Xiaomi, rubriche al sicuro

Il servizio di messaggistica IP offerto dal produttore cinese scambiava con i propri server dati in chiaro, senza informare gli utenti. Xiaomi è intervenuta per mostrare di essere degna di fiducia

Roma – Nei giorni scorsi, un’ombra calava sui servizi offerti dal produttore cinese Xiaomi: la funzione dedicata alla messaggistica IP, volta a sostituire gli SMS con dati gestiti attraverso i server dell’azienda, si appropriava senza alcun avvertimento dei dati relativi ai terminali degli utenti e delle loro rubriche, scambiati in chiaro.

Questo potenziale rischio per la privacy era stato segnalato in un post della security company F-Secure: si documentava come, all’accensione, uno smartphone RedMi 1S inviasse al server api.account.xiaomi.com informazioni sull’operatore, l’IMEI del terminale e il numero di telefono associato, insieme ai numeri di telefono dei contatti aggiunti alla rubrica e dei contatti da cui si sono ricevuti degli SMS. Le stesse informazioni, in aggiunta all’IMSI della SIM, venivano inviate in seguito al login con il servizio Mi Cloud, il servizio di storage offerto da Xiaomi.

I dati scambiati

I sospetti riguardo all’invadenza del produttore cinese nel versante telefonico della vita dell’utente sono presto stati temperati dall’ intervento di Hugo Barra, ex Googler ora vicepresidente dell’azienda: ha spiegato che la raccolta dei dati è indispensabile per il funzionamento di MIUI Cloud Messaging, il servizio di messaggistica IP offerto dall’azienda su modello di quelli offerti da altri produttori, ed è indispensabile per consentire agli utenti di sapere con certezza se il messaggio inviato sarà scambiato gratuitamente, nel momento il cui il destinatario è registrato al servizio e sia online, o se al contrario si configurerà come un tradizionale SMS. Barra ha assicurato inoltre che l’azienda non conserva informazioni riguardo alle relazioni che intercorrono tra i diversi utenti e i loro contatti, e che il contenuto del messaggio, cifrato, viene conservato per il tempo necessario all’invio, poi rimosso dai server.

Il dirigente ammette però che questa raccolta dei dati da parte dell’azienda, funzionale a fornire il servizio, viene eseguita senza previo consenso dell’utente e senza cifratura dei dati. L’azienda, oltre a scusarsi con i suoi utenti, ha dunque previsto un update di sicurezza per rimediare a questi due aspetti. Innanzitutto, il servizio di messaggistica non sarà attivo default, ma sarà opzionale , attivabile dopo un consenso informato e disattivabile in qualsiasi momento. L’aggiornamento messo a disposizione di Xiaomi prevede una ulteriore miglioria per assicurare le privacy degli utenti: i numeri di telefono e i dati saranno scambiati con i server di MIUI Cloud Messaging in forma cifrata e non più in chiaro .

La tempestività dell’intervento di Xiaomi, sottolineano in molti , va di pari passo con la crescente popolarità del marchio : sotto la lente delle cronache di tutto il mondo, il produttore cinese non intende rinunciare a dimostrare di essere degno di fiducia .

Gaia Bottà

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Nome e cognome scrive:
    filmati
    in questo articolo ci sono due filmati uguali che partono contemporaneamente. Al di la dell'idiozia della cosa in se; non siamo su youtube, non azzardatevi mai più a farlo!
    • ruppolo scrive:
      Re: filmati
      - Scritto da: Nome e cognome
      in questo articolo ci sono due filmati uguali che
      partono contemporaneamente. Al di la dell'idiozia
      della cosa in se; non siamo su youtube, non
      azzardatevi mai più a
      farlo!Hai presente il detto del calzolaio che va i giro con le scarpe rotte? Ecco, questo è un sito di informatica tra i più scalcinati del web, con bachi che si trascinano da lustri.
      • Trollollero scrive:
        Re: filmati
        - Scritto da: ruppolo
        - Scritto da: Nome e cognome

        in questo articolo ci sono due filmati
        uguali
        che

        partono contemporaneamente. Al di la
        dell'idiozia

        della cosa in se; non siamo su youtube, non

        azzardatevi mai più a

        farlo!

        Hai presente il detto del calzolaio che va i giro
        con le scarpe rotte? Ecco, questo è un sito di
        informatica tra i più scalcinati del web, con
        bachi che si trascinano da
        lustri.Meta' degli articoli di questo sito riguarda apple : che c'entra l'informatica ?
    • Luca Annunziata scrive:
      Re: filmati
      I filmati sono differenti, e partono solo dopo che si clicca su di essi.Mi spiace per l'inconveniente, ma nelle verifiche che ho fatto qui su diversi browser in nessun caso partono automaticamente.
    • ... scrive:
      Re: filmati
      - Scritto da: Nome e cognome
      in questo articolo ci sono due filmati uguali che
      partono contemporaneamente. Al di la dell'idiozia
      della cosa in se; non siamo su youtube, non
      azzardatevi mai più a
      farlo!Guardati sto video di youtube![yt]Ks4bD2RL3dM [/yt]
  • ruppolo scrive:
    Avete condannato Apple?
    Ecco il risultato, esattamente quello che Apple aveva predetto: una Amazon che fa quello che gli pare, quando gli pare. Se vuole ti boicotta il libro, se vuole lo svende per un tozzo di pane (e l'autore si prende la percentuale sul tozzo di pane). Come vuole, quanto vuole e quando vuole.E per chi crede che sto dicendo cose false, vada a leggersi le condizioni per pubblicare un libro, direttamente nel sito Amazon. Sono scritte nero su bianco.
    • hisashi scrive:
      Re: Avete condannato Apple?
      - Scritto da: ruppolo
      Ecco il risultato, esattamente quello che Apple
      aveva predetto: una Amazon che fa quello che gli
      pare, quando gli pare. Se vuole ti boicotta il
      libro, se vuole lo svende per un tozzo di pane (e
      l'autore si prende la percentuale sul tozzo di
      pane). Come vuole, quanto vuole e quando
      vuole.
      E per chi crede che sto dicendo cose false, vada
      a leggersi le condizioni per pubblicare un libro,
      direttamente nel sito Amazon. Sono scritte nero
      su bianco.Le condizioni del KDP (https://kdp.amazon.com/help?topicId=APILE934L348N) sono normalissime condizioni per qualsiasi self publishing elettronico. Di sicuro, è molto più facile pubblicare su Amazon che su Itunes.
      • ruppolo scrive:
        Re: Avete condannato Apple?
        - Scritto da: hisashi
        - Scritto da: ruppolo

        Ecco il risultato, esattamente quello che Apple

        aveva predetto: una Amazon che fa quello che gli

        pare, quando gli pare. Se vuole ti boicotta il

        libro, se vuole lo svende per un tozzo di pane
        (e

        l'autore si prende la percentuale sul tozzo di

        pane). Come vuole, quanto vuole e quando

        vuole.

        E per chi crede che sto dicendo cose false, vada

        a leggersi le condizioni per pubblicare un
        libro,

        direttamente nel sito Amazon. Sono scritte nero

        su bianco.

        Le condizioni del KDP
        sono normalissime condizioni per qualsiasi
        self publishing elettronico. Di sicuro, è molto
        più facile pubblicare su Amazon che su Itunes.No, non sono per nulla normalissime: se io sono l'autore di un libro, il prezzo lo decido io e solo io, e nessun altro. Parlo del prezzo della mia vendita. Se poi l'intermediario lo vuole svendere o regalare, sono fatti suoi, non miei.Su iTunes funziona così. Come nel normale commercio.
        • gnammolo scrive:
          Re: Avete condannato Apple?
          no , non funziona così. Se tu sei l'autore non decidi il prezzo, lo decide l'editore (che non è ne amazon ne apple, che fanno solo da intermediari), se tu accetti firmi il contratto altrimenti cambi editore.Se invece vuoi far da solo, senza promozione, solo con le tue forze, tanto vale vendere il libro direttamente per conto tuo su il tuo sito come fanno molti scrittori indie e tutta la ciccia (tasse escluse ovviamente) rimane a te.
          • ruppolo scrive:
            Re: Avete condannato Apple?
            - Scritto da: gnammolo
            no , non funziona così. Se tu sei l'autore non
            decidi il prezzo, lo decide l'editoreL'editore posso essere anch'io, e comunque non fa alcuna differenza: parliamo di 2 soggetti, il detentore dei diritti e il distributore che vende al cliente finale.
            (che non è
            ne amazon ne apple, che fanno solo da
            intermediari), se tu accetti firmi il contratto
            altrimenti cambi
            editore.Non cambio editore, cambio intermediario. Ed infatti per me Amazon resta dov'è.
            Se invece vuoi far da solo, senza promozione,
            solo con le tue forze, tanto vale vendere il
            libro direttamente per conto tuo su il tuo sito
            come fanno molti scrittori indie e tutta la
            ciccia (tasse escluse ovviamente) rimane a
            te.Invece c'è un terza e ovvia possibilità: io autore lo vendo tramite un intermediario, come Apple. Il quale trattiene il 30% e mi gestisce la distribuzione in tutto il mondo. E vende al prezzo che dico io.
          • Trollollero scrive:
            Re: Avete condannato Apple?
            - Scritto da: ruppolo
            - Scritto da: gnammolo

            no , non funziona così. Se tu sei l'autore
            non

            decidi il prezzo, lo decide l'editore

            L'editore posso essere anch'io, e comunque non fa
            alcuna differenza: parliamo di 2 soggetti, il
            detentore dei diritti e il distributore che vende
            al cliente
            finale.


            (che non è

            ne amazon ne apple, che fanno solo da

            intermediari), se tu accetti firmi il
            contratto

            altrimenti cambi

            editore.

            Non cambio editore, cambio intermediario. Ed
            infatti per me Amazon resta
            dov'è.


            Se invece vuoi far da solo, senza promozione,

            solo con le tue forze, tanto vale vendere il

            libro direttamente per conto tuo su il tuo
            sito

            come fanno molti scrittori indie e tutta la

            ciccia (tasse escluse ovviamente) rimane a

            te.

