WiMax, frequenze libere o assegnate?

di Fulvio Sarzana di S. Ippolito - La legittima rivendicazione di chi vuole che almeno una parte delle licenze WiMax sia libera deve fare i conti con il mercato e con il ruolo che il WiMax può svolgere per abbattere il digital divide

Roma – L’ annuncio della possibile cessione delle frequenze WiMax ha dato luogo ad un’interessante discussione. La prima tra le varie questioni affrontate nel corso dei dibattiti che si sono susseguiti è stata quella se assegnare o meno le frequenze utili alla fornitura del servizio. In linea teorica non si può infatti scartare a priori l’ipotesi di assegnazione a titolo gratuito delle frequenze per la fornitura di servizi elettronici in modalità WiMax.

Nello specifico, da un punto di vista regolamentare, la libera utilizzazione può infatti prendere vita o nell’ambito del cosiddetto uso privato o dall’assegnazione a titolo gratuito di frequenze.
Nel nostro ordinamento per uso privato s’intende esclusivamente l’utilizzo di frequenze all’interno del fondo di proprietà del soggetto utilizzante, con esclusione quindi di qualsiasi altro utilizzo esterno al fondo stesso.
In sintesi, l’uso non commerciale tra soggetti collocati fisicamente in luoghi diversi non sarebbe – allo stato dell’attuale normativa – ammissibile, mentre lo sarebbe, per fare un esempio concreto, nel caso di utilizzo del WiFi (o del WiMax) all’interno di un Campus universitario.

Inoltre, al di là del concetto di “proprietà” come sopra inteso, cioè come “titolarità del diritto di proprietà su un fondo”, la fornitura del servizio sarebbe assoggettata ad un peculiare regime amministrativo denominato di “autorizzazione ad uso privato”, intendendosi con tale espressione la necessità di ottenere un’autorizzazione che consenta allo stesso proprietario di passare sopra la pubblica via e di collegare, per scopi non commerciali, il proprio fondo con una rete.

L’uso privato non sarebbe infatti mai configurabile nel caso di scopi commerciali del servizio.
Esclusa dunque la possibilità di configurare l’uso privato per usi che privati non siano, si potrebbe allora ritenere applicabile al WiMax lo stesso regime previsto per il WiFi, ovvero un regime che esclude la necessità di “assegnare” le frequenze “liberate”, un regime imperniato sulla necessità di ottenere una preventiva “autorizzazione generale” per la fornitura di servizi di comunicazione elettronica.

Com’è noto, la tematica dell’utilizzo “libero” delle frequenze appassiona da più di mezzo secolo giuristi, economisti, tecnici ed operatori di settore ed è stata oggetto anche di importanti contributi. In linea molto sintetica, alla base della soluzione che vorrebbe le frequenze “libere”, convergono due teorie: la prima in virtù della quale l’uso delle frequenze stesse non ha valore economico, ragion per cui mancherebbe il presupposto per chiedere un corrispettivo, mentre la seconda, prendendo atto dell’uso socialmente utile o costituzionalmente protetto delle frequenze stesse, conclude che ciò precluderebbe allo Stato la possibilità di chiedere un corrispettivo.

Con riguardo alla prima delle due teorie, potrebbe tuttavia obiettarsi che se qualcuno “usa” delle radiofrequenze, ciò significa che queste sono intrinsecamente “utili” e dunque “economicamente valutabili”. In realtà, solo valutando il tipo di attività nella quale tale uso si inserisce (in particolare se si tratti o meno di attività imprenditoriale) e la funzione che essa svolge, si potranno ottenere indicazioni circa l’esistenza di un rilievo economico delle attività stesse.

Fra l’altro, dopo attenta riflessione, anche in Italia si è giunti alla conclusione che i beni immateriali siano equiparabili agli altri beni (come gli immobili, le autovetture etc.) e che, al pari di questi, possano essere oggetto di cessione, di acquisto o di concessione qualora rientrino nel patrimonio indisponibile dello Stato (come nel caso delle frequenze radio).

