Urbani/ Domani lo sciopero... ADSL

Molti utenti ritengono possa avere un senso boicottare la connettività ADSL come forma di protesta contro la Legge Urbani che oggi entra in vigore. Botta e risposta tra Cortiana e Associazioni. Un commento... contro
Molti utenti ritengono possa avere un senso boicottare la connettività ADSL come forma di protesta contro la Legge Urbani che oggi entra in vigore. Botta e risposta tra Cortiana e Associazioni. Un commento... contro


Roma – Di vere e proprie lettere ne sono arrivate parecchie in redazione in questi giorni e moltissime sono state le segnalazioni: fin dall’apparire del decreto legge Urbani, divenuto legge in questi giorni, è girata l’idea che “boicottare l’ADSL” avrebbe avuto un senso come forma di protesta contro quella normativa. Un’idea che ora si sta per trasformare in una manifestazione elettronica . Mentre questa veniva convocata, la legge è apparsa in Gazzetta Ufficiale ed è ufficialmente operativa da poche ore.

Stando a molte delle segnalazioni giunte in queste ore a Punto Informatico, martedì 25 maggio un gruppo di utenti che appare in veloce crescita intende sospendere le connessioni per l’intera giornata: nessuno degli aderenti si connetterà alla rete per le 24 ore di martedì.

Della questione si parla qui , il forum che ha lanciato l’idea, rimbalzata in varie forme sui forum di PI. L’iniziativa, come hanno spiegato i promotori a Punto Informatico, si chiama “Appendi il modem al chiodo” e si rivolge a tutte le connessioni Internet, sebbene nello specifico si parli esplicitamente di ADSL.

“Naturalmente – spiegano i promotori – sappiamo benissimo che questo non comporterà nessun disagio e nessuna perdita da parte degli ISP, anzi probabilmente si avranno maggiori velocità sulle linee adsl in conseguenza alla minore affluenza di molti utenti. Questo è uno stop SIMBOLICO atto a far capire al nostro Governo che il popolo della Rete è attivo e sensibile a questo tipo di problematiche. Sul forum, che conta più di 600 iscritti, stiamo rilevando una maggiore volontà a disdire il proprio abbonamento adsl e questo è un aspetto del quale i provider pensiamo debbano tenere conto per non incappare in eventuali problemi di bilancio conseguenti alla perdita di molte centinaia di abbonati”.

Le disdette, che proverrebbero dunque da chi ha fin qui usato l’ADSL sostanzialmente per scaricare e condividere contenuti protetti, troverebbero con ogni probabilità il favore delle major che hanno proposto e sostenuto la Legge Urbani, major che sulla propria strada, tra gli altri, avevano trovato proprio i provider . Non è peraltro una novità che vi siano detentori di diritti che considerano l’avvento della banda larga in mezzo mondo come uno dei maggiori problemi per il proprio business. Ma la speranza, espressa anche sul sito del senatore Cortiana dove si apprende che già sarebbero migliaia gli utenti che hanno rinunciato all’ADSL, è probabilmente quella di “mettere in moto” il colosso Telecom Italia . “Qui – continuano infatti i promotori della manifestazione – si sta parlando di criminalizzare l’utente medio che scarica un divx o un mp3 da un qualsiasi programma p2p paragonandolo ad un ladro o uno stupratore, la pena è identica se non minore per la prima categoria citata”.

Tra gli aderenti alla protesta antiUrbani IrCLaB IRC Network , Ircq.it , DiVxManiacs , LupoCattivo
e altri ancora. Tra questi anche quello di Beppe Caravita , giornalista e candidato per i Verdi alle europee nonché fiero oppositore della Legge Urbani. A quanto pare, hanno dichiarato il loro interesse a partecipare anche amministratori di server italiani sui quali, via chat o altri strumenti, ogni giorno vengono fatti circolare un certo numero di file considerati “illegali” dalla normativa sul diritto d’autore. Uno degli obiettivi è produrre una sensibile, e misurabile, riduzione del traffico sulla rete italiana.

In alcune delle home page dei siti aderenti appariranno anche dichiarazioni di protesta contro la Legge Urbani, come quella che è stata pubblicata qui in “preview”.

Molti dei sostenitori, e tra questi i primi ideatori della protesta, quelli di La quinta colonna , suggeriscono anche di non acquistare più CD e DVD in Italia . Un’azione, questa, che al contrario dello sciopero delle connessioni, potrebbe intaccare direttamente gli interessi dei sostenitori delle leggi repressive come quella Urbani.


