UE, nubi antitrust sull'advertising di Google?

Alcuni concorrenti si sarebbero rivolti alle autorità del Vecchio Continente per segnalare come Mountain View cerchi di favorire i propri prodotti. Google ha informalmente respinto le accuse

Roma – Mentre resta aperto il procedimento sul presunto abuso di posizione dominante nel mercato dei servizi di ricerca online e procede l’indagine legata ad Android, Google rischia di doversela vedere con le autorità europee anche rispetto al mercato dell’advertising online .

Nei casi precedenti, a creare grattacapi e spingere le istituzioni del Vecchio Continente ad agire era stato il monopolio di fatto di Google nel settore del search: la questione aveva portato sotto la lente d’ingrandimento europea Google fin dal 2010, quando i motori di ricerca specializzati Foundem, Ejustice.fr e Ciao di Bing l’avevano accusata di favorire sistematicamente tra i risultati offerti dalla sua ricerca i propri servizi a discapito di quelli della concorrenza; lo scorso aprile , poi, la Commissione Europea ha formalizzato le accuse nei suoi confronti, ovvero di abuso di posizione dominante nell’ambito del mercato europeo dei servizi di ricerca online.

Oltre a tale questione, peraltro, è stato aperta un’indagine parallela rispetto ad Android e al contratto che lega il sistema operativo ai produttori e agli sviluppatori di app: segno che nel Vecchio Continente la situazione monopolistica di Google lascia numerosi dubbi , come d’altra parte già aveva fatto lo strapotere di Microsoft nel mercato dei PC ed in quello ad esso legato dei browser web su piattaforma Windows.

Secondo alcune indiscrezioni diffuse dal Financial Times , a mettere la pulce nell’orecchio alle autorità europee, stavolta, sarebbero operatori dell’advertising quali AppNexus e OpenX (che contano sui fondi della stessa Microsoft) e WPP, che negli ultimi mesi avrebbero visitato gli uffici delle autorità europee: la nuova accusa che rischia di dover affrontare Mountain View riguarda la presunta offerta di soluzioni di advertising accorpate da Google ai propri servizi con l’intento di legare i clienti al proprio network DoubleClick e di scoraggiare il ricorso alla concorrenza. Questo orienterebbe i clienti nella scelta, e mostrerebbe come la posizione di Google, con la mole di dati che possiede e con la propria posizione nel search, avvantaggi l’azienda anche su altri mercati.

Per il momento Google si è limitata a riferire che non impone ai propri clienti di utilizzare prodotti DoubleClick. In un caso simile le autorità antitrust statunitensi non hanno rilevato abusi nel comportamento di Google.

Claudio Tamburrino

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