Negli Stati Uniti, ove l’originaria disciplina delle radiofrequenze escludeva la titolarità di “property rights” in omaggio al principio della “libera espressione” tutelato dal primo emendamento della Costituzione Statunitense, è accaduto che l’assegnazione delle frequenze ha coinvolto, in mezzo secolo, sempre più valutazioni di tipo economico al punto di creare un sistema idoneo ad escludere accaparramenti proprietari ed in cui si concede a caro prezzo l’uso delle frequenze. E tutto ciò nonostante l’interesse mostrato dall’ex direttore della FCC (l’ente regolatorio sulle TLC negli USA) rispetto all’ open spectrum ovvero a quel movimento per la liberalizzazione delle frequenze che parte dagli utenti allo scopo di mettere la parola fine – tramite la condivisione dello spettro delle frequenze – all’etere privatizzato dalle aziende telefoniche, dalle società televisive e dai militari.

Peraltro l’idea di liberalizzazione, modellata sui principi – propri della condivisione delle risorse in rete – dell’economia del gift e della reciprocità e a cui aderiscono anche illustri pensatori come Larry Lessig , potrebbe in breve tempo scontrarsi con il paradosso creatosi nel mercato dell’open source all’interno del quale è nato un fiorente mercato di servizi aggiuntivi ed accessori alla fornitura dei software (per non utilizzare il termine di “contratti capestro” che vanno dalla manutenzione all’aggiornamento, alla formazione), creato ad hoc dalle major dell’informatica che si sono “lanciate” a capofitto nel business dell’open source. Questo mercato, in sostanza, palesandosi “molto ampio” rispetto alle iniziative libere, sta silenziosamente soppiantando la propria originaria economia di scambio gratuito, al pari di ciò che è avvenuto negli Stati Uniti nel mercato delle risorse radiofrequenziali.

Tralasciando per un attimo la tematica relativa alla libertà delle utilizzazioni e concentrandosi sulle modalità di allocazione delle risorse radiofrequenziali, va detto che da circa mezzo secolo negli Stati Uniti si riconosce alle radiofrequenze valore economico.

Il merito di tale riconoscimento – che vede nell’asta il modello più efficiente di allocazione delle radiofrequenze – negli Stati Uniti va riconosciuto all’allora studente del secondo anno della Chicago Law School Review, Herzel, il quale in una nota studentesca pubblicata nel 1951 evidenziava come, a suo parere, il sistema più efficiente per assegnare le licenze (all’epoca per la televisione a colori) fosse l’asta. L’approccio di Herzel era quello di adottare meccanismi di mercato analoghi a quelli utilizzati per altre risorse “limitate”.
La nota di Herzel fu ripresa alcuni anni dopo anche da Ronald Coase, nel 1959, in un articolo dedicato alla Federal Communications Commission (precedente, peraltro, al suo “The Problem of Social Cost” che fruttò all’autore l’assegnazione del premio Nobel).

Secondo Coase, in sintesi:

a) l’amministrazione non dispone degli strumenti per valutare i costi ed i benefici delle frequenze;
b) l’amministrazione non dispone delle informazioni di cui invece dispongono gli operatori economici né è tantomeno in grado di conoscere le preferenze dei consumatori;
c) proprio perché le frequenze rappresentano un “bene scarso” la loro allocazione secondo i prezzi di mercato è in grado di assicurare la loro efficiente distribuzione, evitando al contempo che taluno possa strumentalizzarne l’ottenimento.

Questo deve valere anche per l’uso delle frequenze da parte dello Stato e degli altri enti pubblici, i quali devono valutare la convenienza all’uso diretto delle frequenze stesse, rispetto ad un’eventuale loro assegnazione a terzi a titolo oneroso.

Coase, in sostanza, sostenne che fosse l'”esclusività” delle radiofrequenze l’elemento idoneo ad impedire il caos, nella stessa misura in cui l’esclusività su un terreno consente di prevenire conflitti fra diversi titolari che intendano utilizzarlo in modi diversi.

