USA, salto triplo per il self-publishing

L'industria delle pubblicazioni autoedite ha triplicato il fatturato negli ultimi tre anni. A guidare l'ascesa ci sono gli ebook. Risultati che sembrano soddisfare sia autori sia editori

Roma – Il mercato statunitense del self-publishing è in crescita vertiginosa. A dirlo è uno studio condotto da Bowker, secondo il quale l’andamento registrato dai libri editi in proprio è triplicato nell’arco di tre anni, aumentando del 287 per cento dal 2006.

Secondo i calcoli della società che si occupa di registrare i codici ISBN negli Stati Uniti, l’industria del self-publishing ha oltrepassato quota 235mila pubblicazioni tra libri stampati e ebook . Proprio quest’ultimo comparto costituirebbe la fetta maggiore del successo raggiunto.

Per quanto concerne , invece, i produttori che hanno dato il contributo maggiore al fiorire delle piattaforme, CreateSpace di Amazon ottiene la leadership nel mercato dei libri stampati mentre Smashwords domina le vendite online. Risultati senz’altro positivi, che potrebbero addirittura crescere se si contassero i titoli editi da Kindle Direct Publishing , non inclusi nella lista perché sprovvisti di codici ISBN.

Secondo Beat Barblan, direttore di ProQuest e consulente di Bowker, “il self-publishing è supportato da una struttura sofisticata e altamente accessibile”. Per Barblan il punto forte di un simile sistema è l’opportunità di condivisione offerta a chiunque abbia una storia da raccontare, un metodo altamente democratico che inizia a percorrere la strada del mainstream.

Cristina Sciannamblo

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  • xxx scrive:
    E ridaje
    Dai che se vogliono mi offro volontario per portare subito il tutto su freenet...Damn, io credo che i mezzi(collaudati e funzionanti) vi siano, a quando la volontà di utilizzarli?
  • Leguleio scrive:
    Io non credo a nessuno
    Come nel film del 1975 Io non credo a nessuno (titolo originale: Breakheart pass), Charles Brons... volevo dire, il collettivo anonymous vuole fare tutto da solo, senza collaborazioni. Come finirà?
    • tucumcari scrive:
      Re: Io non credo a nessuno
      - Scritto da: Leguleio
      Come nel film del 1975 Io non credo a
      nessuno (titolo originale: Breakheart pass),
      Charles Brons... volevo dire, il collettivo
      anonymous vuole fare tutto da solo, senza
      collaborazioni. Come
      finirà?Che resterà anonymous?
    • Quelo scrive:
      Re: Io non credo a nessuno
      A parte che TYLER mi ricorda più figth club piuttosto che Breakheart pass, mi sembra sia stata invece un'ottima scelta.Se c'è una indagine vera che coinvolga la sicurezza nazione, non c'è TOR che tenga, prima o poi con l'analisi del traffico il server te lo beccano per esclusione e una volta beccato sono comunque cavoli amari.Il Peer to Peer criptato è un'ottima soluzione perché i dati sono "in rete" pur senza essere localizzabili.
  • ustrunz scrive:
    ustrunz
    ma che è sto anonimus?
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