L’Associazione dello spettacolo accusa Cortiana di invitare i cittadini a non tenere conto delle leggi dello Stato. Piccata la replica del senatore: non mi hanno eletto per tacere

Roma – Non accenna ad esaurirsi una polemica che sta accompagnando ormai da qualche giorno l’attesa di moltissimi utenti internet per la promessa presentazione di una normativa capace di correggere in modo sostanziale la Legge Urbani . A combattere su fronti opposti sono l’ AGIS , l’Associazione dello spettacolo, e il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana , il più fiero oppositore in parlamento della normativa che porta il nome del ministro dei Beni culturali.

In una nota, Alberto Francesconi di AGIS ha accusato duramente Cortiana dopo che questi ha chiesto al ministro Urbani di non farsi intimidire dalle pressioni di chi non vorrebbe modifiche al decreto. “L’unica cosa davvero incresciosa in questa vicenda – ha tuonato Francesconi – è l’insistenza del senatore Fiorello Cortiana (Raffaello nella nota AGIS, ndr) nell’invitare i cittadini a non tenere conto delle leggi dello Stato italiano”.

“L’AGIS – ha continuato Francesconi – continuerà in quelle che elegantemente il senatore Cortiana definisce ridicole pressioni , per ottenere che sia difeso il concetto di legalità e che sia perseguito chiunque lo violi . Non interessa all’AGIS l’entità della pena ma la tutela di un principio che dovrebbe essere caro innanzitutto a chi le leggi le scrive e le vota. Purtroppo, proprio l’assenza tra molti rappresentanti delle istituzioni della consapevolezza dell’illecito, contribuisce a creare confusione tra i cittadini e danni enormi a settori culturali e industriali importanti per il Paese”.

Alle parole di Francesconi ha risposto a stretto giro di posta lo stesso Cortiana, che ha spiegato come “i cittadini italiani mi pagano” per “fare buone leggi” e ha sottolineato di non aver mai “invitato nessuno a disattendere le leggi dello Stato”. “Cerco – ha affermato Cortiana – caso mai, di dare il mio contributo affinchè siano migliorati i provvedimenti sbagliati nel merito e nel metodo, come nel caso del decreto anti-pirateria informatica”.

“Tra l’altro – ha proseguito Cortiana – se all’AGIS non interessa l’entità della pena sarà d’accordo con noi che dare quattro anni di carcere, la stessa pena prevista per le molestie sessuali , a chi scarica file Mp3 è, quanto meno, un assurdo giuridico”.

Nella sua replica Cortiana ha infine ricordato come i provider italiani siano schierati contro il provvedimento e come numerosi utenti abbiano intenzione di rinunciare ai propri contratti ADSL qualora entro due mesi la Legge Urbani non venga modificata.


Le associazioni di settore che più hanno sostenuto il decreto Urbani manifestano la propria soddisfazione per l’approvazione della nuova legge anti-pirateria

Roma – Nei giorni scorsi sul dibattito relativo alla Legge Urbani è intervenuta l’ AFI , l’Associazione dei fonografici italiani, che in una nota aveva affermato che “con il decreto Urbani convertito in legge, si è dato un colpo, speriamo efficace, al proliferare di atti illeciti in Internet a danno dei contenuti audiovisivi”. “Anche il consumatore – aveva affermato AFI – dovrà riprendere coscienza che la propria cultura e le proprie tradizioni vanno non solo tutelate ma anche sostenute”.

Secondo AFI “non c’è stato timore di scontentare le forti lobbies contrarie al decreto, ma si è ascoltato, verificato e approfondito l’appello che più volte AFI, insieme alle altre associazioni, ha lanciato in difesa del diritto”. “Ora AFI – si legge nella nota – si aspetta di vedere lo stesso concreto intervento, da parte del Governo, per l’abbassamento dell’aliquota IVA sui prodotti discografici”.

La posizione dell’AFI è condivisa anche da Univideo che, per bocca del suo presidente Davide Rossi, ha parlato di “scampato pericolo”, riferendosi al timore che il decreto Urbani potesse non essere convertito in legge nei termini previsti, e ha dichiarato: “Meglio pervenire a questa soluzione un po’ annacquata che vedere il decreto Urbani, primo, sicuramente goffo, ma certo coraggioso tentativo di intervenire su un argomento così complesso, decadere senza che intervenisse entro 60 giorni la necessaria conversione in legge da parte del Parlamento”.