            Invece c'è un terza e ovvia possibilità: io
            autore lo vendo tramite un intermediario, come
            Apple. Il quale trattiene il <b
            30% </b
            e mi gestisce la
            distribuzione in tutto il mondo. <b
            E vende al </b

            <b
            prezzo che dico </b

            <b
            io. </b
            A parte la percentuale da strozzino, direi proprio che mettere in piedi un cartello http://news.techeye.net/business/apple-ran-an-illegal-ebook-price-cartelper mantere artificialmente alti i prezzi tutto puo' essere tranne "vendere al prezzo che dici tu".
    • Etype scrive:
      Re: Avete condannato Apple?
      e la condanniamo ancora,anzi al rogo !!!! @^
    • Izio01 scrive:
      Re: Avete condannato Apple?
      - Scritto da: ruppolo
      Ecco il risultato, esattamente quello che Apple
      aveva predetto: una Amazon che fa quello che gli
      pare, quando gli pare.E intanto, contrariamente ad Apple, non crea un cartello anticompetitivo degli editori, è già qualcosa.
      Se vuole ti boicotta il
      libro, se vuole lo svende per un tozzo di pane (e
      l'autore si prende la percentuale sul tozzo di
      pane). Come vuole, quanto vuole e quando
      vuole.Nessuno vieta agli editori di vendere sul mercato Apple e boicottare Amazon. L'UNICA cosa che non devono costituire è un cartello che tenga i prezzi artificialmente alti. Lo dice la legge e, IMHO, anche il buon senso.
      E per chi crede che sto dicendo cose false, vada
      a leggersi le condizioni per pubblicare un libro,
      direttamente nel sito Amazon. Sono scritte nero
      su bianco.Invece le condizioni offerte da Apple sono FAVOREVOLISSIME a chi le adotta...
      • ruppolo scrive:
        Re: Avete condannato Apple?
        - Scritto da: Izio01
        - Scritto da: ruppolo

        Ecco il risultato, esattamente quello che
        Apple

        aveva predetto: una Amazon che fa quello che
        gli

        pare, quando gli pare.

        E intanto, contrariamente ad Apple, non crea un
        cartello anticompetitivo degli editori, è già
        qualcosa.Non ha bisogno di fare cartelli, fa già ciò che gli pare, senza necessità di accordi.

        Se vuole ti boicotta il

        libro, se vuole lo svende per un tozzo di
        pane
        (e

        l'autore si prende la percentuale sul tozzo
        di

        pane). Come vuole, quanto vuole e quando

        vuole.

        Nessuno vieta agli editori di vendere sul mercato
        Apple e boicottare Amazon.Giusto, è ciò che dovrebbero fare tutti. Io l'ho fatto.
        L'UNICA cosa che non
        devono costituire è un cartello che tenga i
        prezzi artificialmente alti. Lo dice la legge e,
        IMHO, anche il buon
        senso.Peccato che manchi quella parte di buon senso dal vietare anche la possibilità, per un intermediario, di cambiare il prezzo di vendita corrispondendo all'autore la percentuale su tale prezzo variato.

        E per chi crede che sto dicendo cose false,
        vada

        a leggersi le condizioni per pubblicare un
        libro,

        direttamente nel sito Amazon. Sono scritte
        nero

        su bianco.

        Invece le condizioni offerte da Apple sono
        FAVOREVOLISSIME a chi le
        adotta...Si, lo sono.Se io decido di vendere un libro a 10 euro so che mi verranno in tasca 7 euro. Se voglio variare il prezzo lo posso fare in qualsiasi momento, e il mio utile varierà in funzione del prezzo (ovvero il 70% del prezzo di vendita).Mentre Amazon può decidere di vendere il libro a 1 euro e dare a me 70 centesimi. Ma siamo fuori di testa?!
        • Izio01 scrive:
          Re: Avete condannato Apple?
          - Scritto da: ruppolo
          - Scritto da: Izio01

          - Scritto da: ruppolo


          Ecco il risultato, esattamente quello
          che

          Apple


          aveva predetto: una Amazon che fa
          quello
          che

          gli


          pare, quando gli pare.



          E intanto, contrariamente ad Apple, non crea
          un

          cartello anticompetitivo degli editori, è già

          qualcosa.

          Non ha bisogno di fare cartelli, fa già ciò che
          gli pare, senza necessità di accordi.
          E tu sei libero di fondare Rupple, nuovo servizio di editoria online, e fare concorrenza ad Amazon. Se lo strapotere di quest'ultima danneggia così tanto gli editori, quelli correranno da te in massa, no?


          Se vuole ti boicotta il


          libro, se vuole lo svende per un tozzo
          di

          pane

          (e


          l'autore si prende la percentuale sul
          tozzo

          di


          pane). Come vuole, quanto vuole e quando


          vuole.



          Nessuno vieta agli editori di vendere sul
          mercato

          Apple e boicottare Amazon.

          Giusto, è ciò che dovrebbero fare tutti. Io l'ho
          fatto.
          Io no. Si chiama libertà: tu fai quello che vuoi tu, io quello che voglio io, e siamo entrambi contenti.

          L'UNICA cosa che non

          devono costituire è un cartello che tenga i

          prezzi artificialmente alti. Lo dice la
          legge
          e,

          IMHO, anche il buon

          senso.

          Peccato che manchi quella parte di buon senso dal
          vietare anche la possibilità, per un
          intermediario, di cambiare il prezzo di vendita
          corrispondendo all'autore la percentuale su tale
          prezzo variato.
          Se non ti va bene quell'intermediario, rivolgiti ad un altro, come ad esempio la tua Apple. Senza creare cartelli monopolistici, però.


          E per chi crede che sto dicendo cose
          false,

          vada


          a leggersi le condizioni per pubblicare
          un

          libro,


          direttamente nel sito Amazon. Sono
          scritte

          nero


          su bianco.



          Invece le condizioni offerte da Apple sono

          FAVOREVOLISSIME a chi le

          adotta...

          Si, lo sono.
          Se io decido di vendere un libro a 10 euro so che
          mi verranno in tasca 7 euro. Se voglio variare il
          prezzo lo posso fare in qualsiasi momento, e il
          mio utile varierà in funzione del prezzo (ovvero
          il 70% del prezzo di vendita).
          Mentre Amazon può decidere di vendere il libro a
          1 euro e dare a me 70 centesimi. Ma siamo fuori
          di testa?!Ottimo, allora che Hachette venda con Apple invece che con Amazon. Possono farlo, eh. Io di sicuro i loro libri DRMati e venduti allo stesso prezzo di quelli cartacei, non li comprerò mai.In compenso Apple impedisce ai concorrenti, come può essere Amazon, di vendere libri direttamente dalla propria app. Gli acquisti in-app hanno un costo insostenibile per i libri, ma Amazon non ne avrebbe bisogno e sarebbe pronta ad usare la propria infrastruttura, come fa su Android. Peccato che Apple lo vieti, in modo tale da azzerare la concorrenza.Quanto ci godrei, se una qualche antitrust prendesse in esame questo tipo di tagliola!
        • Trollollero scrive:
          Re: Avete condannato Apple?
          - Scritto da: ruppolo
          - Scritto da: Izio01

          - Scritto da: ruppolo


          Ecco il risultato, esattamente quello
          che

          Apple


          aveva predetto: una Amazon che fa
          quello
          che

          gli


          pare, quando gli pare.



          E intanto, contrariamente ad Apple, non crea
          un

          cartello anticompetitivo degli editori, è già

          qualcosa.

          Non ha bisogno di fare cartelli, fa già ciò che
          gli pare, senza necessità di
          accordi.



          Se vuole ti boicotta il


          libro, se vuole lo svende per un tozzo
          di

          pane

          (e


          l'autore si prende la percentuale sul
          tozzo

          di


          pane). Come vuole, quanto vuole e quando


          vuole.



          Nessuno vieta agli editori di vendere sul
          mercato

          Apple e boicottare Amazon.

          Giusto, è ciò che dovrebbero fare tutti. Io l'ho
          fatto.


          L'UNICA cosa che non

          devono costituire è un cartello che tenga i

          prezzi artificialmente alti. Lo dice la
          legge
          e,

          IMHO, anche il buon

          senso.

          Peccato che manchi quella parte di buon senso dal
          vietare anche la possibilità, per un
          intermediario, di cambiare il prezzo di vendita
          corrispondendo all'autore la percentuale su tale
          prezzo
          variato.



          E per chi crede che sto dicendo cose
          false,

          vada


          a leggersi le condizioni per pubblicare
          un

          libro,


          direttamente nel sito Amazon. Sono
          scritte

          nero


          su bianco.



          Invece le condizioni offerte da Apple sono

          FAVOREVOLISSIME a chi le

          adotta...

          Si, lo sono.
          Se io decido di vendere un libro a 10 euro so che
          mi verranno in tasca 7 euro. Se voglio variare il
          prezzo lo posso fare in qualsiasi momento, e il
          mio utile varierà in funzione del prezzo (ovvero
          il 70% del prezzo di
          vendita).
          Mentre Amazon può decidere di vendere il libro a
          1 euro e dare a me 70 centesimi. Ma siamo fuori
          di
          testa?!Scommetti che venderai MOLTE piu' copie a 1 euro che non a 10 e che (magia magia.....) avrai introiti superiori in questo modo ?E idem Amazon, che si becca l'X% da ogni vendita e che quindi ha tutti gli interessi di questi mondo ad aumentare il volume di vendita.
        • won ton soup scrive:
          Re: Avete condannato Apple?
          - Scritto da: ruppolo
          Si, lo sono.
          Se io decido di vendere un libro a 10 euro so che
          mi verranno in tasca 7 euro. Se voglio variare il
          prezzo lo posso fare in qualsiasi momento, e il
          mio utile varierà in funzione del prezzo (ovvero
          il 70% del prezzo di
          vendita).No il tuo utile varia in funzione di quanti ne vendi e il prezzo di vendita è solo uno dei fattori (alla fine uno di quelli che conta meno) prova a vendere il libro a un milione se è cosi semplice la la "ruppolo economy" sarai miliardario in men che non si dica.(rotfl)(rotfl)
    • gnammolo scrive:
      Re: Avete condannato Apple?
      sei il primo che si lamenta perché compra prodotti a parità di condizioni a minor prezzo. (rotfl) (rotfl)
      • Trollollero scrive:
        Re: Avete condannato Apple?
        - Scritto da: gnammolo
        sei il primo che si lamenta perché compra
        prodotti a parità di condizioni a minor prezzo.
        (rotfl)
        (rotfl)Non sono marchiati con la Mela: anche se fossero gratis non andrebbero bene.E poi ( <i
        ovvove! </i
        ) Amazon <b
        fa concorrenza </b
        ad Apple: merita di fallire !
      • ruppolo scrive:
        Re: Avete condannato Apple?
        - Scritto da: gnammolo
        sei il primo che si lamenta perché compra
        prodotti a parità di condizioni a minor prezzo.
        (rotfl)
        (rotfl)Perché la mia giustizia non è a senso unico.
        • Trollollero scrive:
          Re: Avete condannato Apple?
          - Scritto da: ruppolo
          - Scritto da: gnammolo

          sei il primo che si lamenta perché compra

          prodotti a parità di condizioni a minor
          prezzo.

