USA, tra privacy e furto di laptop

Il Senato a stelle e strisce discute della possibilità di modificare l'attuale legge sulle intercettazioni. Aggiornandola ai tempi, includendo il tecnocontrollo a mezzo webcam con il fine di ritrovare dispositivi rubati
Il Senato a stelle e strisce discute della possibilità di modificare l'attuale legge sulle intercettazioni. Aggiornandola ai tempi, includendo il tecnocontrollo a mezzo webcam con il fine di ritrovare dispositivi rubati

Da una parte potrebbero diminuire le possibilità di ritrovare un oggetto rubato come un laptop scolastico, ma dall’altra verrebbe rafforzata la tutela della privacy per utenti come i giovani studenti statunitensi. Un bilanciamento di istanze che ha fatto da base ad una recente riunione della Sottocommissione del Senato degli Stati Uniti, tenutasi presso una corte distrettuale di Philadelphia.

Nel particolare si è discusso dell’ipotetica necessità di rivedere la terza parte del Wiretap Act , legge statunitense che regola le intercettazioni nelle comunicazioni, comprese quelle mediate dalla tecnologia. Predisposizioni eccessivamente generiche allo stato attuale, soprattutto in un’era come quella digitale, contrassegnata da un utilizzo massivo di dispositivi cellulari, laptop e videocamere di sorveglianza .

Ed è proprio a partire dalle webcam integrate nei laptop che il dibattito in Senato si è scatenato. Dalle recenti vicende che avevano coinvolto una high school a stelle e strisce – la Lower Merion – colpevole a detta di un gruppo di genitori di aver spiato alcuni suoi studenti. Uno di questi era Blake Robbins, successivamente sanzionato a livello disciplinare per condotta definita impropria.

Condotta che tuttavia era stata tenuta tra le intime mura domestiche, scoperta dai vertici scolastici proprio attraverso una webcam incorporata in uno dei 1800 laptop forniti agli alunni all’interno di un progetto educativo finanziato dal governo federale. Webcam che doveva in pratica fungere da sistema d’allarme, attivata in remoto in caso di furto o smarrimento del dispositivo portatile .

Ma nella class action – e successivamente nell’ inchiesta dell’FBI – portata avanti in tribunale da un gruppo di genitori si era puntato il dito contro attività definite di spionaggio e sorveglianza, in violazione proprio del Wiretap Act . E c’è un dettaglio non di poco conto: la legge statunitense non regola attualmente le comunicazioni silenti avvenute a mezzo video . Nessun microfono è stato cioè usato dai vertici scolastici.

Una previsione inammissibile per Arlen Specter, senatore democratico dello stato della Pennsylvania, che ha così sottolineato come il voyeurismo da webcam e la sorveglianza silente debbano rientrare all’interno della legge . Una posizione appoggiata dalla stessa famiglia di Blake Robbins e da un avvocato di Electronic Frontier Foundation , presente all’incontro della Sottocommissione.

Di parere contrario John Livingston, CEO di Absolute Software Corp, società che ha acquisito la tecnologia antifurto utilizzata successivamente dalla Lower Merion High School . Secondo Livingston, le modifiche al Wiretap Act dovrebbero prendere seriamente in considerazione un’eccezione dedicata al controllo in remoto delle webcam per ritrovare il proprio dispositivo.

Mauro Vecchio

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30 03 2010
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