Ring (controllata da Amazon) annuncia di aver cancellato la collaborazione con Flock annunciata in ottobre. Insieme, le due realtà avrebbero permesso alle forze dell’ordine di ottenere l’accesso alle registrazioni effettuate dai videocitofoni smart del marchio. È l’ennesima dimostrazione di come le Big Tech siano sempre più propense ad ascoltare i feedback degli utenti, anche e soprattutto quelli negativi.
Ring rinuncia alla collaborazione con Flock
Sono state decisive le pessime reazioni provocate nel pubblico con la trasmissione di una pubblicità durante il Super Bowl, quella che promuove la funzionalità Search Party per ritrovare i cani scomparsi con la collaborazione del vicinato. Nessuno mette in dubbio quanto possa far piacere vedere tornare a casa un amico a quattro zampe, ma qual è il prezzo da pagare in termini di privacy?
Per un brand come Ring, la reputazione è tutto. Ecco dunque spiegato il dietrofront. Cancellare una partnership per dimostrare attenzione alla riservatezza di utenti e clienti. E poi ripetere come un mantra che la responsabilità viene prima di tutto.
In Ring, la nostra missione è sempre stata quella di rendere i quartieri più sicuri. Questa missione comporta una grande responsabilità: nei confronti dei nostri clienti, delle comunità che serviamo e della fiducia che riponete nei nostri prodotti e nelle nostre funzionalità.
Stando ai piani, la collaborazione avrebbe consentito alle forze dell’ordine di chiedere l’accesso alle registrazioni ai proprietari dei dispositivi, attraverso le piattaforme Flock Nova e FlockOS, specificando il momento in cui è accaduto un evento particolare, ad esempio un crimine di strada. Accettare la richiesta sarebbe stato opzionale e l’invio anonimo, ma non è difficile immaginare che ci si possa sentire sotto una certa pressione.
Videosorveglianza e privacy: nuovi dispositivi, vecchi problemi
La condivisione delle immagini catturate dai prodotti Ring con la polizia non è una novità. La pratica è nota da parecchi anni, ne abbiamo scritto per la prima volta su queste pagine nel 2019.
Ad ogni modo, il comunicato che annuncia il ripensamento non fa alcun cenno diretto ai feedback negativi ricevuti. Spiega la decisione con l’impossibilità di avviare la partnership nei modi e nei tempi previsti perché avrebbe richiesto molto più tempo e risorse del previsto
. Guai ad ammettere la legittimità dei dubbi sollevati in merito a privacy e videosorveglianza. Soprattutto negli Stati Uniti, dopo quanto visto di recente, è un tema più delicato che mai.