          (rotfl)

          (rotfl)

          Perché la mia giustizia non è a senso unico.Se e' <b
          tua </b
          non e' giustizia.Tanto per mettere i puntini sulle i.......
        • gnammolo scrive:
          Re: Avete condannato Apple?
          la tua non è giustizia, è sudditanza
    • cicciobello scrive:
      Re: Avete condannato Apple?
      - Scritto da: ruppolo
      Ecco il risultato, esattamente quello che Apple
      aveva predetto: una Amazon che fa quello che gli
      pare, quando gli pare. Se vuole ti boicotta il
      libro, se vuole lo svende per un tozzo di pane (e
      l'autore si prende la percentuale sul tozzo di
      pane).È quello che volevamo: libri accessibili, a prezzi bassi o gratis.È da masochisti incoraggiare chi vuole far salire i prezzi.
      • ruppolo scrive:
        Re: Avete condannato Apple?
        - Scritto da: cicciobello
        - Scritto da: ruppolo

        Ecco il risultato, esattamente quello che
        Apple

        aveva predetto: una Amazon che fa quello che
        gli

        pare, quando gli pare. Se vuole ti boicotta
        il

        libro, se vuole lo svende per un tozzo di
        pane
        (e

        l'autore si prende la percentuale sul tozzo
        di

        pane).

        È quello che volevamo: libri accessibili, a
        prezzi bassi o
        gratis.Quello che vuoi tu è irrilevante. Anch'io vorrei pagare la benzina 1 centesimo al litro.
        È da masochisti incoraggiare chi vuole far
        salire i
        prezzi.Da stolti far morire chi ti fa vivere, in senso lato.
        • won ton soup scrive:
          Re: Avete condannato Apple?
          - Scritto da: ruppolo
          Da stolti far morire chi ti fa vivere, in senso
          lato.A me ne Apple ne Amazon fanno vivere ne in senso lato ne in senso stretto.E francamente nessun autore ha mai deciso i prezzi di vendita (gli editori si son sempre ben guardati dal lasciarglielo fare) che invece u gruppo di aziende oligopoliste falsino l'andamento del mercato non è la prima volta per questo ci sono leggi apposta.
    • won ton soup scrive:
      Re: Avete condannato Apple?
      Scusa ma avete chi?E poi invece che condannarla cosa dovevano fare lasciargli violare la legge?
  • bubba scrive:
    leggere MA tener conto della parzialita'
    leggere MA tener conto della parzialita' ..."parzialita'/prevenzione/influenza (di giudizio)", insomma biased.- petizione scrittori altisonanti -
    si pensi a benigni/bertolucci "sfruttato" pro multa preventiva alias iniquo compenso .. probabilmente non han neanche capito cusa l'e'...- il tizio puntiglioso su amazon, qui linkato, e' uno scrittore. il puntiglio sarebbe stato il medesimo se fosse stato "solo" un vorace lettore?- amazon e hachette.. abbastanza ovvio...
    • Leguleio scrive:
      Re: leggere MA tener conto della parzialita'

      leggere MA tener conto della parzialita'
      ..."parzialita'/prevenzione/influenza (di
      giudizio)", insomma
      biased.Mentre invece il giudizio dei commentatori di <I
      Punto informatico </I
      è sempre imparziale, pacato ed equilibrato. Compreso il tuo.
      - petizione scrittori altisonanti -
      si pensi a
      benigni/bertolucci "sfruttato" pro multa
      preventiva alias iniquo compenso .. probabilmente
      non han neanche capito cusa
      l'e'...Mentre invece i commentatori di Punto Informatico sanno perfettamente di che cosa si tratta e come funziona, al punto che potrebbero scrivere una tesi di laurea da magna cum laude. Compreso te.
      - il tizio puntiglioso su amazon, qui linkato, e'
      uno scrittore. il puntiglio sarebbe stato il
      medesimo se fosse stato "solo" un vorace
      lettore?Ma questo è l'argomentazione dell'uomo di paglia!Anzi un <I
      argumentum ad hominem </I
      : ma per te fa lo stesso.
  • qualcuno scrive:
    E gli scrittori
    Qui non è solo una questione di editori. Se uno scrittore vuole che i libri di carta conitnuino ad esistere, per un qualunque motivo, e fa stabilire sul contratto che i libri devono essere venduti allo stesso prezzo lo puoi chiamare retrogrado, ma non gli puoi imporre la tua volontà.E' ovvio che se i libri vengono venduti ad un prezzo differenziato alla fine i libri elettronici diventeranno la stragrande maggioranza. Bezos da una cosa del genere ha tutto da guadagnare, quindi sta abusando della sua posizione dominante per forzargli la mano.
  • Vril scrive:
    La normale anormalità
    Concordo con Andrea D.Non so Hachette, ma bezos è un individuo, come del resto zuckemberg, privo di qualunque moralità ed etica.Le condizioni di lavoro nei suoi lager sono di schiavismo fisico e purtroppo anche mentale, frutto di condizionamenti giornalieri e terrorismo verso i dipendenti.Un po' ciò che succede alla apple (e sicuramente anche in altre aziende, anche se non ho dati "ufficiali").Per quanto riguarda gli scrittori, esssi sono ricattati da TUTTI gli editori, chi più e chi meno, e vengono pagati un'inezia: so per certo che a fronte di prezzi finali di 16 o 18 euro, lo scrittore prende circa 3 (diconsi tre) euro, anche qui chi più e chi meno; una simile stortura è semplicemente incredibile, ma purtroppo vera.Con questo background di mancanza di rispetto verso dipendenti, lettori e scrittori, è per me impossibile capire come si permette "L'azienda di Jeff Bezos (di) fa(re) appello ai lettori".Ma credo che comunque la maggiorana dei lettori sia ignara (o fa finta) circa le condizioni di cui sopra.Per quanto mi riguarda, nel mio piccolo cerco di dissuadere i miei amici dal comprare alcunché su amazon; più di così non posso fare.
    • G,G scrive:
      Re: La normale anormalità
      Non ho mai sentito parlare di Amazon in termini di sfruttamento... Link?
      • G,G scrive:
        Re: La normale anormalità
        Non mi sembra nulla di eccezionale. Non è corretto, lo so, non dovrebbe avvenire ma se dovessimo seguire queste cose ci resterebbero veramente poche aziende a cui rivolgerci.
        • Elrond scrive:
          Re: La normale anormalità
          - Scritto da: G,G
          Non mi sembra nulla di eccezionale. Non è
          corretto, lo so, non dovrebbe avvenire ma se
          dovessimo seguire queste cose ci resterebbero
          veramente poche aziende a cui
          rivolgerci.Supponendo che ciò che hai scritto non sia una scusa per evitare di rpendere posizione, la domanda è se ha senso pagare/premiare un'azienda che si comporta così solo per risparmiare pochi euro (che probabilmente loro recuperano trattando i lavoratori com m***a).
        • Trollollero scrive:
          Re: La normale anormalità
          - Scritto da: G,G
          Non mi sembra nulla di eccezionale. Non è
          corretto, lo so, non dovrebbe avvenire ma se
          dovessimo seguire queste cose ci resterebbero
          veramente poche aziende a cui
          rivolgerci.E rivolgiamoci a quelle, allora.L'idea che conti solo il mercato e che tutto quello che lo aiuta e' bene e tutto il resto male e' semplicemente pericolosa.
          • Leguleio scrive:
            Re: La normale anormalità
            - Scritto da: Trollollero
            - Scritto da: G,G

            Non mi sembra nulla di eccezionale. Non è

            corretto, lo so, non dovrebbe avvenire ma se

            dovessimo seguire queste cose ci resterebbero

            veramente poche aziende a cui

            rivolgerci.

            E rivolgiamoci a quelle, allora.Probabilmente ti riferisci alle aziende equosolidali.I loro prodotti costano di più. Oppure, a parità di prezzo, hanno una qualità visibilmente inferiore.Gli acquirenti davvero sono disposti a spendere di più per questo?
          • Trollollero scrive:
            Re: La normale anormalità
            - Scritto da: Leguleio
            - Scritto da: Trollollero

            - Scritto da: G,G


            Non mi sembra nulla di eccezionale. Non
            è


            corretto, lo so, non dovrebbe avvenire
            ma
            se


            dovessimo seguire queste cose ci
            resterebbero


            veramente poche aziende a cui


            rivolgerci.



            E rivolgiamoci a quelle, allora.

            Probabilmente ti riferisci alle aziende
            equosolidali.No.Mi riferisco, <B
            banalmente </B
            , a tutte quelle aziende che non considerano i diritti sindacali dei lavoratori come ostacoli da eliminare.
          • G,G scrive:
            Re: La normale anormalità

            Ah, l'economia !
            La mia pseudoscienza preferita, al primo posto
            (con largo distacco) davanti ad omeopatia ed
            astrologia.
            Adesso sta tornando di moda l'idea che il
            "libero" mercato sia la soluzione di tutti mali,
            quando i dati sperimentali (ovvero la Storia)
            sono li' a dimostrare che ogni volta che si e'
            lasciato il forte libero di fare quel che voleva
            i danni sono stati
            catastrofici.L'idea del libero mercato parte da premesse errate e ovviamente arriva a conclusioni errate, le idee di Smith erano un ottima alternativa alle teorie precedenti esattamente come qualcosa è un ottima alternativa a nulla.
            Il che e' MALE.
            Si', proprio in senso morale.Non è il Male, è così punto le aziende hanno obiettivi che vanno contro gli obiettivi della collettività, compito degli stati dovrebbe essere limitare le possibilità delle aziende in favore della collettività, ma i politici sono più sensibili alle lobby che alla collettività.
          • Etype scrive:
            Re: La normale anormalità
            - Scritto da: G,G
            Non è il Male, è così punto le aziende hanno
            obiettivi che vanno contro gli obiettivi della
            collettivitàLe aziende oggi vogliono guadagnare sempre di più puntando 1 per ricevere 100.Sono votate al massimo profitto in assoluto non importa sulle spalle di chi,bisogna crescere anno su anno,altrimenti non si è contenti.Viviamo in un mondo finito con risorse limitate,non c'è spazio per qualcosa che cresce all'infinito,è una follia che non si potrà mai realizzare e che porta all'autodistruzione.
            compito degli stati dovrebbe essere
            limitare le possibilità delle aziende in favore
            della collettivitàeh ma poi spuntano fuori le ingerenze che uno stato può fare su un'azienda,una cosa molto odiata dalle élite che,invece,si muove nell adirezione opposta cioè smantellando lo stato dalle basi poco per volta,che poi è quello che sta avvenendo oggi nel silnezio più totale e che si vuol anche far credere cosa buona e giusta.
            ma i politici sono più
            sensibili alle lobby che alla
            collettività.infatti andrebbero rimossi se si dimostrano più sensibili verso le lobbies che alla collettività,visto che dovrebbero rappresentarla.Tranquillo stanno pensando anche a questo,smantellare lo stato sociale,rendere sempre più difficile e sempre meno influente la partecipazione e il peso della collettività.Di fatto una democrazia di facciata ma vuota in tutto il resto.
          • Etype scrive:
            Re: La normale anormalità
            - Scritto da: Trollollero
            Ah, l'economia !
            La mia pseudoscienza preferita, al primo posto
            (con largo distacco) davanti ad omeopatia ed
            astrologia.
            Adesso sta tornando di moda l'idea che il
            "libero" mercato sia la soluzione di tutti mali,
            quando i dati sperimentali (ovvero la Storia)
            sono li' a dimostrare che ogni volta che si e'
            lasciato il forte libero di fare quel che voleva
            i danni sono stati
            catastrofici.sottoscrivo al 100% :)
        • Vril scrive:
          Re: La normale anormalità
          Amazon fa questo. Punto.Se poi ti fai andar bene quello che fa è una responsabilità tua e di nessun altro.Non c'è niente da giustificare e niente da condannare.C'è solo da fare delle scelte.
      • qualcuno scrive:
        Re: La normale anormalità
        Solito trucco di far leva sulla memoria corta di una popolazione rinc.... per sviare le critiche.Non c'è bisogno di nessun link. Le polemiche sul trattamento dei lavoratori dei magazzini tedeschi sono state in prima pagina per un pezzo. Prima d'ora la Germania non aveva mai avuto bisogno di un salario minimo stabilito per legge perchè gli imprenditori tedeschi non si sognavano di poter sfruttare i lavoratori in questo modo. Ora grazie ad Amazon anche la Germania ha il salario minimo.
        • G,G scrive:
          Re: La normale anormalità
          - Scritto da: qualcuno
          Solito trucco di far leva sulla memoria corta di
          una popolazione rinc.... per sviare le
          critiche.Eh, trucco ma di che stai parlando?
          Non c'è bisogno di nessun link. Le polemiche sul
          trattamento dei lavoratori dei magazzini tedeschi
          sono state in prima pagina per un pezzo. Prima
          d'ora la Germania non aveva mai avuto bisogno di
          un salario minimo stabilito per legge perchè gli
          imprenditori tedeschi non si sognavano di poter
          sfruttare i lavoratori in questo modo. Ora grazie
          ad Amazon anche la Germania ha il salario
          minimo.Ti è mai venuto in mente che non tutti sappiano tutto?
          • qualcuno scrive:
            Re: La normale anormalità


