Labs, al lavoro sulle tecnologie più avanzate del gruppo.

… le diverse modalità di trasporto diventeranno sempre più interoperabili, al punto che non sembrerà più impensabile indicare l’indirizzo di un albergo a New York su di un’app stando seduti sul proprio divano di casa e acquistare un pacchetto che include l’Uber che ti porta alla stazione, il biglietto del treno che ti porta in aeroporto, quello del volo che ti porta al JFK e l’Uber che ti porta all’albergo, senza dover aprire quattro differenti siti o app per incrociare gli orari e pagare con diversi sistemi. Se in questo poi si includono servizi di noleggio di automobili e biciclette o monopattini elettrici, credo davvero che l’idea di un servizio che porta le persone da un punto A a un punto B del pianeta sia alla nostra portata.

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