In seguito, anche altri studiosi si posero il problema di poter considerare le risorse comuni come strumento di libertà nell’evoluzione naturale della società umana: in particolare uno studioso statunitense, Garrett Hardin, nella sua Tragedy of the commons del 1968, espresse il principio in base al quale in presenza di una risorsa comune non protetta da diritti esclusivi di proprietà, l’accavallarsi di pretese individuali avrebbe generato il caos. Hardin sostenne che i beni collettivi fossero intrinsecamente tragici: quello che li renderebbe affascinanti sarebbe, al tempo stesso, causa della loro rovina.
Se tutti i pescatori attingessero senza limiti ai banchi di pesce, questi, inizialmente molto forniti, inevitabilmente col passare del tempo esaurirebbero le proprie risorse della cui integrità nessuno si occupa; le risorse stesse si esaurirebbero proprio perché sono state trattate come risorse comuni, cui tutti possono attingere.

I fautori della piena libertà delle frequenze usano spesso citare il fenomeno della germinazione spontanea delle radio libere avutasi negli anni 70 come esempio positivo di ciò che potrebbe accadere (ovviamente con le dovute differenze) attraverso la piena liberalizzazione (non assegnazione, dunque) delle frequenze WiMax. Quella stagione irripetibile di libertà di espressione è tuttavia molto diversa da quello che è accaduto negli ultimi due anni con la “liberalizzazione” del WiFi, il quale rappresenta la situazione più simile al WiMax, sia dal punto di vista contenutistico che temporale. Com’è noto, le frequenze destinate al WiFi sono libere e libere si vorrebbero anche le frequenze destinate al WiMax. Tuttavia, in questi due anni si è assistito ad una realtà ben diversa da quella propugnata dai fautori della libertà totale nell’uso dello spettro. Al di là degli utilizzi privati, infatti, il WiFi ha assunto sempre più i connotati del “WiFi pubblico”, ovvero di un servizio “sponsorizzato” dalle pubbliche amministrazioni decise ad eliminare il fenomeno del digital divide.

Le iniziali intenzioni, dunque, lodevoli nei loro presupposti e forme, si sono tuttavia presto trasformate in un “mare magnum” senza alcuna regola. In diverse regioni italiane si è assistito al proliferare di società nate dal nulla e senza alcun progetto sostanziale, a volte solo perché l’Amministrazione locale disponeva di capitale da investire. In altri casi, società miste pubblico-private o ex municipalizzate ovvero società pubbliche multiutilities, semplici Comuni o Associazioni di Enti Locali, si sono lanciate con entusiasmo (ed utilizzando tutto il loro potere) nel mercato del wireless, escludendo in maniera netta le giovani o meno giovani realtà imprenditoriali locali.

Ed ancora, in altri casi, è stato utilizzato il concetto di “rete civica” al fine di celare in realtà un meccanismo di business da finanziare in maniera surrettizia con i contributi dei cittadini imposti per la fornitura di “servizi aggiuntivi”.

Altre volte poi, piccoli e medi provider sono venuti quasi alle mani pur di accaparrarsi una fetta del mercato locale; sono arrivati ad attuare strategie idonee ad ostacolare l’ingresso di nuovi concorrenti sul territorio, impedendo di fatto l’accesso agli apparati o l’interconnessione alle reti, lamentando ad esempio che, a causa del “rumore” determinato dall’uso delle frequenze da parte dei concorrenti, la fornitura del servizio non potesse essere attuata a certe condizioni economiche.

Da ultimo, si ricorda che in alcuni casi le grandi società di informatica e di telecomunicazioni hanno fatto valere tutti i loro buoni uffici presso le amministrazioni locali, le quali, un po’ per ignoranza, un po’ per ragioni di quieto vivere, hanno lasciato fare ed hanno effettivamente destinato soldi pubblici per progetti non adeguatamente ponderati e trasparenti.Tutto questo ha, fra l’altro, aumentato in maniera impressionante il tasso di litigiosità tra gli operatori e tra questi e le pubbliche amministrazioni, con un aumento esponenziale dei ricorsi in tribunale.

Questo scenario suggerisce due interpretazioni:

1) la prima è che le frequenze, a prescindere da un utilizzo idealmente libero, hanno importanti riflessi economici che non sarebbe realistico cercare di nascondere;
2) la seconda è che l’assenza di paletti posti a presidio di una corretta esplicazione della libertà di iniziativa economica nel mercato delle telecomunicazioni, rischia di creare un caos tecnico-giuridico ed economico di dimensioni tali da vanificare l’effetto che tutti noi speriamo sia superato presto, ovvero l’eliminazione del digital divide.

