UK, il parassitismo del file sharing

Uno studio commissionato da BPI evidenzia la crescita della condivisione illecita. I produttori discografici sollecitano contromisure. In crescita anche gli utenti corretti. Nella lista dei colpevoli anche Google
Uno studio commissionato da BPI evidenzia la crescita della condivisione illecita. I produttori discografici sollecitano contromisure. In crescita anche gli utenti corretti. Nella lista dei colpevoli anche Google

I download illegali sono in crescita costante nel Regno Unito : è l’allarme lanciato da un rapporto commissionato da British Recorded Music Industry (BPI). Qualche dato: circa 7,7 milioni di persone avrebbero scaricato musica illegalmente quest’anno, 1,2 miliardi le tracce pirata o condivise per un danno economico corrispondente alla cifra di 219 milioni di sterline .

Secondo l’associazione dei produttori discografici, l’industria musicale starebbe crescendo più lentamente di quanto dovrebbe a causa della mancanza di contromisure necessarie contro gli scaricatori illegali. Lo studio, condotto da UKOM/Nielsen , dimostra che i tre quarti dei brani scaricati nel Regno Unito sono pirata , nonostante i sessantasette servizi di musica legale disponibili per i cittadini britannici , utili a espandere il mercato discografico nel corso di quest’ultimo anno. Si stima che i singoli scaricati saranno 160 milioni entro la fine dell’anno, rispetto ai 149,7 raggiunti nel 2009. Stesso discorso per gli album, per cui ci si aspetta, per la fine del 2010, una crescita dai 16,1 dello scorso anno ai 21 milioni.

Secondo Geoff Taylor, CEO di BPI, i progressi fatti sono solo una frazione di ciò che dovrebbe accadere. “Il download illegale continua a crescere nel Regno Unito. Si tratta di un parassita che sta ostacolando gli investimenti nel settore dell’intrattenimento digitale ancora in erba e che minaccia di privare una generazione di giovani talenti dell’opportunità di avere una carriera musicale”. Continua Taylor: “Se quell’1,2 miliardi di tracce fossero stati CD ammucchiati uno sull’altro avremmo raggiunto le 74 miglia (119 chilometri) di altezza”.

È necessario, secondo il rappresentante dell’industria discografica, che il governo e l’Ofcom (l’organismo regolatore delle TLC) finalizzino le misure antipirateria, tra cui il Digital Economy Act , che è diventato legge prima delle ultime elezioni britanniche. Secondo Taylor la pubblicità fatta intorno a tale provvedimento avrebbe prodotto un debole effetto, poiché “solo il 12 per cento dei netizen confessano la preoccupazione di essere beccati”.

Ofcom sta lavorando a una sorta di codice pratico sulla violazione del copyright, che dovrebbe determinare la regola dei cosiddetti three strikes , contenuta nella legge in via di applicazione. Il codice dovrebbe essere pronto nei primi mesi del 2011, ma BPI avverte che il calendario scorre in fretta. Inoltre, i provider avrebbero deciso di inviare tre lettere di avvertimento nell’arco dei prossimi dodici mesi ai clienti sospettati di scaricare regolarmente e illegalmente una grande quantità di file illegali, prima di mettere nelle mani dei detentori dei diritti d’autore i dati personali dei colpevoli.

Tuttavia, si segnalano anche risultati positivi . BPI sottolinea la crescita repentina del mercato legale dei download digitali , il cui valore ammonterebbe a 280 milioni di sterline sul mercato locale. Dunque, non tutti i file scaricati senza licenza corrispondono a una vendita persa. Il 13 per cento degli utenti del P2P avrebbe smesso di scaricare illegalmente.

E tra i tentatori del P2P, BPI non esita a includere anche Google. Secondo i produttori discografici, infatti, i motori di ricerca come BigG renderebbero popolari le applicazioni P2P e quindi sarebbero fonte di scaricamenti non consentiti. Per questo motivo, l’industria sta cercando di convincere Mountain View e gli altri servizi di ricerca affinché si adoperino per dissuadere la circolazione illecita di musica e favorire i servizi che la forniscono legalmente.

Cristina Sciannamblo

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