            Eh, trucco ma di che stai parlando?
            Funziona sempre così in Italia.

            Ti è mai venuto in mente che non tutti sappiano
            tutto?Ci credo poco.
          • G,G scrive:
            Re: La normale anormalità
            - Scritto da: qualcuno



            Eh, trucco ma di che stai parlando?


            Funziona sempre così in Italia. Sono Jeff Bezos Scrivo su PI per XXXXXXX la gente su conto di Amazon.

            Ti è mai venuto in mente che non tutti
            sappiano

            tutto?
            Ci credo poco.Sono Dio e sono onnisciente!O forse quando leggo delle affermazioni senza fonte sono abituato a chiedere un link che validi le affermazioni.
    • Leguleio scrive:
      Re: La normale anormalità

      Non so Hachette, ma bezos è un individuo, come
      del resto zuckemberg, privo di qualunque moralità
      ed
      etica.
      Le condizioni di lavoro nei suoi lager sono di
      schiavismo fisico e purtroppo anche mentale,
      frutto di condizionamenti giornalieri e
      terrorismo verso i
      dipendenti.Non dar retta a comunicati sindacali per nulla disinteressati. È un'accusa che fanno a tutte le aziende del mondo, chi più, chi meno; la facevano anche contro la FIAT finché stava in Italia, ora che la fusione con la Chrisler è termina e verosimilmente i posti di lavoro in Italia verranno molto ridimensionati non lo dicono più. Meglio tenerci gli schiavisti di sempre che introdurne di nuovi...
      Per quanto riguarda gli scrittori, esssi sono
      ricattati da TUTTI gli editori, chi più e chi
      meno, e vengono pagati un'inezia: so per certo
      che a fronte di prezzi finali di 16 o 18 euro, lo
      scrittore prende circa 3 (diconsi tre) euro,
      anche qui chi più e chi meno; una simile stortura
      è semplicemente incredibile, Non è incredibile: è la dinamica delle forze. Gli scrittori di grido, ma anche quelli esordienti, pubblichino i loro romanzi in proprio e poi li vendano da casa: vediamo quante copie riescono a piazzare.La parte relativa alla promozione la sanno fare solo gli editori.
      • G,G scrive:
        Re: La normale anormalità

        No, è uguale: etichette indipendenti c'erano
        anche in Italia fin dagli anni Settanta: la
        Cramps, la Contempo, la Attack Punk. Hanno chiuso
        <B
        tutte </B
        .

        Come mai i provini di X Factor, il cui premio
        finale è un contratto con la Sony, sono gremiti
        di
        aspiranti?
        Finché si fanno le cose per hobby e per
        divertimento personale ci si può affidare a
        questi schemi che linki. Quando si capisce di
        avere un seguito importante, e si desiera vivere
        dei proventi della propria arte, o ci si affida a
        una casa discografica vera e propria, o, se si è
        in possesso della mentalità imprenditoriale, si
        fonda la
        propria.Erano anni diversi, con esigenze diverse!In quegli anni dovevi curare TUTTO, bastava avere un problemino nella distribuzione ed eri XXXXXXX, oggi fare distribuzione significa compilare un form di inserimento dati in uno store. Il mondo sta cambiando siamo solo all'inizio, tutto ciò 5 anni fa era impensabile, cosa succederà tra 50?
        • Leguleio scrive:
          Re: La normale anormalità


          No, è uguale: etichette indipendenti c'erano

          anche in Italia fin dagli anni Settanta: la

          Cramps, la Contempo, la Attack Punk. Hanno
          chiuso

          <B
          tutte </B
          .



          Come mai i provini di X Factor, il cui premio

          finale è un contratto con la Sony, sono
          gremiti

          di

          aspiranti?

          Finché si fanno le cose per hobby e per

          divertimento personale ci si può affidare a

          questi schemi che linki. Quando si capisce di

          avere un seguito importante, e si desiera
          vivere

          dei proventi della propria arte, o ci si
          affida
          a

          una casa discografica vera e propria, o, se
          si
          è

          in possesso della mentalità imprenditoriale,
          si

          fonda la

          propria.

          Erano anni diversi, con esigenze diverse!Scusa, come sono le esigenze di oggi, rispetto agli anni Settanta e Ottanta? Gli artisti vivono senza mangiare? Non devono più pagare le bollette? Proprio non capisco.
          In quegli anni dovevi curare TUTTO, bastava avere
          un problemino nella distribuzione ed eri XXXXXXX,
          oggi fare distribuzione significa compilare un
          form di inserimento dati in uno store.Fosse così semplice...Se in quello store sta la canzonetta del cantante e nessuno la vuole, è punto e a capo.Se lo store non paga per acquisti inferiori a (sparo a caso) 100 .mp3, l'artista rimane a bocca asciutta. Il sucXXXXX non arriva come i peli alla pubertà, anche se molti ne sono convinti.
          Il mondo sta cambiando siamo solo all'inizio,
          tutto ciò 5 anni fa era impensabile, cosa
          succederà tra
          50?Il fatto che i meccanismi di distribuzione e di acquisto siano molto cambiati non significa che le case discografiche siano sparite. Fra le due cose non esiste alcun nesso, e poi, anche la case discografiche sanno cambiare e adattarsi alle nuove modalità.
          • G,G scrive:
            Re: La normale anormalità


            Erano anni diversi, con esigenze diverse!

            Scusa, come sono le esigenze di oggi, rispetto
            agli anni Settanta e Ottanta? Gli artisti vivono
            senza mangiare? Non devono più pagare le
            bollette?

            Proprio non capisco.Prima NON potevi pubblicare per conto tuo, ora puoi.Prima NON potevi ottenere un libro finito da solo, ora puoi. Prima NON potevi raggiungere tutto il pubblico, ora puoi. Prima NON potevi farti fare pubblicità da un tuo amico blogger, ora puoi.Arrivare ad ottenere e distribuire in maniera capillare un libro cartaceo richiedeva competenze, macchinari, catene di distribuzione, accordi con librerie/edicole/supermercati e tutta una serie di cose che ora non sono più necessari. Questo non vuol dire che non ci siano altre necessità, ma queste altre necessità possono essere coperte anche da editori non mastodontici, magari specializzati che possono offrirti un servizio di qualità senza avere 10000 dipendenti. Le condizioni a contorno stanno cambiando in questo preciso momento vedremo a cosa ci porterà il darwinismo editoriale, se i giganti dell'editoria non sapranno adattarsi probabilmente faranno la fine dei dinosauri.
          • Leguleio scrive:
            Re: La normale anormalità



            Erano anni diversi, con esigenze
            diverse!



            Scusa, come sono le esigenze di oggi,
            rispetto

            agli anni Settanta e Ottanta? Gli artisti
            vivono

            senza mangiare? Non devono più pagare le

            bollette?



            Proprio non capisco.

            Prima NON potevi pubblicare per conto tuo, ora
            puoi.Scusa, ma tu negli anni Settanta e Ottanta dov'eri? Perché mi sembra che parli di una realtà che non hai mai né visto né sentito, e fai partire il Mondo nel 2001.Esistevano i libri ciclostilati in proprio, guarda l'esordio di questo, del 1975:http://www.casadellapoesia.org/poeti/bordini-carlo/bibliografiaCome esistevano le fanzine:http://www.fanzineitaliane.it/fanzinoteca/index.php?lng=it&mod=download&pg=indice&c=5Per una documentazione al volo:http://www.specchiomagico.net/autoproduzione.htm
            Prima NON potevi ottenere un libro finito da
            solo, ora puoi.Ma come non potevi? Il romanzo "Il pendolo di Foucault", del 1988, parla proprio di una casa editrice che applica la formula APS (autori a proprie spese), dando per scontato che il lettore sapesse già della sua esistenza, perché si ironizza, ma non si approfondiscono i meccanismi. Probabilmente costava un po' di più rispetto ad ora, ma era possibilissimo.Ricordo per inciso che il primo volume dell'opera "Alla ricerca del tempo perduto" fu pubblicato da Proust a proprie spese, in francese si direbbe <I
            à compte d'auteur </I
            . Era il 1913.Idem per i dischi: questa folle cantante, ora oggetto di culto da parte di veneratori del trash, ha pubblicato per la Archivak, che era sua:http://www.discogs.com/sell/list?label=Archivak
            Prima NON potevi raggiungere tutto il pubblico,
            ora puoi.Vedi sopra. Marcel Proust è diventato famoso in tutto il mondo pur essendo costretto a pubblicare di tasca propria, all'inizio.Se di talento non ne hai, sta' certo che possono inventare tutte le nuove tecnologie del mondo: rimarrai sconosciuto anche così.
            Prima NON potevi farti fare pubblicità da un tuo
            amico blogger, ora
            puoi.Non c'erano i weblogger, ma c'erano le fanzine, che parlavano (soprattutto) di musica alternativa e di editoria alternativa. C'erano le radio private (o se preferisci radio libere) che avevano rubriche apposite dedicate a questa realtà.
            Arrivare ad ottenere e distribuire in maniera
            capillare un libro cartaceo richiedeva
            competenze, macchinari, catene di distribuzione,
            accordi con librerie/edicole/supermercati e tutta
            una serie di cose che ora non sono più necessari.Mah, "non più necessari"... Mi ricorda un signore, fondatore di un partito che ottenne anche sucXXXXX, che sosteneva che la tv e la radio e i giornali "non erano più necessari", nessuno se li filava più, dichiarazioni solo via internet. Un anno dopo era a "Porta a porta" a farsi intervistare. :|Pensare di essere nel futuro del 2114 quando ci si trova nel 2014 porta solo a sbattere il muso contro la realtà e a dietrofront imbarazzanti.
            Questo non vuol dire che non ci siano altre
            necessità, ma queste altre necessità possono
            essere coperte anche da editori non mastodontici,
            magari specializzati che possono offrirti un
            servizio di qualità senza avere 10000 dipendenti.Editori da 10 000 dipendenti? Ma dove?Ma nemmeno negli Usa!
            Le condizioni a contorno stanno cambiando in
            questo preciso momento vedremo a cosa ci porterà
            il darwinismo editoriale, se i giganti
            dell'editoria non sapranno adattarsi
            probabilmente faranno la fine dei
            dinosauri.Tutti qui su PI vivono solo per vedere la fine di qualcosa: chi la fine del diritto d'autore, chi la fine delle case discografiche, chi la fine della Microsoft...A parte che esistono scopi più interessanti nella vita che assistere alla morte di qualcosa, devo avvertire che è statisticamente più probabile che le suddette categorie assistano alla morte vostra. Foss'anche all'età di 100 anni.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 12 agosto 2014 15.26-----------------------------------------------------------
          • Izio01 scrive:
            Re: La normale anormalità
            - Scritto da: Leguleio



