USA, licenziamenti per salvare le startup

Crunchbase ha fatto una stima dei licenziamenti delle ultime settimane negli USA tra le fila delle maggiori startup: sono migliaia i disoccupati.
Crunchbase ha fatto una stima dei licenziamenti delle ultime settimane negli USA tra le fila delle maggiori startup: sono migliaia i disoccupati.

I dati sull’emergenza sanitaria negli USA sono ovviamente preoccupanti, perché il paese ha impattato duramente contro la pandemia e, mentre i numeri si fanno sempre più preoccupanti, il Presidente suggerisce endovene di disinfettante e raggi UV sull’epidermide. Ma come in tutto il resto del mondo all’emergenza sanitaria fa il paio un’emergenza ulteriore: quella economica. Negli Stati Uniti la magnitudo si è immediatamente rivelata fortissima, con un aumento della disoccupazione che, secondo le stime di Politico, in appena 3 mesi ha raggiunto i livelli di 18 mesi di crisi della Grande Recessione.

Licenziamenti per salvare le startup

La disoccupazione è un problema che impatta molto sugli States, ma che per molti versi potrà essere rapidamente recuperata se solo si troverà rapidamente una soluzione sanitaria al coronavirus. Altri aspetti, invece, rischiano di lasciare macerie sul terreno senza possibilità di recupero: tra i 16,8 milioni di disoccupati contati tra metà marzo e inizio aprile, infatti, vi sarebbero ben 16.229 licenziamenti stimati su qualcosa come 204 startup, uno degli ambiti più colpiti dall’improvviso lockdown.

Il peggio deve ancora venire“, ha spiegato un analista a Crunchbase, e il motivo è chiaro: la disoccupazione sembra essere una sorta di effetto collaterale necessario e non controllabile se si vogliono salvare le startup: spingere al minimo il regime dei costi, in assenza di paracaduti provoca immediata mobilità senza apparenti alternative. Solo una ripresa solerte del mercato potrà consentire a questi talenti di essere riassorbiti.

Se a tutto ciò si aggiungono gli sforzi dei big della tecnologia di garantire retribuzione e lavoro a tutti i precari delle aziende che lavorano senza tutele al servizio della quotidianità di loro brand (fattorini, pulizie e quant’altro), è chiaro come la durata del volo di questo “cigno nero” determinerà la durata di questo aggravarsi della situazione. Il pericolo per il mondo startup è che qualche unicorno possa perdere la propria vocazione lungo la via (Bird è uno dei nomi sulla bocca di tutti) e che l’intero comparto possa uscirne fortemente ridimensionato. I comparti più colpiti sono stati, nell’ordine, quelli del food, dei viaggi e dei trasporti; seguono fitness, real estate e retail.

Il New York Times se ne diceva convinto già nelle scorse settimane: la parola d’ordine è “resistere“. Cosa che per noi in queste ore fa venire in mente i tempi di guerra, mentre oltre oceano suona note cupe ben lontane da un “Bella ciao”.

Fonte: Crunchbase
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24 04 2020
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