WebTheatre/ Non è una rete per donne

di Gabriele Niola - Donne come corpi esibiti, donne usate per dimostrare la superiorità dell'uomo. Maschilismo? Questione di target

Roma – Che il mondo delle serie per la rete oggi sia un terreno di conquista maschile lo dicono diversi indicatori. Primo, il fatto che a livelli di budget bassi i protagonisti siano quasi sempre uomini, coinvolti in storie da uomini, spesso con dinamiche virili o orbitanti attorno a mitologie maschili (Star Trek, videogiochi ecc.). Secondo, il fatto che a livello di budget alti le donne coinvolte siano quasi sempre lì per ruoli da oggetto del desiderio e quasi mai da motore della storia (chi segue questa rubrica sa che gli esempi di serie nelle quali le donne sono un fine cui tendere e basta sono infiniti). Terzo, il fatto che chi è entrato nel business solo per soldi e cerca di conquistare il pubblico invece che esprimere se stesso punta immediatamente a ragazze in costume.
E il fatto che due delle più grandi star del mondo delle webserie fino ad oggi siano due ragazze (Felicia Day e lonelygirl15) non sono altro che prove a favore.

IT Chicks È un fatto che dei tanti progetti che ogni giorno nascono come webserie la maggior parte ricalchi la struttura di Guy Friends , per citare un esempio, ovvero quella del gruppo di amici un po’ sfigati e un po’ immaturi e delle loro disavventure alla ricerca di ragazze (in questo il successo di We Need Girlfriends qualche anno fa fu determinante). Mentre un esempio perfetto della maniera in cui il pubblico dei prodotti per la rete intende l’universo femminile è IT Chicks , webserie dal budget mediamente alto che variando sul tema di The Office mette in scena il proprio potenziale pubblico (gli addetti IT delle aziende) cercando l’accattivante strada delle protagoniste donne. La serie infatti è un collage di episodi da ufficio che hanno al centro due donne bellissime impiegate nel settore IT che conoscono i tecnicismi, parlano come dei nerd, fanno riferimento a serie tv, film e fumetti ma sono inguainate in vestitini stretti che ne mettono in risalto le forme.
Dietro il paravento di donne che si prendono una rivincita sugli uomini in ruoli che tradizionalmente non gli appartengono si nasconde l’idea maschilista che il mondo tecnologico sia prettamente maschile e che quindi le ragazze possano spiccare solo per le doti sessuali. La conoscenza che hanno infatti è solo uno sfoggio inutile, perché la risoluzione dei problemi avviene sempre in altro modo.

A fronte dunque di una minoranza di prodotti che sanno guardare con intelligenza al mondo femminile ( Hell Froze Over ), a certe nicchie ad uso e consumo delle donne (come la produzione per le mamme ) e altri exploit neutri da questo punto di vista ( The Guild ) esiste un mondo di prodotti spesso di poco valore che puntando biecamente al pubblico ne rivelano la composizione. Non a caso Michael Eisner quando mise in piedi la Vuguru (casa di produzione dedicata a Internet) rilasciò prodotti sessisti come < Promqueen o anche MySpace, quando si trattò di mettere online la prima webserie, scelse Roommates , un racconto incentrato su ragazze discinte che vivono tutte insieme e lavano macchine in bikini.
Oltre a questo esiste un intero genere che descrive il maschilismo senza condannarlo, ovvero quello delle storie di attricette che vanno nella grande città in cerca di successo. Webserie come Leaving Bliss , Starlet o la più esplicita Hot Sluts perpetuano lo stereotipo dell’indifesa ragazza che nella grande città si trova preda di proposte e occasioni a sfondo sessuale. Pur trattandosi di realtà che esistono, l’eccessiva quantità di produzioni in materia e l’eccessiva centralità dello sfruttamento sessuale contribuiscono alla veicolazione di un’immagine femminile non delle più gratificanti.

Per molti versi diversi Internet è un luogo nel quale più che altrove il corpo femminile esibito funziona da attrattiva, un’arma che viene utilizzata senza eccessivo ritegno anche dai grandi quotidiani. La liberazione sessuale che ha comportato l’anonimato nella fruizione in rete ha portato anche ad una sovraesposizione dei corpi in un passaggio da un genere nel quale sono centrali (il porno) ad un altro (la pubblicità o il trucco per attirare pubblico) nel quale diventano semplice strumento privato di ogni significato. Perché le serie per la rete dovrebbero allora differenziarsi?
Rispetto a questo tipo di utilizzi però il maschilismo delle webserie non ha nessun contraltare, è solo il simbolo di come il pubblico più attivo, interessante e pronto a guardare e produrre sia quello maschile. Anzi il più beceramente maschile.

The IT Chicks EPISODIO 1 – Backup is a Bee-Yatch

GUY FRIENDS – EPISODIO 1
 

STARLET – EPISODIO 2

Gabriele Niola
Il blog di G.N.

I precedenti scenari di G.N. sono disponibili a questo indirizzo

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  • guast scrive:
    Articolo fuorviante
    Più che il diritto alla riservatezza dei metadati qui si tratta dell'obbligo di raccoglierli e fornirli in caso di richiesta.Nel caso in questione il poliziotto sospettando che un rapporto fosse stato retrodatato ha chiesto di vedere la data di creazione del file. La risposta è stata che non erano in grado di fornirla, non che non volessero fornirla.Questa sentenza più che sulla riservatezza dei dati avrà impatto sulla manutenzione dei dati. Pensate a tutti quelle volte che si fanno copie dei files da una parte all'altra senza mantenere la data di creazione originale. Questo adesso in America potrebbe avere un impatto legale
  • painlord2k scrive:
    Pubblico contro Privato
    La sentenza riguarda solo i dati prodotti da un ramo del governo, non riguarda un privato. Un privato dovrebbe essere ancora in grado di non rendere pubblici (non essere obbligato a rendere pubblici) i metadati. E, forse, potrebbe anche impedire ad altri di diffonderli legalmente.
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