Ciò non toglie, naturalmente, che alcuni principi relativi all’uso privato e quindi alla non assegnazione delle frequenze possano comunque trovare applicazione.

Il concetto di “frequenza libera” potrebbe ad esempio essere utilizzato al fine di evitare i conflitti tra gli assegnatari, per quanto concerne la porzione di frequenze utili alle cosiddette bande di guardia . In sostanza, le frequenze libere potrebbero essere lasciate (in proporzione infinitesimale) in corrispondenza dei punti di interferenza tra reti (anche se nel caso di frequenze radio è estremamente difficile stabilire tali zone) al fine precipuo di evitare possibili strumenti di conflitto, analogamente a ciò che avviene nel caso in cui due proprietari lascino una “zona neutra” fra i propri fondi al fine di prevenire possibili conflitti.

Come eliminare il digital divide attraverso il WiMax
Il WiMax può tuttavia rappresentare un’importante risposta alle istanze di eliminazione del digital divide.
Credo che sia molto interessante, ad esempio, l’ idea di consentire allo Stato, nel momento dell’assegnazione di radiofrequenze, di porre in capo ai soggetti assegnatari l’obbligo di destinare una percentuale delle frequenze stesse a zone afflitte dal cosiddetto Digital Divide. E, si badi bene, un obbligo consistente niente affatto nel lasciare una quota dello spettro “libera” ma, al contrario, nel costringere l’assegnatario stesso ad attivarsi positivamente per eliminare il divario digitale.

A mio giudizio, questa strada è estremamente praticabile grazie anche ad un nuovo strumento legislativo di matrice europea che conferisce allo Stato la possibilità di scegliere il soggetto cui assegnare determinate risorse pubbliche – in deroga alle consuete valutazioni di tipo economico condotte al momento dell’assegnazione degli appalti pubblici – a chi presenti il piano maggiormente compatibile con le esigenze sociali od ambientali di quel territorio, obbligandolo, in fase di esecuzione dell’accordo, a coprire effettivamente quella zona, pena la risoluzione del contratto stipulato con eventuale attribuzione della quota di spettro a chi sia effettivamente in grado di coprire la zona digital-divisa.

Questa scelta può essere esplicitata sia nel bando di gara, che attuata nel corso dell’esecuzione del contratto ed è prevista dal nuovo Codice degli Appalti.

Concretamente, lo Stato può assegnare le frequenze tenendo in considerazione non tanto gli aspetti economici ed i relativi introiti che possono derivare dalle concessioni delle radiofrequenze, quanto i profili di miglioramento che i progetti presentati dagli operatori sono idonei ad apportare alle popolazioni di quel territorio. In tal modo, lo Stato potrebbe obbligare i potenziali assegnatari, scelti su base locale o nazionale, ad indicare già all’interno del progetto le zone del territorio locale che necessitano di un’effettiva copertura.

Questa soluzione sarebbe inoltre idonea ad evitare che l’operatore o gli operatori dominanti evitino di comprare le licenze solo per “uccidere nella culla” il WiMax al fine di proteggere, ad esempio, gli investimenti effettuati nella telefonia mobile o per perpetrare le condizioni di dominanza.

Fulvio Sarzana di S.Ippolito
(Studio Legale Sarzana e Associati)
www.lidis.it

sull’argomento vedi anche:
Banda larga WiMax, ISOC avverte: dev’essere libera
Il WiMax? Prima di tutto nelle aree digital divise

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  • Anonimo scrive:
    altro che ultima votazione.. leggete qui
    il processo di revisione è stato uno scandalo..la segretaria, e dico la SEGRETARIA, "ha deciso" di dare l'ok alla procedura abbreviata!! la segretaria all'ISO detta legge più dei membri ufficiali ?!?!? ma che storia è questa ???mah..
    • Anonimo scrive:
      Re: altro che ultima votazione.. leggete
      sono sempre io... ho dimenticato il link:http://www.gnuvox.info/index.php/2007/03/14/scandalo_all_iso
      • FDG scrive:
        Re: altro che ultima votazione.. leggete
        - Scritto da:
        sono sempre io... ho dimenticato il link:

