USA, per la neutrality tutti contro tutti

Gli ISP statunitensi ancora invischiati in faccende complicate su protocolli filtrati e servizi prioritari. E dall'industria arriva un appello a FCC affinché prenda in considerazione la questione
Gli ISP statunitensi ancora invischiati in faccende complicate su protocolli filtrati e servizi prioritari. E dall'industria arriva un appello a FCC affinché prenda in considerazione la questione

Barack Obama si è sempre detto convinto sostenitore della net neutrality, ma come sta a dimostrare la recente distribuzione dei tool anti-filtraggio sponsorizzati da BigG per ora negli States più che la volontà politica conta l’interesse degli ISP, alla disperata ricerca di accorgimenti tecnici tali da poter continuare a vendere connettività un tanto al chilo contenendo il più possibile gli investimenti sulle proprie infrastrutture.

Un colosso come Cox Communications , uno dei maggiori ISP USA, ad esempio ha voluto mettere nero su bianco il fatto che da loro la net neutrality non è di casa , e che il provider intende rallentare le applicazioni di rete che non siano dipendenti dai flussi di dati in tempo reale a tutto vantaggio di servizi quali video in streaming, navigazione web e VoIP.

Dal punto di vista di Vuze, la start-up nata dal progetto di P2P open source Azureus che aveva già contribuito alle accuse mosse nei confronti di Comcast presso la FCC, il comportamento di Cox merita una nuova analisi da parte dell’agenzia federale per le telecomunicazioni, poiché le politiche di de-prioritizzazione di certi tipi di traffico testé annunciate dall’ISP risulterebbero “bizzarre e problematiche”.

“Mentre Cox può considerare il nostro business poco importante o meritevole di bassa priorità – si legge sul blog della società – tutti i contenuti che distribuiamo attraverso il Vuze HD network vengono trasmessi usando la nostra tecnologia basata sul protocollo BitTorrent”: e tra le applicazioni specificatamente bollate da Cox come “rallentabili” c’è appunto il file sharing assieme a Usenet, gli update software (inclusi i fix di sicurezza del sistema operativo Windows) e altri.

Tra le bizzarrie dell’approccio dell’ISP, continua a elencare il General Consuel di Vuze Jay Monahan, ci sarebbe il fatto che nella lista dei flussi da prioritizzare c’è lo streaming multimediale, ma “apparentemente Cox non sa o non le importa che noi offriamo una modalità di download progressivo (virtual streaming) con cui gli utenti possono cominciare a visionare i contenuti durante il download”.

Non bastasse questo, il P2P si è oramai dimostrato essere un alleato prezioso del digital delivery in ogni genere di scenario pratico, incluso il recente caso della trasmissione in diretta dell’inaugurazione della presidenza Obama da parte di CNN. Vuze chiama dunque in causa FCC per verificare se il comportamento di Cox sia in linea con le recenti decisioni prese nell’ambito del caso Comcast , l’ISP che aveva fatto del packet filtering un’arte all’insaputa degli utenti e del mercato.

E parlando di Comcast, infine, il provider ha inviato a stretto giro di posta la sua risposta alla richiesta di chiarimento di FCC sulla presunta disparità di trattamento tra il VoIP dei concorrenti e quello in-house . Secondo tale missiva , il servizio che tanto impensierisce l’agenzia non può essere considerato parte integrante del network dati ad alta velocità a cui si applicano i regolamenti FCC del caso.

Alfonso Maruccia

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04 02 2009
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