“Questo – ha spiegato Rossi – è il rischio che abbiamo corso e il risultato al quale puntavano non solo le imprese delle telecomunicazioni rappresentate da Federcomin, Telecom, e la Bsa, Microsoft, ma anche la gran parte delle associazioni dei consumatori”.

“Insomma – ha continuato Rossi – un segnale è stato dato . Internet non potrà essere terra di nessuno sotto il profilo della tutela del diritto d’autore. Ora spetta alle strutture pubbliche, ma anche ai nostri organismi di intervento anti-pirateria, lanciare casi ed azioni ben architettate per utilizzare le nuove norme e rafforzare sia a livello operativo che di comunicazione al pubblico la tutela delle opere audiovisive”.


di Andrea Buti – Al di là del merito della contestatissima normativa non va dimenticato che è una legge che si inserisce in un quadro giuridico che già tutela il diritto d’autore. E certo non solo in Italia

Roma – Non si legge d’altro, sulle maggiori testate telematiche: il famoso ed avversato decreto Urbani è stato varato dal Parlamento , o meglio lo è stata la sua conversione, giacché si trattava di un decreto legge. La questione impone un chiarimento.
Tutti i nuovi problemi nati dall’incontro del diritto con le tecnologie informatiche e telematiche trovano albergo dovunque e questo è un bene perché è sintomo di democrazia e del fatto che il ricorso all’ICT favorisce enormemente la divulgazione di notizie anche al di là degli elitari luoghi di discussione.
Ciò non di meno, sarebbe un errore imperdonabile affrontare una questione tecnica senza le opportune conoscenze che quella tecnica impone. Non si vuol dire che solo i giuristi devono parlare di diritto – altroché – però, al fine di evitare imprecisioni e, soprattutto, fraintendimenti, è opportuno tenere ben distinti i piani della discussione.

Il popolo della rete, quasi compatto, insorge avverso il provvedimento in questione dipingendolo come una minaccia nucleare alla diffusione della conoscenza, della cultura e dell’arte grandemente diffusa tra gli internauti che, infatti, si scambiano continuamente dati di siffatta natura tramite applicazioni per la condivisione delle risorse nella grande rete.

Già, ma quanti si sono chiesti se questo presunto principio della libera condivisione dell’arte e della cultura (sempre che questo non sia solo un paravento) leda i diritti di qualcuno ?
E si badi non è un discorso formalista, è un discorso di legalità.

Tutti gli studenti di giurisprudenza imparano, infatti, che le leggi le fa il Parlamento mentre i Giudici le applicano con la collaborazione (diretta e/o indiretta) di avvocati, professori etc?etc… Nessuno di questi ultimi, però, può permettersi di non applicare una legge solo perché non gli piace.
Dunque, visto, che le leggi si fanno in Parlamento – si potrebbe obiettare – la polemica è a tono perché proprio da lì è giunta la legge.

Altro errore – premettendo a gran voce che non si vuol minimamente difendere il merito del decreto, quanto il sistema che veicola e fonda la discussione in questi termini – giacché il provvedimento in questione è semplicemente figlio (+/-) coerente dell’attuale ordinamento.

C’è, infatti, una legge che è in vigore da diversi decenni e che tutela il diritto d’autore (e quelli conseguenti di colore “commerciale” legati al suo sfruttamento): non ci siamo inventati nulla, oggi, né lo ha fatto il Ministro Urbani!

Sotto un profilo di stretta legalità, dunque, il provvedimento non è criticabile.

Criticato è, però, l’effetto: ossia la persecuzione pesante di coloro che scaricano, sia pure per uso personale, files tutelati col diritto d’autore: ma ci siamo mai chiesti se questo diritto al download gratis sta scritto da qualche parte nel nostro ordinamento?
E non c’entra nulla l’essere conservatori o progressisti: questa è solo una scusa o, se preferite, una scorciatoia.

Il nostro, è un ordinamento che poggia sul diritto positivo , su quell’insieme di norme, cioè create dal Parlamento (ed in definitiva da noi, dunque) e non sul sentire comune, sulla prassi o sul buon senso o sulle critiche alle lobby della musica o del cinema o agli editori, che comunque avranno le loro colpe e la loro voracità, ma operano protetti dalla legge.
E’, quindi, molto poco pratico oltre che inutile prendersela con il D.L. Urbani che è solo l’ultimo di una catena che va percorsa a ritroso: che il popolo dello sharing promuova una legge per abolire il diritto d’autore ed una volta che sia stato abolito, potremmo tornare a parlare con il decreto ammazza-cultura?.