        http://www.gnuvox.info/index.php/2007/03/14/scanda
        Insomma, ci apprestiamo a vedere la nascita dello standard di pulcinella.
      • Anonimo scrive:
        Quello che mi turba veramente......
        - Scritto da:
        sono sempre io... ho dimenticato il link:

        http://www.gnuvox.info/index.php/2007/03/14/scanda
        Premetto che sullo standard OpenXML la penso come te/voi.Ti posso dire la cosa che mi scandalizza di piu'?E' vedere come la FSF stia aprendo uffici con tanto di rappresentanza organizzata dovunque a mo' di corporation del codice libero sotto GPL,con tanto di propaganda capillare che mi ricorda un vecchia ma mai troppo,militanza politica....Insomma queste sono un bene comune che trascende dalle mere lotte per il controllo di qualche punto percentuale di mercato....
        • Anonimo scrive:
          Re: Quello che mi turba veramente......
          - Scritto da:
          - Scritto da:
          Premetto che sullo standard OpenXML la penso
          come te/voi.
          Ti posso dire la cosa che mi scandalizza di
          piu'?
          E' vedere come la FSF stia aprendo uffici con
          tanto di rappresentanza organizzata dovunque
          a mo' di corporation del codice libero sotto
          GPL,con tanto di propaganda capillare che mi
          ricorda un vecchia ma mai troppo, militanza
          politica....In effetti potrebbe essere considerata una militanza allo scopo di combattere un monopolio che lo stato rifiuta di abbattere come ha fatto in tempi in cui l'antitrust funzionava meglio e gli USA non erano un governo corporativista.
          Insomma queste sono un bene comune che
          trascende dalle mere lotte per il controllo
          di qualche punto percentuale di mercato....In effetti quella di microsoft verso l'open source non e' proprio una lotta, e' una vera e propria guarra, e sappiamo a cosa puo' arrivare microsoft quando dichiara guerra a qualcuno.
          • Anonimo scrive:
            Re: Quello che mi turba veramente......
            - Scritto da:
            - Scritto da:

            - Scritto da:


            Premetto che sullo standard OpenXML la penso

            come te/voi.


            Ti posso dire la cosa che mi scandalizza di

            piu'?

            E' vedere come la FSF stia aprendo uffici con

            tanto di rappresentanza organizzata dovunque

            a mo' di corporation del codice libero sotto

            GPL,con tanto di propaganda capillare che mi

            ricorda un vecchia ma mai troppo, militanza

            politica....

            In effetti potrebbe essere considerata una
            militanza allo scopo di combattere un monopolio
            che lo stato rifiuta di abbattere come ha fatto
            in tempi in cui l'antitrust funzionava meglio e
            gli USA non erano un governo
            corporativista.


            Insomma queste sono un bene comune che

            trascende dalle mere lotte per il controllo

            di qualche punto percentuale di mercato....

            In effetti quella di microsoft verso l'open
            source non e' proprio una lotta, e' una vera e
            propria guarra, e sappiamo a cosa puo' arrivare
            microsoft quando dichiara guerra a
            qualcuno.Ma e' giusto che gli ideali dell'opensource,ben piu' nobili con il proposito di unire e non dividere si riducano a questo? Non dovrebbe essere sottolineata l'evidente superiorita' senza ostentare armi?
          • Anonimo scrive:
            Re: Quello che mi turba veramente......
            - Scritto da:


            Premetto che sullo standard OpenXML la


            penso come te/voi.


            Ti posso dire la cosa che mi scandalizza


            di piu'?


            E' vedere come la FSF stia aprendo uffici


            con tanto di rappresentanza organizzata


            dovunque a mo' di corporation del codice


            libero sotto GPL,con tanto di propaganda


            capillare che mi ricorda un vecchia ma


            mai troppo, militanza politica....

            In effetti potrebbe essere considerata

            una militanza allo scopo di combattere

            un monopolio che lo stato rifiuta di

            abbattere come ha fatto in tempi in cui

            l'antitrust funzionava meglio e gli USA

            non erano un governo corporativista.


            Insomma queste sono un bene comune


            che trascende dalle mere lotte per


            il controllo di qualche punto


            percentuale di mercato....