            Erano anni diversi, con esigenze

            diverse!





            Scusa, come sono le esigenze di oggi,

            rispetto


            agli anni Settanta e Ottanta? Gli
            artisti

            vivono


            senza mangiare? Non devono più pagare le


            bollette?





            Proprio non capisco.



            Prima NON potevi pubblicare per conto tuo,
            ora

            puoi.

            Scusa, ma tu negli anni Settanta e Ottanta
            dov'eri? Perché mi sembra che parli di una realtà
            che non hai mai né visto né sentito, e fai
            partire il Mondo nel
            2001.
            Esistevano i libri ciclostilati in proprio,
            guarda l'esordio di questo, del
            1975:Insomma, va bene tutto ma mi sembra una cosa molto differente.La diffusione delle informazioni è cambiata di tanto con l'avvento di internet, secondo me pubblicare in proprio oggi richiede molti meno sforzi e ha la potenzialità di una diffusione molto maggiore rispetto ad allora.Con la rete raggiungi tutto il mondo in un clic, con i ciclostilati, bè, è un po' più complicato ;)
          • Leguleio scrive:
            Re: La normale anormalità


            Scusa, ma tu negli anni Settanta e Ottanta

            dov'eri? Perché mi sembra che parli di una
            realtà

            che non hai mai né visto né sentito, e fai

            partire il Mondo nel

            2001.

            Esistevano i libri ciclostilati in proprio,

            guarda l'esordio di questo, del

            1975:

            Insomma, va bene tutto ma mi sembra una cosa
            molto
            differente.
            La diffusione delle informazioni è cambiata di
            tanto con l'avvento di internet, secondo me
            pubblicare in proprio oggi richiede molti meno
            sforzi e ha la potenzialità di una diffusione
            molto maggiore rispetto ad
            allora.
            Con la rete raggiungi tutto il mondo in un clic,
            con i ciclostilati, bè, è un po' più complicato
            ;)Il discorso era partito dalla mia frase "Gli scrittori di grido, ma anche quelli esordienti, pubblichino i loro romanzi in proprio e poi li vendano da casa: vediamo quante copie riescono a piazzare".Fa piacere sapere che si può essere conosciuti in tutto il mondo dal secondo successivo in cui si mette online il proprio .PDF, o il proprio .mp3. Solo che essendo la concorrenza spietata il risultato non cambia: nessuno è in grado di distinguerci dalla massa, e di sollevarci dall'anonimato, come uno che lo fa per mestiere: casa editrice, e casa discografica.
          • won ton soup scrive:
            Re: La normale anormalità
            - Scritto da: Leguleio
            Fa piacere sapere che si può essere conosciuti in
            tutto il mondo dal secondo successivo in cui si
            mette online il proprio .PDF, o il proprio .mp3.
            Solo che essendo la concorrenza spietata il
            risultato non cambia: nessuno è in grado di
            distinguerci dalla massa, e di sollevarci
            dall'anonimato, come uno che lo fa per mestiere:
            casa editrice, e casa
            discografica.Già l'unico problema è capire come abbia fatto shakespeare a distinguersi dalla massa senza un editore .Pensa che dicono che campasse grazie alla proprietà della sua percentuale della compagnia teatrale che rappresentava le sue opere " The Lord Chamberlain's Men" così "anonima" e di poco sucXXXXX da restare nella storia.ShakespeareRicoprì il ruolo di amministratore, oltre a quelli di drammaturgo e attore :D
          • Leguleio scrive:
            Re: La normale anormalità


            Fa piacere sapere che si può essere
            conosciuti
            in

            tutto il mondo dal secondo successivo in cui
            si

            mette online il proprio .PDF, o il proprio
            .mp3.

            Solo che essendo la concorrenza spietata il

            risultato non cambia: nessuno è in grado di

            distinguerci dalla massa, e di sollevarci

            dall'anonimato, come uno che lo fa per
            mestiere:

            casa editrice, e casa

            discografica.
            Già l'unico problema è capire come abbia fatto
            shakespeare a distinguersi dalla massa senza un
            editoreAlla fine del Cinquecento non era così comune far stampare opere teatrali. Le opere teatrali si rappresentavano, non si vendevano nelle librerie (e anche ora non è che abbiano questo gran mercato). Bastavano i manoscritti da distribuire come copione agli attori.In ogni caso i nomi di diversi editori/stampatori dei primi lavori di Shakespeare sono noti: John Danter, Thomas Creed, Valentine Sims, Thomas Fisher, Thomas Heyes, Thomas Millington, Andrew Wise...L'editore c'era. Che poi non abbia avuto alcun ruolo nel suo sucXXXXX, non credo abbia rilevanza, trattandosi di teatro (e poesie). Il discorso sarebbe leggermente diverso se si fosse trattato di romanzi, ma a cavallo di Cinquecento e Seicento non molti ne scrivevano, era un genere un po' snobbato.
            Pensa che dicono che campasse grazie alla
            proprietà della sua percentuale della compagnia
            teatrale che rappresentava le sue opere " The
            Lord Chamberlain's Men" così "anonima" e di poco
            sucXXXXX da restare nella
            storia.
            Shakespeare
            Ricoprì il ruolo di amministratore, oltre a
            quelli di drammaturgo e
            attoreMa questo che c'entra?Qui si parlava di sucXXXXX e di editori.
          • won ton soup scrive:
            Re: La normale anormalità
            No mi spiace l'editore NON c'era a meno che per editore tu non intenda Shakespeare stesso.Quanto alla diffusione di edizioni postume sono appunto "postume" e non hanno dato nulla economicamente a shakespeare..Se non ti va bene il teatro possiamo parlare di Virgilio di Catullo di Dante di Petrarca o anche di Villon (che magari avrebbe preferito non essere così "noto" ai potenti del tempo).Se vuoi possiamo discutere di Mozart ma anche dei radioheadTutta gente senza editore.
          • Leguleio scrive:
            Re: La normale anormalità

            No mi spiace l'editore NON c'era a meno che per
            editore tu non intenda Shakespeare
            stesso.Hai le idee un po' confuse. Meglio che te le rischiari io con qualche data:Primo editore/stampatore al mondo: Johannes Gensfleish, detto Gutenberg; prima opera: Bibbia, anno 1454.Primo editore/stampatore inglese: William Caxton; prima opera: "The recuyell of the historyes of Troye" anno 1473. Caxton era anche libraio.Vita di William Shakespeare: probabilmente nato nel 1564 e morto nel 1616.La stampa c'era già da oltre un secolo, come vedi.
            Quanto alla diffusione di edizioni postume sono
            appunto "postume" e non hanno dato nulla
            economicamente a
            shakespeare.
            .Chi ha parlato di edizioni postume? Io parlo di quelle pubblicate quando era ancora in vita, prima del 1616, che sono numerose.
            Se non ti va bene il teatro possiamo parlare di
            Virgilio di Catullo di Dante di Petrarca o anche
            di Villon (che magari avrebbe preferito non
            essere così "noto" ai potenti del
            tempo).Tu hai tirato fuori l'esempio di Shakespeare, tu ora rispondi su Shakespeare e sulla cronologia un po' confusionaria che hai nella testa. Non saltare di palo in frasca, non serve.
            Se vuoi possiamo discutere di Mozart ma anche dei
            radiohead
            Tutta gente senza editore.Un'altra volta. Atteniamoci a Shakespeare, l'esempio è tuo, non mio.
          • won ton soup scrive:
            Re: La normale anormalità
            Sei tu ad avere le idee confuse!Uno stampatore non è un EDITORE.Le "edizioni" (in realtà stampe fatte eseguire da shakespeare stesso) in vita di shakespeare hanno un unico editore (shakespeare stesso) e MOLTI (guarda il caso) stampatori.Nessuno dei quali ha mai avuto nessuna esclusiva.Se ti vuoi attenere a shakespeare va benissimo.Infatti l'unico "editore" che abbia mai avuto (in vita) shakespeare è shakespeare stesso.
          • Leguleio scrive:
            Re: La normale anormalità

            Sei tu ad avere le idee confuse!
            Uno stampatore non è un EDITORE.All'epoca era la stessa identica cosa. Fino ad almeno il XIX secolo.
            Le "edizioni" (in realtà stampe fatte eseguire da
            shakespeare stesso) in vita di shakespeare hanno
            un unico editore (shakespeare stesso) e MOLTI
            (guarda il caso)
            stampatori.Scusa, ma quello che dicevi tu all'inizio era diverso: "Già l'unico problema è capire come abbia fatto shakespeare a distinguersi dalla massa senza un editore".L'editore c'era. Dubbi non ve ne sono. Ma ho sottolineato per benino che nel caso di opere teatrali e di poesie la parte proveniente dalle vendite è irrilevante ancor oggi, figuriamoci nel XVI e XVII secolo!Dario Fo non è mica diventato famoso perché le sue opere erano pubblicate, tra l'altro, da Garzanti ed Einaudi. Ma perché la gente andava a teatro a vederlo.
            Nessuno dei quali ha mai avuto nessuna esclusiva.Il diritto d'autore ancora non era nato. Comunque l'esclusiva di pubblicazione non era un concetto estraneo nell'editoria dei primi secoli: semplicemente andava contrattata caso per caso dapprima con l'editore, e poi da parte dell'editore con il sistema del monopolio dell'epoca (ogni stato aveva il suo).
            Se ti vuoi attenere a shakespeare va benissimo.
            Infatti l'unico "editore" che abbia mai avuto (in
            vita) shakespeare è shakespeare
            stesso.La grandezza di Shakespeare, o di Balzac, o di Goldoni, non è dovuta agli editori che hanno stampato le loro opere. Diciamo che senza gli editori il rischio di vedere la loro produzione persa, oppure mutilata, era alto.
          • won ton soup scrive:
            Re: La normale anormalità
            - Scritto da: Leguleio

            Sei tu ad avere le idee confuse!

