USA, frattinizziamo YouTube

È la speranza di alcune organizzazioni. Via i filmati di bombe e bravate dalla rete: stimolano il teppismo. L'eterna lotta per stabilire il limite tra censura e libertà d'espressione
È la speranza di alcune organizzazioni. Via i filmati di bombe e bravate dalla rete: stimolano il teppismo. L'eterna lotta per stabilire il limite tra censura e libertà d'espressione

I ragazzini del Delaware si fanno e fanno del male per colpa di YouTube e di Internet: è la rete la responsabile del teppismo bombarolo, perché genera il desiderio di emulare le “gesta” dei propri coetanei e filmare tutto per vantarsene. E ci sono già le vittime di questa ondata di ordigni del web. È questo il grido d’allarme della Polizia del Delaware, che dal 2005 ha registrato l’impennata di indagini su incidenti che coinvolgono esplosioni di congegni fatti in casa .

A mettere sull’avviso legislatori e navigatori è Michael Chionchio, del corpo di Pompieri dello stato del Delaware : “Negli scorsi anni Internet non c’era, e la costruzione di apparati (esplosivi, ndr) era più una questione di passaparola e di imitazione di quanto si vedeva in TV o al cinema – spiega Chionchio – Ma oggi questo problema, come qualsiasi altro causato da Internet, è difficile da controllare”.

Da tre anni a questa parte, l’ufficio di Chionchio ha svolto indagini su 68 diversi “incidenti” che coinvolgevano esplosioni di vario tipo. In seguito alle inchieste sono stati arrestati 13 adulti e 32 ragazzi : gli ultimi due, identificati a gennaio, avevano fatto brillare un ordigno in un campo e avevano ripreso tutto con la videocamera per poter mostrare il risultato su YouTube.

Sul portalone di videosharing di Google gli esempi non mancano: si va dalle trovate quasi innocue realizzate con bibite gassate e caramelle, alle più pericolose sperimentazioni con azoto liquido sotto pressione, fino ai potenzialmente letali esperimenti con polvere pirica e tubi di metallo ed esempi di esercitazioni militari.

Per YouTube, riferisce una portavoce del sito, il problema non solleva particolari preoccupazioni: il regolamento vieta certi tipi di video , e la community è invitata a segnalare quando i filmati violano la policy ufficiale. “I nostri utenti possono marchiare i contenuti che ritengono inappropriati, e quando ciò accade rivediamo il materiale rapidamente e lo rimuoviamo dalla piattaforma se oltrepassa le nostre linee guida” dice Victoria Katsarou di YouTube.

Per Monique Nelson, a capo di una organizzazione che promuove l’uso responsabile di Internet, invece la colpa sarebbe tutta di YouTube e siti simili: “Molti degli spettatori di certi video sono ragazzi – tuona – e costoro certi video non li segnaleranno mai”. Per Nelson la responsabilità è tutta dei fornitori dei servizi di videosharing, che dovrebbero “vigilare affinché certi materiali non siano pubblicati”.

Vietare i video, tuttavia, sarebbe impossibile nella pratica : chiunque potrebbe aver salvato le informazioni e rimetterle online un secondo dopo la loro sparizione. Per Chionchio, peraltro, qualsiasi azione di censura preventiva violerebbe il primo emendamento della Costituzione statunitense, che garantisce la libertà di espressione degli individui. “Ma qualcosa va fatto” anche secondo Chionchio, che vede la presenza di questi filmati online come il riconoscimento immediato della bravata che incita gli autori a riprovarci, magari osando di più.

Su un punto tutti, osservatori e addetti ai lavori, si trovano d’accordo: l’ apporto dei genitori alla questione è fondamentale. Solo grazie alla supervisione di quanto i propri figli facciano mentre navigano è possibile “educarli” all’uso corretto e responsabile di certi strumenti. Occorre dunque, prima di tutto, conoscere Internet e le risorse che offre.

Le proposte di blocco preventivo sono destinate probabilmente a fallire, vista la capacita della Rete di clonare all’infinito qualsiasi contenuto . Internet è “un sistema di produzione e condivisione collettiva di conoscenza”, e dunque si deve forse tentare di migliorare la capacità di analisi dei suoi fruitori piuttosto che tentare di condizionarli.

Luca Annunziata

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02 03 2008
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