            In effetti quella di microsoft verso

            l'open source non e' proprio una lotta,

            e' una vera e propria guarra, e sappiamo

            a cosa puo' arrivare microsoft quando

            dichiara guerra a qualcuno.
            Ma e' giusto che gli ideali dell'opensource,
            ben piu' nobili con il proposito di unire e
            non dividere si riducano a questo? Non
            dovrebbe essere sottolineata l'evidente
            superiorita' senza ostentare armi?Un po' come a tienammen ? Bhe, si ma non tutti hanno voglia di farsi passare i carri armati addosso, inoltre in quel modo di solito si ottiene un buon ricondo una 50 di anni dopo, ma nel frattempo il movimento va distrutto.
          • Anonimo scrive:
            Re: Quello che mi turba veramente......
            - Scritto da:
            - Scritto da:




            Premetto che sullo standard OpenXML la



            penso come te/voi.




            Ti posso dire la cosa che mi scandalizza



            di piu'?



            E' vedere come la FSF stia aprendo uffici



            con tanto di rappresentanza organizzata



            dovunque a mo' di corporation del codice



            libero sotto GPL,con tanto di propaganda



            capillare che mi ricorda un vecchia ma



            mai troppo, militanza politica....



            In effetti potrebbe essere considerata


            una militanza allo scopo di combattere


            un monopolio che lo stato rifiuta di


            abbattere come ha fatto in tempi in cui


            l'antitrust funzionava meglio e gli USA


            non erano un governo corporativista.




            Insomma queste sono un bene comune



            che trascende dalle mere lotte per



            il controllo di qualche punto



            percentuale di mercato....



            In effetti quella di microsoft verso


            l'open source non e' proprio una lotta,


            e' una vera e propria guarra, e sappiamo


            a cosa puo' arrivare microsoft quando


            dichiara guerra a qualcuno.


            Ma e' giusto che gli ideali dell'opensource,

            ben piu' nobili con il proposito di unire e

            non dividere si riducano a questo? Non

            dovrebbe essere sottolineata l'evidente

            superiorita' senza ostentare armi?

            Un po' come a tienammen ? Bhe, si ma non tutti
            hanno voglia di farsi passare i carri armati
            addosso, inoltre in quel modo di solito si
            ottiene un buon ricondo una 50 di anni dopo, ma
            nel frattempo il movimento va
            distrutto.Qundi opensource in teoria e non nei fatti.A questo punto vi conviene tagliare la testa al toro ed uscire da questa ambiguita'....e inutile essere fermi sullo sviluppo e sulle licenze e poi vendersi in questo modo.
          • Anonimo scrive:
            Re: Quello che mi turba veramente......
            - Scritto da:




            Premetto che sullo standard OpenXML la




            penso come te/voi.






            Ti posso dire la cosa che mi scandalizza




            di piu'?




            E' vedere come la FSF stia aprendo uffici




            con tanto di rappresentanza organizzata




            dovunque a mo' di corporation del codice




            libero sotto GPL,con tanto di propaganda




            capillare che mi ricorda un vecchia ma




            mai troppo, militanza politica....





            In effetti potrebbe essere considerata



            una militanza allo scopo di combattere



            un monopolio che lo stato rifiuta di



            abbattere come ha fatto in tempi in cui



            l'antitrust funzionava meglio e gli USA



            non erano un governo corporativista.






            Insomma queste sono un bene comune




            che trascende dalle mere lotte per




            il controllo di qualche punto




            percentuale di mercato....





            In effetti quella di microsoft verso



            l'open source non e' proprio una lotta,



            e' una vera e propria guarra, e sappiamo



            a cosa puo' arrivare microsoft quando



            dichiara guerra a qualcuno.




            Ma e' giusto che gli ideali dell'opensource,


            ben piu' nobili con il proposito di unire e


            non dividere si riducano a questo? Non


            dovrebbe essere sottolineata l'evidente


            superiorita' senza ostentare armi?