            Uno stampatore non è un EDITORE.

            All'epoca era la stessa identica cosa. Fino ad
            almeno il XIX
            secolo.No all'epoca semplicemente non esistevano gli editori.Cosa alquanto diversa.



            Le "edizioni" (in realtà stampe fatte
            eseguire
            da

            shakespeare stesso) in vita di shakespeare
            hanno

            un unico editore (shakespeare stesso) e MOLTI

            (guarda il caso)

            stampatori.

            Scusa, ma quello che dicevi tu all'inizio era
            diverso: "Già l'unico problema è capire come
            abbia fatto shakespeare a distinguersi dalla
            massa senza un
            editore".
            L'editore c'era. Dubbi non ve ne sono. L'unica cosa che è indubbia invece è che c'erano gli stampatori (e così si chiamavano) È altresì indubbio che l'unico che ha curato (e pagato lo stampatore per il lavoro UNA TANTUM come riportato nel quaderno di amministrazione) la edizione e la distribuzione dei testi è shakespeare stesso con tanto di annotazioni contabili.
            Dario Fo non è mica diventato famoso perché le
            sue opere erano pubblicate, tra l'altro, da
            Garzanti ed Einaudi. Ma perché la gente andava a
            teatro a vederlo.E chissenefrega resta il fatto che FO ha un editore e shakespeare no!Eppure ambedue hanno scritto (ma non solo) teatro.Come si spiega la differenza?

            Il diritto d'autore ancora non era nato. Comunque
            l'esclusiva di pubblicazione non era un concetto
            estraneo nell'editoria dei primi secoli:Non aveva nulla a che fare col diritto di autore si chiamava "imprimatur" e era la licenza della censura (statale) a stampare DOPO che i testi erano stati controllati.Mi spiace ma la "tua" storiografia fa acqua da tutte le parti.
          • Leguleio scrive:
            Re: La normale anormalità



            Sei tu ad avere le idee confuse!


            Uno stampatore non è un EDITORE.



            All'epoca era la stessa identica cosa. Fino
            ad

            almeno il XIX

            secolo.

            No all'epoca semplicemente non esistevano gli
            editori.
            Cosa alquanto diversa.A meno che tu abbia un criterio rigoroso per attuare questa distinzione fra stampatori ed editori, che ti prego di esporre nella risposta, gli storici ti danno torto:http://books.google.com/books?id=Bu5XSv_yAJMC&lpg=PP1&hl=da&pg=PA25#v=onepage&q&f=falseVedi a pagina 25, riassumo: era impossibile vivere di scrittura, ma già gli editori avevano iniziato a pagare i propri autori, e a regalare un certo numero di copie delle nuove stampe. Malgrado queste difficoltà, lo scrittore era un'occupazione rispettabile alla fine del sedicesimo secolo.
            "Già l'unico problema è capire come

            abbia fatto shakespeare a distinguersi dalla

            massa senza un

            editore".

            L'editore c'era. Dubbi non ve ne sono.

            L'unica cosa che è indubbia invece è che c'erano
            gli stampatori (e così si chiamavano)Vedi sopra la mia richiesta di chiarimento.Per stampatore intendo quello a cui ci si rivolge perché si ha bisogno di un catalogo: "me ne stampi tot copie per la prossima settimana, fattura a sessanta giorni". Esistevano anche allora, ma non vi sono prove che Shakespeare o la sua compagnia teatrale abbiano usato questa formula. Anzi, in base a questo sito, che cita le sue fonti, si pensava fino ai primi del Novecento che le prime edizioni di Shakespeare fossero tutte "copie pirata" di un esemplare unico, usato ai fini della rappresentazione (il <I
            prompt-book </I
            ). Ricerche successive hanno mostrato che solo una minoranza di opere di Shakespeare circolò come copia pirata, la maggior parte era stata regolarmente stampata e, quindi, venduta. http://www.shakespeare-online.com/biography/shakespeareinprint.html
            È altresì indubbio che l'unico che ha curato
            (e pagato lo stampatore per il lavoro UNA TANTUM
            come riportato nel quaderno di amministrazione)
            la edizione e la distribuzione dei testi è
            shakespeare stesso con tanto di annotazioni
            contabili.Link?
            Mi spiace ma la "tua" storiografia fa acqua da
            tutte le
            parti.Specchio riflesso.Ma complimenti per la fantasia fervida. (rotfl)
          • G,G scrive:
            Re: La normale anormalità
            Intanto grazie: dal tuo post ho imparato molte cose che (ammetto) non conoscevo. Detto ciò quello che mi hai riportato riguarda la possibilità, era possibile? si. Era semplice? NO! Ora ciò che prima era possibile diventa semplice, però si creano problemi nuovi che prima non c'erano, ci saranno soluzioni nuove a problemi nuovi, io conosco molto meglio altri ambiti di distribuzione che sono stati stravolti dalle nuove tecnologie, e i problemi di oggi sono totalmente diversi di quelli di alcuni anni fa. Per me quello dell'editoria è un mondo che comunque è destinato a cambiare, magari mi sbaglio, ma vedo in futuro tante piccole realtà piuttosto che una serie di grandissimi editori, magari mi sbaglio ma solo il tempo potrà capire chi ha ragione. Non dico che i grandissimi editori scompariranno totalmente ma magari avranno un ruolo più marginale e anziché controllare il 99% delle pubblicazioni ne controlleranno un 40%. Ps. io vivrò almeno 300 anni! :-P
          • Leguleio scrive:
            Re: La normale anormalità

            Detto ciò quello che mi hai riportato riguarda la
            possibilità, era possibile? si. Era semplice? NO!
            Ora ciò che prima era possibile diventa semplice,
            però si creano problemi nuovi che prima non
            c'erano, ci saranno soluzioni nuove a problemi
            nuovi, io conosco molto meglio altri ambiti di
            distribuzione che sono stati stravolti dalle
            nuove tecnologie, e i problemi di oggi sono
            totalmente diversi di quelli di alcuni anni fa.Il che è un po' diverso, lo ammetterai, da "Io ritengo probabile in un futuro nemmeno troppo remoto un cambio di rotta non indifferente. Ti consiglio di leggere questo articolo su cosa sta avvenendo nel mondo della musica per avere un idea di cosa potrebbe succedere nell'editoria", come avevi scritto inizialmente.Le rivoluzioni avvengono molto più spesso nelle società civili che nel mercato. Il mercato conosce quasi esclusivamente evoluzioni, nulla che gli imprenditori non sappiano seguire.
          • won ton soup scrive:
            Re: La normale anormalità
            - Scritto da: Leguleio
            Le rivoluzioni avvengono molto più spesso nelle
            società civili che nel mercato. Il mercato
            conosce quasi esclusivamente evoluzioni, nulla
            che gli imprenditori non sappiano
            seguire.Come no infatti è pieno di industrie che utilizzano l'energia motrice precedenti le macchine a vapore e sono ancora vive e vegete mica hanno chiuso!la "rivoluzione industriale" si chiama così solo per colpa di qualche buontempone non perchè sia stata una rivoluzione.
      • won ton soup scrive:
        Re: La normale anormalità
        - Scritto da: Leguleio
        Non dar retta a comunicati sindacali per nulla
        disinteressati. È un'accusa che fanno a
        tutte le aziende del mondo, chi più, chi meno; la
        facevano anche contro la FIAT Capisco meglio ascoltare la FCA che è notoriamente totalmente disinteressata e super partes.Pare che abbiano tenuto gli ultimi CdA con la partecipazione maggioritaria dei frati trappisti e delle orsoline.
        • Leguleio scrive:
          Re: La normale anormalità


          Non dar retta a comunicati sindacali per
          nulla

          disinteressati. È un'accusa che fanno a

          tutte le aziende del mondo, chi più, chi
          meno;
          la

          facevano anche contro la FIAT
          Capisco meglio ascoltare la FCA che è
          notoriamente totalmente disinteressata e super
          partes.No, non è né disinteressata né super partes. Ma dovendo agire in Italia deve seguire lo statuto dei lavoratori, e tutte le volte che lo viola, deve vedersela con il giudice del lavoro.Negli Usa non c'è nulla di tutto questo. Andate a fabbricare le auto FCA a Detroit, se tanto vi pesa farlo in Italia: poi venite a raccontarci quanto è sfruttatrice Pomigliano D'arco, quanto sono cattivi i quadri italiani...
          Pare che abbiano tenuto gli ultimi CdA con la
          partecipazione maggioritaria dei frati trappisti
          e delle
          orsoline.Non fa ridere.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 13 agosto 2014 16.01-----------------------------------------------------------
    • Izio01 scrive:
      Re: La normale anormalità
      - Scritto da: Vril
      Concordo con Andrea D.
      Non so Hachette, ma bezos è un individuo, come
      del resto zuckemberg, privo di qualunque moralità
      ed etica.
      Le condizioni di lavoro nei suoi lager sono di
      schiavismo fisico e purtroppo anche mentale,
      frutto di condizionamenti giornalieri e
      terrorismo verso i dipendenti.
      Un po' ciò che succede alla apple (e sicuramente
      anche in altre aziende, anche se non ho dati
      "ufficiali").
      Per quanto riguarda gli scrittori, esssi sono
      ricattati da TUTTI gli editori, chi più e chi
      meno, e vengono pagati un'inezia: so per certo
      che a fronte di prezzi finali di 16 o 18 euro, lo
      scrittore prende circa 3 (diconsi tre) euro,
      anche qui chi più e chi meno; una simile stortura
      è semplicemente incredibile, ma purtroppo
      vera.
      Con questo background di mancanza di rispetto
      verso dipendenti, lettori e scrittori, è per me
      impossibile capire come si permette "L'azienda di
      Jeff Bezos (di) fa(re) appello ai lettori".Io come lettore accolgo l'appello di chi sostiene che prezzi finali più bassi si traducono in un maggior numero di copie vendute e quindi guadagni finali magari anche più alti. Ci guadagno io come lettore, che spendo meno, e ci guadagnano anche gli autori che vendono un milione di copie anziché centomila.
      Ma credo che comunque la maggiorana dei lettori
      sia ignara (o fa finta) circa le condizioni di
      cui sopra.
      Per quanto mi riguarda, nel mio piccolo cerco di
      dissuadere i miei amici dal comprare alcunché su
      amazon; più di così non posso
      fare.Io il contrario. Ho toccato con mano la qualità del servizio clienti che contraddistingue quest'azienda, rispetto alla desolazione di tanti venditori che nemmeno rispettano la legge italiana rifiutando l'assistenza in garanzia o addebitando al cliente spese non dovute.Ho letto di come vengono trattati i suoi dipendenti e mi dispiace, vorrei condizioni migliori. Non credo però che in qualsiasi azienda padronale si venga trattati tanto meglio, casomai il contrario. Idem ad esempio supermercati e (ancora peggio) hard discount, il personale è quasi sempre spremuto e tenuto sotto pressione psicologica, con poche lodevoli eccezioni.Nel campo dei beni non tangibili, tipo gli ebook, ho poca simpatia per gli autori che pretenderebbero di vendere milioni e milioni di copie di ebbok allo stesso prezzo del cartaceo, facendo finta di non vedere i risparmi per gli editori e le pesanti limitazioni per i lettori (ad esempio non puoi prestare, rivendere o regalare gli ebook). Molto meglio Amazon, che preme per applicare sconti che diano una scrollata al mercato. Chi impedisce ad Hachette di creare un'alternativa ad Amazon? Non stiamo mica parlando del Sig. Rossi, parliamo di un'azienda superpotente e con grossi capitali. Se secondo loro Amazon li sta turlupinando, che inizino a gettarsi nel mercato e a fornire una loro proposta, magari i lettori li premieranno. Amazon non ha raggiunto l'attuale posizione di predominio dormendo sugli allori, che loro si diano altrettanto da fare.
      • Zack scrive:
        Re: La normale anormalità
        - Scritto da: Izio01
        pesanti limitazioni per i lettori
        (ad esempio non puoi prestare, rivendere o
        regalare gli ebook)Amazon permette di:prestare;regalare;un ebook, forse è meglio se ti documenti a riguardo.sul rivendere non credo, ma non sono sicuro si possa fare (legalmente parlando) neanche per il cartaceo.
        • Izio01 scrive:
          Re: La normale anormalità
          - Scritto da: Zack
          - Scritto da: Izio01