In quella sede sarà opportuno discutere sulla necessità di tutelare l’opera dell’ingegno e soprattutto su come farlo, differenziando le ipotesi, le forme ed i costi. L’abolizione del diritto d’autore non uscirà mai dall’aula del Parlamento: perché allora non essere un po’ più pragmatici e realisti?
Tutta la questione, è, infatti, regolata anche da un’altra legge: quella del mercato .
E chi la fa questa legge?
La fanno sicuramente le major discografiche, ma anche i consumatori hanno il loro peso. Dunque, invece di combattere battaglie con il nemico sbagliato perché non si cerca di essere un po’ propositivi? Se la cultura e l’arte costassero di meno non ci sarebbe motivo di invocare un inesistente diritto all’utilizzo gratuito: questa è la collina da conquistare .
Qualche sito in USA offre diversi MB di musica mp3 (con pagamento a mezzo dialer , attenzione please ?) a meno di 2 dollari: di fronte a questo ci sarebbe ancora motivo di invocare lo scarico free ?

Ultimo aspetto: si dice anche che saremmo il primo paese membro della UE ad imporre una normativa così restrittiva (è stata presentata anche una interrogazione ), mentre in Europa vigerebbe una sorta di principio della “libera e gratuita circolazione dell’arte e della cultura”. In realtà, la normativa comunitaria difetta solo – ad avviso di chi scrive – della normativa di dettaglio (quella sanzionatoria del d.l. Urbani, insomma, ed anche per motivi tecnici), ma come impianto ed a livello di principi generali è perfettamente in linea con la tutela del diritto d’autore nazionale.

Tanto ciò è vero che, con atto del 19 aprile 2004 è stata emanata la Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale , di imminente pubblicazione, che tra l’altro prevede (art. 9): “Un’ingiunzione interlocutoria può inoltre essere emessa, alle stesse condizioni, contro un intermediario, i cui servizi sono utilizzati da terzi per violare un diritto di proprietà intellettuale..:”.

Ed ancora (Art. 11): “Gli Stati membri assicurano che i titolari possano chiedere un provvedimento ingiuntivo nei confronti di intermediari i cui servizi sono utilizzati da terzi per violare un diritto di proprietà intellettuale, senza pregiudizio dell’articolo 8, paragrafo 3 della direttiva 2001/29/CE.”

Oppure (Art. 16): “Fatte salve le misure, le procedure ed i mezzi di ricorso di natura civile e amministrativa e previsti dalla presente direttiva, gli Stati membri possono applicare altre appropriate sanzioni nei casi in cui il diritto di proprietà intellettuale sia stato violato.
E’ giustificato (specie a questo punto) sostenere che la normativa italiana sia in contrasto con quella europea?

Il testo in aula non sarà il migliore possibile ed è giusto discuterne, però senza generalizzare e senza iperboli: sintesi non può fare rima con approssimazione. Dunque, buono o cattivo che sia il testo, si può sempre concludere (anche se a molti ciò suonerà strano) che – mutatis mutandis – non si può andare a rubare a casa di ladri!

Non sembra un principio democratico moderno, infatti, sostenere che siccome una certa cosa tecnicamente si può fare e/o è diffusissima (P2P e file sharing ) sia anche conforme al diritto; ciò è a dirsi perché diversamente si corre il rischio di un approccio “machiavellico” (non si possono spostare i termini della questione in relazione al fine) ed anche perché (di certo nel nostro ordinamento, un po’ meno in altri) la prassi non assurge mai a fonte di diritto.

Né similmente, si potrebbe invocare il principio a contrario e cioè che siccome un illecito è difficile da reprimere o le contromisure sono facili da crackare , si debba o si possa smantellare tutto il sistema “arrendendosi all’evidenza”.

Per concludere si rileverà solo che nel nostro ordinamento non esiste fatto o atto (idoneo a produrre effetti giuridici) irrilevante per il mondo del diritto, quindi, è difficile pensare che – in termini giuridici – internet possa davvero essere una felice isola autocratica.

Avv. Andrea Buti
Studio Buti

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23 05 2004
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