            Un po' come a tienammen ? Bhe, si ma non tutti

            hanno voglia di farsi passare i carri armati

            addosso, inoltre in quel modo di solito si

            ottiene un buon ricondo una 50 di anni dopo, ma

            nel frattempo il movimento va

            distrutto.
            Qundi opensource in teoria e non nei fatti.Che c'entra l'opensource con la lotta armata o con qualsiasi altra cosa ???
            A questo punto vi conviene tagliare la testa
            al toro ed uscire da questa ambiguita'... e
            inutile essere fermi sullo sviluppo e sulle
            licenze e poi vendersi in questo modo.Invidia dei sorgenti ?
          • Anonimo scrive:
            Re: Quello che mi turba veramente......
            - Scritto da:
            - Scritto da:






            Premetto che sullo standard OpenXML la





            penso come te/voi.








            Ti posso dire la cosa che mi
            scandalizza






            di piu'?





            E' vedere come la FSF stia aprendo
            uffici






            con tanto di rappresentanza organizzata





            dovunque a mo' di corporation del
            codice






            libero sotto GPL,con tanto di
            propaganda






            capillare che mi ricorda un vecchia ma





            mai troppo, militanza politica....







            In effetti potrebbe essere considerata




            una militanza allo scopo di combattere




            un monopolio che lo stato rifiuta di




            abbattere come ha fatto in tempi in cui




            l'antitrust funzionava meglio e gli USA




            non erano un governo corporativista.








            Insomma queste sono un bene comune





            che trascende dalle mere lotte per





            il controllo di qualche punto





            percentuale di mercato....







            In effetti quella di microsoft verso




            l'open source non e' proprio una lotta,




            e' una vera e propria guarra, e sappiamo




            a cosa puo' arrivare microsoft quando




            dichiara guerra a qualcuno.






            Ma e' giusto che gli ideali
            dell'opensource,




            ben piu' nobili con il proposito di unire e



            non dividere si riducano a questo? Non



            dovrebbe essere sottolineata l'evidente



            superiorita' senza ostentare armi?





            Un po' come a tienammen ? Bhe, si ma non tutti


            hanno voglia di farsi passare i carri armati


            addosso, inoltre in quel modo di solito si


            ottiene un buon ricondo una 50 di anni dopo,
            ma


            nel frattempo il movimento va


            distrutto.


            Qundi opensource in teoria e non nei fatti.

            Che c'entra l'opensource con la lotta armata o
            con qualsiasi altra cosa
            ???E' una questione di principio,se leggi fin dall'inizio capisci il perche'


            A questo punto vi conviene tagliare la testa

            al toro ed uscire da questa ambiguita'... e

            inutile essere fermi sullo sviluppo e sulle

            licenze e poi vendersi in questo modo.

            Invidia dei sorgenti ?ma per carita'.
  • drizzt84 scrive:
    Quanto a pagato?
    Lasciando stare il fatto che OpenXML è della Microsoft ma passando ai contenuti.Solo con delle grosse mazzette possono far passare la specifica di OpenXML dato che di open ha poco/nulla (vuole WMF, bug sulla data, etc)Spero che ISO ci ripensi
    • Anonimo scrive:
      [OT] Re: Quanto a pagato?
      Quanto _HA_ pagato? occhio all'ortografia...
      • Anonimo scrive:
        Re: [OT] Re: Quanto a pagato?
        - Scritto da:
        Quanto _HA_ pagato? occhio all'ortografia...sai, è più facile sparare caxxate che scrivere in italiano.Il doppiopesismo linaro è da spasso. Prima erano tutti ad additare ISO come il Supremo Organo Dell'Imparzialità. Adesso che ISO ha preso una decisione pro-MS, è diventato un covo di corrotti.Sembra di sentire Berlusconi che parla di magistrati, quelli che lo assolvono sono tutti imparziali, quelli che lo condannano sono giudici politicizzati.Per questo non siete credibili.
        • FDG scrive:
          Re: [OT] Re: Quanto a pagato?
          - Scritto da:
          Il doppiopesismo linaro è da spasso. Prima erano
          tutti ad additare ISO come il Supremo Organo
          Dell'Imparzialità.