          pesanti limitazioni per i lettori

          (ad esempio non puoi prestare, rivendere o

          regalare gli ebook)
          Amazon permette di:
          prestare;
          regalare;
          un ebook, forse è meglio se ti documenti a
          riguardo.Non puoi prestare gli ebook di Amazon, non in Italia. Ho una sorella che ha chiamato il servizio clienti dopo aver letto di questa possibilità sul sito inglese.Regalare!? No, guarda, proprio no. Un libro cartaceo posso leggerlo e poi regalarlo a mio nipote, un ebook di Amazon no. Ovvero, un libro legato al mio account rimane legato al mio account e stop. Se hai dei link che indichino che mi sbaglio, te ne sarei grato - sul serio, nel senso che si aprirebbero per me nuove possibilità.
          sul rivendere non credo, ma non sono sicuro si
          possa fare (legalmente parlando) neanche per il
          cartaceo.Ma scherziamo? Certo che puoi rivendere un libro legalmente acquistato! A parte che ci sono intere catene (Il Libraccio) che fondano su questo mercato il grosso della propria attività, ma poi perché mai dovrebbe essere illegale?
    • Etype scrive:
      Re: La normale anormalità
      Quello che dici dello sfruttamento è vero.Mesi fa avevo visto un filmato girato in Italia di nascosto dove c'erano gli adetti che con un carrellino andavano a prendere ogni prodotto con dei codici,il tutto avveniva sempre di corsa,tutto il giorno in quei centri si smistamento funziona così.Nonostante tutto alla fine si dovevano anche sorbire la predica che non erano stati abbastanza veloci e che dovevano migliorare i tempi di gestione,con chiara allusione alla perdita del posto di lavoro se ciò non avveniva.In pratica vengono considerati come macchine,se non sbaglio avevano anche poco tempo per mangiare e riposarsi (anche se in teoria i tempi erano rispettati).Dato il poco guadagno è il lavoro per chi è all'università o per quei giovani che non riescono a trovare nulla e quindi si adeguano.Credo che la maggioranza dei lettori non sanno come funziona li dentro,credo anche che non gliene freghi,l'importante per loro è ricevere la merce.E' la stessa cosa che avviene per i capi di abbigliamento,vengono creati in India e chi ci lavora prende qualche dollaro al giorno,in occidente invece tali capi spesso vengono a decine e decine di euro,a volte riforniscono le marche più note.Si sfrutta ampiamente una parte del genere umano per il puro lucro a favore di pochi eletti...
  • Andrea D. scrive:
    Il problema è la scarsa concorrenza
    Articolo interessante che illustra come la transizione verso il formato elettronico nel campo editoriale sia ancora agli albori. Il problema, però, è solo quello di una scarsa concorrenza sul mercato editoriale dominato da pochi grandi operatori che preferiscono colludere piuttosto che competere sul mercato, ma si sa, gli oligopoli tendono con facilità a degenerare verso il monopolio, il sogno di qualunque impresa. Se ci fosse (più) concorrenza Amazon non dovrebbe lottare con Hachette: sarebbe il mercato, premiando gli editori lungimiranti che praticano prezzi più bassi, a "imporre" ad Hachette di rivedere la propria strategia, pena l'esclusione dal mercato. E' normale che un'impresa difenda con le unghie e coi denti (a volte anche con pratiche biasimevoli) le proprie fonti di profitto, ma è solo questione di tempo, poi cederanno anche loro.
    • G,G scrive:
      Re: Il problema è la scarsa concorrenza
      Non condivido la questione del monopolio, la storia moderna ci ha portato più spesso ad oligopoli, magari non bilanciati ma verso gli oligopoli si è andati, vedi big pharma, 7 sorelle, apple-ms, android-ios, ecc... Il monopolio è possibile ma non lo reputo troppo probabile. Sul fatto che hachette dovrà capitolare invece concordo in pieno, non possono fermare il vento e se ci provano verranno spazzati via quando il vento diventerà tempesta!
      • Izio01 scrive:
        Re: Il problema è la scarsa concorrenza
        - Scritto da: G,G(...)

        Sul fatto che hachette dovrà capitolare invece
        concordo in pieno, non possono fermare il vento e
        se ci provano verranno spazzati via quando il
        vento diventerà tempesta!Ma infatti questi geniacci pensano di poter vendere gli ebook agli stessi prezzi del cartaceo o quasi, nonostante le 1000 limitazioni anti-fair use che impongono. Ho comprato decine di libri con l'offerta del giorno su Amazon; in seguito ho anche comprato alcuni titoli a prezzo pieno, per via della comodità di acquisto di titoli in lingua straniera e il risparmio di spazio in casa. Ho anche apprezzato le politiche di prezzo di Fanucci: ho comprato alcuni ebook ad un prezzo di circa un terzo rispetto all'edizione classica, ai miei occhi è un buon compromesso.Libri pagati meno ma letti da tante persone in più: non è lo stesso modello dell'App Store di Apple, che ha migliorato il mercato per i clienti e anche per tanti programmatori, rispetto al vecchio sistema che si vedeva su Windows Mobile, per cui i programmi costavano più degli analoghi per PC e finivano per vendere un numero risicatissimo di copie?Hachette ritiene di poter vendere ebook a prezzi altissimi. Quanto ci scommettiamo che, di fronte a vendite miserrime, accuserebbero poi la pirateria delle loro perdite?
        • Shu scrive:
          Re: Il problema è la scarsa concorrenza
          - Scritto da: Izio01
          - Scritto da: G,G

          Sul fatto che hachette dovrà capitolare
          invece

          concordo in pieno, non possono fermare il
          vento
          e

          se ci provano verranno spazzati via quando il

          vento diventerà tempesta!
          Ma infatti questi geniacci pensano di poter
          vendere gli ebook agli stessi prezzi del cartaceo
          o quasi, nonostante le 1000 limitazioni anti-fair
          use che impongono.Vi consiglio di informarvi meglio su tutta la faccenda.Amazon sta solo facendo la voce grossa per imporre i propri prezzi e le proprie condizioni agli editori.È semplicemente una mossa che potremmo definire di dumping per sbattere fuori mercato tutti i concorrenti e diventare monopolista.Tra l'altro Amazon propone di mettere tutti gli ebook a 14,99 per le novità e a 9,99 per gli altri, quando gran parte degli editori già ha spesso prezzi inferiori (12,99 per le novità e 7,99 per gli altri).Il problema è che Amazon vuole il 30%, e possibilmente il 35, e non gliene frega niente degli altri.Il risultato sarebbe che gli editori vorrebbero un altro 60-65 e agli autori rimarrebbe meno del 5%.Può sembrare una bella cosa da fuori (gli autori mollano gli editori e pubblicano direttamente su Amazon, tenendosi il 65%), ma poi scopri che a un autore famoso può anche convenire (si paga il correttore di bozze, il grafico, l'impaginatore, il markettaro, ecc.), mentre ammazzi i nuovi autori che non se lo possono permettere e per i quali è la casa editrice a fare il lavoro.Insomma, non è un bel vento, quello che sta arrivando in questo caso.
          • Izio01 scrive:
            Re: Il problema è la scarsa concorrenza
            - Scritto da: Shu
            - Scritto da: Izio01

            - Scritto da: G,G



            Sul fatto che hachette dovrà capitolare

            invece


            concordo in pieno, non possono fermare
            il

            vento

            e


            se ci provano verranno spazzati via
            quando
            il


            vento diventerà tempesta!


            Ma infatti questi geniacci pensano di poter

            vendere gli ebook agli stessi prezzi del
            cartaceo

            o quasi, nonostante le 1000 limitazioni
            anti-fair

            use che impongono.

            Vi consiglio di informarvi meglio su tutta la
            faccenda.

            Amazon sta solo facendo la voce grossa per
            imporre i propri prezzi e le proprie condizioni
            agli editori.
            È semplicemente una mossa che potremmo
            definire di dumping per sbattere fuori mercato
            tutti i concorrenti e diventare monopolista.
            Se ci fossero concorrenti altrettanto validi, la mossa avrebbe un elevato margine di rischio, eh! Adesso Amazon sta ritardando la consegna dei libri (cartacei) editi da Hachette; se a me ne interessasse uno e vedessi tempi di consegna stimati di tre settimane, ti assicuro che mi rivolgerei a qualche altro venditore. Fallo una volta, due, cinque e alla fine l'altro venditore diventa il riferimento primario, a scapito di Amazon. E' uno di quei casi in cui il mercato, IMHO, funziona abbastanza bene.
            Tra l'altro Amazon propone di mettere tutti gli
            ebook a 14,99 per le novità e a 9,99 per gli
            altri, quando gran parte degli editori già ha
            spesso prezzi inferiori (12,99 per le novità e
            7,99 per gli altri).

