WhatsApp: non è ben chiaro cosa cambierà, ma alla fine accetteremo

WhatsApp, nuovi termini: poco chiari, ma accetteremo

Comprendere cosa cambierà nei termini di servizio e nell'informativa sulla privacy di WhatsApp non è cosa semplice, ma alla fine accetteremo tutti.
Comprendere cosa cambierà nei termini di servizio e nell'informativa sulla privacy di WhatsApp non è cosa semplice, ma alla fine accetteremo tutti.

Da ieri i milioni di utenti che quotidianamente si affidano a WhatsApp per le chat stanno vedendo comparire un messaggio che chiede loro di accettare le modifiche apportate a termini di servizio e informativa della privacy. Sarà obbligatorio farlo entro un mese, altrimenti a partire dall'8 febbraio 2021 ci si troverà costretti a dire addio al proprio account: è scritto nero su bianco in uno dei documenti del supporto.

Ci auguriamo che l'utente continui a utilizzare i nostri servizi, tuttavia, qualora non accettasse i nostri termini così come modificati, l'utente è tenuto a interromperne l'utilizzo eliminando il proprio account.

I nuovi termini di WhatsApp: cosa cambia?

Premendo il pulsante “Accetto”, non a caso messo ben in evidenza così da balzare subito all'occhio, si fornisce il proprio consenso e si può continuare a utilizzare l'applicazione. Scegliendo invece “Non adesso” si vedrà quasi certamente ricomparire l'avviso entro le prossime settimane.

L'avviso di WhatsApp su termini e informativa per la privacy

WhatsApp: termini di servizio, le modifiche

In concreto cosa cambia? Per capirlo è bene armarsi di tanta pazienza e spulciare le risorse raggiungibili tramite i link forniti. Purtroppo il team di WhatsApp non ci semplifica il compito, organizzando il nuovo documento relativo ai Termini di servizio (aggiornato al 04/01/2021) e la versione precedente (datata 28/01/2020) con layout differenti. Avrebbe di certo giovato alla trasparenza evidenziare le modifiche apportate.

Il riferimento esplicito è alle modalità attraverso le quali le aziende comunicano con i clienti passando dagli strumenti di WhatsApp Business. All'utente viene chiesto il consenso per far sì che le conversazioni possano essere archiviate o gestite con servizi forniti da Facebook o soggetti terzi, non è escluso per finalità di marketing o advertising. In altre parole, potrà accadere che chiedendo informazioni in merito a un prodotto a un profilo Business si veda poi comparire la sua pubblicità o inserzioni attinenti sul social network oppure altrove.

Molte aziende si affidano a WhatsApp per comunicare con i propri clienti. Collaboriamo con le aziende che usano Facebook o con terzi per archiviare e gestire al meglio le comunicazioni fra aziende e utenti su WhatsApp.

WhatsApp: informativa sulla privacy, le modifiche

Nell'ultima revisione dell'informativa sulla privacy (aggiornata al 04/01/2021), alla voce Informazioni raccolte, è comparso un punto relativo a Dati sulle transazioni e i pagamenti assente in quella precedente (datata 20/07/2020).

Se l'utente utilizza i nostri servizi di pagamento oppure i nostri servizi per gli acquisti o altre transazioni finanziarie, trattiamo ulteriori informazioni dell'utente, incluse le informazioni relative all'account di pagamento e alle transazioni. Le informazioni relative all'account di pagamento e alle transazioni includono le informazioni necessarie per completare la transazione (ad esempio, informazioni sul metodo di pagamento, dettagli sulla spedizione e importo della transazione). Se l'utente si avvale dei nostri servizi di pagamento disponibili nel paese o nel territorio in cui risiede, le nostre prassi sulla privacy sono descritte nell'informativa sulla privacy relativa ai pagamenti applicabile.

La volontà di integrare in WhatsApp un sistema per i pagamenti è nota ormai da tempo. Il debutto è in realtà già avvenuto, anche se non in Italia. È lecito supporre che la modifica di questi giorni punti proprio a preparare il campo in vista di un rollout della funzionalità su più larga scala.

Sempre all'interno dell'informativa sulla privacy, alla voce Informazioni di terzi e al punto Attività commerciali, si legge quanto segue.

Le attività commerciali con cui interagisce l'utente tramite i nostri servizi ci forniscono informazioni su tali interazioni. Richiediamo a ciascuna di queste attività commerciali di agire nel rispetto della legge applicabile quando ci forniscono qualsiasi informazione.

Non abbiamo rinvenuto il passaggio nella versione precedente del documento. Il riferimento è ancora una volta ai profili Business e alle loro interazioni con i clienti. Lo stesso vale per quanto riportato qui sotto.

Inoltre, alcune attività commerciali potrebbero lavorare con fornitori di servizi terzi (che potrebbero includere Facebook) per aiutare nella gestione delle comunicazioni con i loro clienti. Ad esempio, un'attività commerciale potrebbe fornire a tali fornitori di servizi terzi l'accesso alle sue comunicazioni per inviare, archiviare, leggere, gestire o elaborare in altro modo tali comunicazioni per l'attività commerciale. Per capire in che modo un'attività commerciale tratta le informazioni sull'utente, incluso come potrebbe condividere tali informazioni con terzi o con Facebook, è necessario consultare l'informativa sulla privacy dell'attività commerciale o contattare direttamente quest'ultima.

È a nostro avviso questo più di altri il passaggio da tenere in considerazione, che meglio sintetizza cosa cambia: le comunicazioni con i commercianti potranno essere consultate o elaborate per altre attività, immaginiamo anzitutto per finalità di marketing.

WhatsApp: serve chiarezza (ma alla fine accetteremo)

È lecito che Facebook, avendo investito ormai diversi anni fa oltre 19 miliardi di dollari per allungare le mani su WhatsApp, ora voglia monetizzare il suo utilizzo. È altresì legittimo volerlo fare considerando la qualità del servizio e la volontà di mantenerlo gratuito per l'utente finale.

Consideriamo però colpevolmente poco chiara la richiesta di consenso sottoposta in questi giorni a milioni di persone. Un servizio tanto diffuso e ormai alla base di parte delle nostre interazioni quotidiane potrebbe (e a nostro avviso dovrebbe) comunicare in modo quantomeno più trasparente il cambiamento e il perché della sua introduzione anziché limitarsi a porci di fronte al più classico dei bivi “accetta o sei fuori”.

Alla fine accetteremo, tutti. È vero, non mancano strumenti alternativi, altrettanto se non addirittura più validi. C'è Telegram che però a sua volta presto introdurrà le inserzioni pubblicitarie. C'è anche Signal come segnalato da molti lettori tra i commenti. La natura stessa di WhatsApp renderà però ostico abbandonarlo: è un'applicazione dedicata alle chat e in quanto tale il suo utilizzo coinvolge altri. O si convince l'interlocutore (anzi, gli interlocutori) a fare altrettanto o si rischia di ritrovarsi isolati altrove.

Aggiornamento (08/01/2021, 14.05): da WhatsApp sono giunte rassicurazioni agli utenti europei.

Fonte: WhatsApp
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