          Adesso che ISO ha preso una decisione pro-MS, è
          diventato un covo di
          corrotti.ISO non è un individuo. La commissione che ha accettato la proposta è composta da individui, ciascuno dei quali può essere sottoposto ad azione di lobbying da parte di Microsoft. Non c'è nulla di così strano. Sarà strano se una specifica scritta col culo dovesse essere accettato come standard. E' un'obiezione nel merito della questione e non preconcettuale. Vedremo se la revisione della specifica sarà tale da renderla adeguata.
          Per questo non siete credibili.Certo, difendere una specifica in modo approssimativo è più credibile.
    • Anonimo scrive:
      Re: Quanto a pagato?
      Immagino non poco, ma nulla in confronto a quanto hanno speso e stanno spendendo per lanciare Vista. E poi si tratta di un investimento, e qual'è la cosa che più di tutti Zio Bill sa fare alla grande? No, non il software, ma gli affari.
  • Anonimo scrive:
    Standardizzazione questa sconosciuta
    La cosa che mi rende più perplesso è in cosa consiste la parola standardizzazione in presenza di specifiche del tipo questo deve comportarsi come WORD95 senza darne esplicita definizione.
    • FDG scrive:
      Re: Standardizzazione questa sconosciuta
      - Scritto da:
      La cosa che mi rende più perplesso è in cosa
      consiste la parola standardizzazione in
      presenza di specifiche del tipo questo deve
      comportarsi come WORD95 senza darne
      esplicita definizione.Infatti. A meno che quelli dell'ISO si siano rinbecilliti, queste indicazioni date in tal modo dovranno sparire.Che poi questo standard serva o non serva, se serve a Microsoft per tenere lontani gli intrusi dal suo praticello......vedremo.p.s.: praticello? Praterie!-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 14 marzo 2007 13.16-----------------------------------------------------------
  • Anonimo scrive:
    OPENOFFICE AL TAPPETO
    come da titolo
    • Athlon64 scrive:
      [OT] Basta con queste trollate
      Non se ne può più di questi post "XYZ AL TAPPETO"...Spero davvero che la redazione faccia qualcosa...-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 23 marzo 2007 13.41-----------------------------------------------------------
      • Anonimo scrive:
        Re: OPENOFFICE AL TAPPETO
        - Scritto da: Athlon64
        Non se ne può più di questi post "XYZ AL
        TAPPETO"... spero davvero che la redazione faccia
        qualcosa...Si ora ha stufato pure me comincia ad essere irritante.
      • FDG scrive:
        Re: OPENOFFICE AL TAPPETO
        - Scritto da: Athlon64
        Non se ne può più di questi post "XYZ AL
        TAPPETO"... spero davvero che la redazione faccia
        qualcosa...Incomincia tu a non rispondergli.
        • Anonimo scrive:
          Re: OPENOFFICE AL TAPPETO
          - Scritto da: FDG

          - Scritto da: Athlon64

          Non se ne può più di questi post "XYZ AL

          TAPPETO"... spero davvero che la redazione
          faccia

          qualcosa...

          Incomincia tu a non rispondergli.Infatti si rivolgeva alla redazione.
      • Anonimo scrive:
        Re: OPENOFFICE AL TAPPETO
        - Scritto da: Athlon64
        Non se ne può più di questi post "XYZ AL
        TAPPETO"... spero davvero che la redazione faccia
        qualcosa...a questo punto tanto vale chiedere alla redazione che lo inserisca direttamente in tutte le nuove notizie.Anche me inizia a rompere leggere questo titolo sempre ed ogni giorno però non tutti i mali vengono per nuocere: fino a che questa cosa non è diventata una parodia di se stessa, c'era gente che si scannava dietro un titolo come questo senza rendersi conto che era una pura trollata; era evidente che lo fosse secondo me, però tanti trovavano che fosse il caso di rispondere. Prova a pensarci: "open xml..." ed "openoffice al tappeto" qualche mese fa avrebbe scatenato un flame di persone serie che, in buona fede, scrivevano cose sensate e di ulteriori risposte semi-inutili messe lì tanto per rendere più vivace il tutto.Guarda il tutto sotto questo punto di vista e forse c'abbiamo guadagnato quasi tutti. L'unico a perderci forse è PI: se arrivassi qui per la prima volta non credo che continuerei a leggere e, sopratutto, a partecipare ad un forum in cui c'è scritta questa cazzata in ogni notizia.
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