            Il problema è che Amazon vuole il 30%, e
            possibilmente il 35, e non gliene frega niente
            degli altri.
            Il risultato sarebbe che gli editori vorrebbero
            un altro 60-65 e agli autori rimarrebbe meno del
            5%.
            Ah già, avevano pubblicato un articolo su PI. Però attenzione, la richiesta di Amazon non è così illegittima, secondo me. Il maggior margine deriva direttamente dal margine molto più alto che gli ebook offrono rispetto al cartaceo.http://www.forbes.com/sites/timworstall/2014/05/24/the-real-story-behind-the-amazon-v-hachette-fight/"The backdrop to Amazons push is that e-books generate much higher profit margins for publishers than print books, where the costs including paper, printing, binding, warehousing, shipping and returns. Bedi Singh, chief financial officer of News Corp NWSA +1.05%, which owns HarperCollins Publishers and The Wall Street Journal, earlier this month told analysts that <b
            margins are around 75% for e-books, about 60% on paperbacks, and about 40% on hardcovers </b
            ."In altre parole, Amazon vorrebbe tenersi buona parte del guadagno extra che gli ebook forniscono al cartaceo, visto che fornisce la piattaforma elettronica di vendita, promozione e distribuzione, tutti costi che per i libri convenzionali ricadono sull'editore. Gli editori invece vorrebbero brindare e tenere per sé tutti i vantaggi.Allora io dico: magari Amazon ha anche torto e gioca da monopolista; toglietele questo benedetto monopolio! Se Hachette si rivolgesse ad altre piattaforme rifiutando la vendita su Amazon dei propri titoli in ebook, non è che la compagnia di Jeff Bezos ne uscirebbe indenne, eh. Un nome su tutti: Harry Potter.Se quello che fa Amazon merita davvero una minima frazione di quello che incamerano gli editori, se è così facile fornire servizi che funzionano bene, questi non hanno altro da fare che scegliere un'altra piattaforma a danno di Amazon.
            Può sembrare una bella cosa da fuori (gli autori
            mollano gli editori e pubblicano direttamente su
            Amazon, tenendosi il 65%), ma poi scopri che a un
            autore famoso può anche convenire (si paga il
            correttore di bozze, il grafico, l'impaginatore,
            il markettaro, ecc.), mentre ammazzi i nuovi
            autori che non se lo possono permettere e per i
            quali è la casa editrice a fare il lavoro.

            Insomma, non è un bel vento, quello che sta
            arrivando in questo caso.Io non sono d'accordo, anche perché secondo me le alternative per gli autori sconosciuti non mancano. Diciamo che non è così facile diventare miliardario vendendo il proprio primo libro, o anche il secondo, ma poco male.Correttore di bozze? A quanto ne so, è gente pagata talmente poco che te la puoi pagare da solo. Magari ti metti d'accordo con un amico per un compenso sulla base del venduto. Non occorrono titoli particolari per fare questo lavoro, non ci mettono l'esimio Dott. Prof. Rublaschi. O almeno, ho conosciuto una persona men che ventenne, che faceva il correttore di bozze senza avere grandi titoli di studio né esperienza editoriale.Grafico, impaginatore? Magari non conosco il mercato, ma per i libri senza figure non riesco a vedere obiettivi fuori dalla portata di chiunque, già dai tempi di nroff su Unix.Tra le offerte del giorno di Amazon vedo tanti libri di autori italiani che non ho mai sentito prima, CREDO che per un esordiente questa possa essere una buona opportunità. Altrimenti ci sono gli editori tradizionali e... tanti auguri a convincerli a pubblicarti :)
          • hisashi scrive:
            Re: Il problema è la scarsa concorrenza
            - Scritto da: Izio01
            In altre parole, Amazon vorrebbe tenersi buona
            parte del guadagno extra che gli ebook forniscono
            al cartaceo, visto che fornisce la piattaforma
            elettronica di vendita, promozione e
            distribuzione, tutti costi che per i libri
            convenzionali ricadono sull'editore. Non esattamente. Ricordati che Amazon consegna al cliente finale, quindi le attività che svolge sono una parte di quelle dell'editore (distribuzione e promozione) e TUTTA quella delle librerie (vendita finale), quindi se pretendesse una quota paragonabile a quella delle librerie stesse (che per il cartaceo viaggia dal 25 al 40%) on sarebbe fuori da ogni logica.
          • hisashi scrive:
            Re: Il problema è la scarsa concorrenza
            - Scritto da: Shu
            Tra l'altro Amazon propone di mettere tutti gli
            ebook a 14,99 per le novità e a 9,99 per gli
            altri, quando gran parte degli editori già ha
            spesso prezzi inferiori (12,99 per le novità e
            7,99 per gli altri).E questa da dove l'hai presa ? intanto, ad esempio, i libri di Martin (il Trono di Spade) sono in vendita a 6,99, "La Biblioteca dei morti" a 4,99, Dune a 1,99. E sono pure alti: mi spieghi come si giustifica un libro del ciclo Shadowhunters a 6,99 in ebook e 7,50 in tascabile ? Stampa e distribuzione costano 51 centesimi ?

            Il problema è che Amazon vuole il 30%, e
            possibilmente il 35, e non gliene frega niente
            degli altri.
            Il risultato sarebbe che gli editori vorrebbero
            un altro 60-65 e agli autori rimarrebbe meno del
            5%.

            Può sembrare una bella cosa da fuori (gli autori
            mollano gli editori e pubblicano direttamente su
            Amazon, tenendosi il 65%), ma poi scopri che a un
            autore famoso può anche convenire (si paga il
            correttore di bozze, il grafico, l'impaginatore,
            il markettaro, ecc.), mentre ammazzi i nuovi
            autori che non se lo possono permettere e per i
            quali è la casa editrice a fare il
            lavoro.
            Stai tranquillo che, eliminando i costi di stampa, magazzino, distribuzione e gestione dei resi, quello che avanza è una bella fetta per tutti comunque. Correzione di bozze, grafica, l'impaginazione e compagnia cantante sono tutte attività "una tantum", che vengono assorbite dalle vendite: i costi per la distribuzione, dopo, sono solo quelli richiesti da Amazon, ma per il resto la casa editrice ha solo guadagni.
    • qualcuno scrive:
      Re: Il problema è la scarsa concorrenza
      Di editori ce ne sono tanti. E' la distrubuzione il problema, perchè il grosso della distribuzione passa attraverso Amazon. Il monopolio è quello.
      • hisashi scrive:
        Re: Il problema è la scarsa concorrenza
        - Scritto da: qualcuno
        Di editori ce ne sono tanti. E' la distrubuzione
        il problema, perchè il grosso della distribuzione
        passa attraverso Amazon. Il monopolio è
        quello.Di stamperie, vorrai dire. La maggior parte si limita a stamparti il libro. Un vero editore prima di tutto rischia, poi segue l'autore in tutto il percorso. In Italia, tolti i colossi come Mondadori o S&K (che stampano solo anglosassone o ricettari, ormai) c'è la desolazione più totale.Il lavoro di promozione e distribuzione è lasciato allo scrittore, con risultati quasi sempre deludenti. Persino il deposito legale ti tocca fare...
        • qualcuno scrive:
          Re: Il problema è la scarsa concorrenza

          In Italia, tolti i colossi
          come Mondadori o S&K (che stampano solo
          anglosassone o ricettari, ormai) c'è la
          desolazione più totale.Vuoi dire che gli scrittori in Italia non hanno altra scelta che sostenere una dittatura? Balle.Ogni centesimo che va a mondadori viene usato contro di noi, per comprare i vari scilipoti o i 101 traditori etc.In ogni caso editori alternativi ce ne sono, come feltrinelli.
          Il lavoro di promozione e distribuzione è
          lasciato allo scrittore, con risultati quasi
          sempre deludenti. Persino il deposito legale ti
          tocca
          fare...
          • Izio01 scrive:
            Re: Il problema è la scarsa concorrenza
            - Scritto da: qualcuno

            In Italia, tolti i colossi

            come Mondadori o S&K (che stampano solo

            anglosassone o ricettari, ormai) c'è la

            desolazione più totale.
            Vuoi dire che gli scrittori in Italia non hanno
            altra scelta che sostenere una dittatura?

            Balle.
            Ogni centesimo che va a mondadori viene usato
            contro di noi, per comprare i vari scilipoti o i
            101 traditori etc.
            In ogni caso editori alternativi ce ne sono, come
            feltrinelli.
            Identikit dello sciovinista: quello che ha la verità in tasca, sa cosa è giusto e cosa non è giusto, e quello che non gli piace è "dittatura". Ovviamente bisogna comportarsi come dice lui, al punto di scegliere cosa leggere in base all'orientamento politico dell'editore.Oh, e by the way, se quelli che dici tu sono traditori, cosa sono quelli del M5S che, in barba al programma pubblico, dichiarato da sempre del Movimento che hanno deciso di rappresentare, decidono di sostenere il tuo partito?


            Il lavoro di promozione e distribuzione è

            lasciato allo scrittore, con risultati quasi

            sempre deludenti. Persino il deposito legale
            ti

            tocca

            fare...
        • qualcuno scrive:
          Re: Il problema è la scarsa concorrenza

          Di stamperie, vorrai dire. La maggior parte si
          limita a stamparti il libro. Un vero editore
          prima di tutto rischia, poi segue l'autore in
          tutto il percorso. In Italia, tolti i colossi
          come Mondadori o S&K (che stampano solo
          anglosassone o ricettari, ormai) c'è la
          desolazione più totale.Vuoi dire che gli scrittori in Italia non hanno altra scelta che sostenere una dittatura? Balle.Ogni centesimo che va a mondadori viene usato contro di noi, per comprare i vari scilipoti o i 101 traditori etc.
          Il lavoro di promozione e distribuzione è
          lasciato allo scrittore, con risultati quasi
          sempre deludenti. Persino il deposito legale ti
          tocca fare...In ogni caso editori alternativi ce ne sono tanti.
        • qualcuno scrive:
          Re: Il problema è la scarsa concorrenza

          Di stamperie, vorrai dire. La maggior parte si
          limita a stamparti il libro. Un vero editore
          prima di tutto rischia, poi segue l'autore in
          tutto il percorso. In Italia, tolti i colossi
          come Mondadori o S&K (che stampano solo
          anglosassone o ricettari, ormai) c'è la
          desolazione più totale.Vuoi dire che gli scrittori in Italia non hanno altra scelta che sostenere una dittatura? Balle.Ogni centesimo che va a mondadori viene usato contro di noi, per comprare i vari scilipoti o i 101 traditori etc.
          Il lavoro di promozione e distribuzione è
          lasciato allo scrittore, con risultati quasi
          sempre deludenti. Persino il deposito legale ti
          tocca
          fare...In ogni caso editori alternativi ce ne sono tanti.
Chiudi i commenti