Xserve, l'ora del server Unix

Apple svela Xserve, la sua prima famiglia di server rack con cui sembra decisa a sfidare i colossi che dominano il mercato Unix. Occhi puntati sul giovane Mac OS X Server
Apple svela Xserve, la sua prima famiglia di server rack con cui sembra decisa a sfidare i colossi che dominano il mercato Unix. Occhi puntati sul giovane Mac OS X Server


Cupertino (USA) – Da giugno il “think different” di Apple s’insinuerà fra le strette maglie di uno dei mercati, quello dei server Unix, fra i più chiusi e conservatori del mondo informatico, diffondendosi, al pari di un sommesso canto eretico, fra le enormi fondamenta su cui poggiano colossi come Sun e IBM.

La nuova avventura di Steve Jobs, preannunciata durante la recente Worldwide Developers Conference , ha ora un nome: Xserve. Si tratta del primo server rack di Apple, un sistema con un fattore di forma 1U (una U è pari a 45 mm di altezza) su cui girerà la versione server di Mac OS X, un sistema operativo al cui interno, come noto, batte un cuore Unix.

Dopo aver dimostrato di essere in grado di domare una bestiaccia come Unix, rendendola docile e mansueta al servizio degli utenti desktop, Apple sembra ora pronta a sfruttare tutte le potenzialità di Mac OS X per uscire dal proprio territorio e spingersi a caccia su di un mercato, quello dei server rack, dove gli orpelli e la livrea di Aqua non contano nulla. Per Mac OS X, o meglio, per la parte BSD che si cela in questo OS, sarà un ritorno alle origini.

Atteso per il prossimo mese, Xserve arriverà in due modelli: uno con un singolo processore PowerPC G4 a 1 GHz (dotato di una chache L3 da 2 MB DDR) e 256 MB di memoria DDR, ed uno con due processori G4 a 1 GHz e 512 MB di memoria. Entrambi i modelli includono quattro Apple Drive Module hot-plug ATA/100 in grado di supportare fino a 480 GB di spazio disco, due porte Gigabit Ethernet, una porta Firewire, un lettore di CD-ROM e due slot PCI a 64 bit.

Apple ha spiegato che è possibile impilare, all’interno di uno scaffale standard da 8 piedi di altezza, 42 Xserve, per un totale di 630 Gflops di potenza e oltre 20 terabyte di spazio disco.

Xserve, secondo quanto dichiara Apple, è particolarmente adatto per ospitare servizi di archiviazione file, stampa, video streaming, database, Web, e-mail e calcolo scientifico. La casa della Mela sostiene che le prestazioni del suo serverone rivaleggiano con quelle di server molto più costosi prodotti da Dell, HP, IBM e Sun, e che i 4 canali indipendenti ATA/100, offrono “prestazioni quasi raddoppiate rispetto ad altri server 1U che utilizzano i più costosi drive Ultra3 SCSI”.


Steve Jobs, CEO di Apple, ha poi sottolineato che un altro punto di vantaggio rispetto alla concorrenza sta nell’offrire agli acquirenti di Xserve, senza nessun costo aggiuntivo, una licenza di Mac OS X Server per un numero illimitato di utenti.

Accanto alle funzionalità di Mac OS X, Apple ha poi esaltato la potenza e la facilità d’uso del software di gestione, una suite composta da due pacchetti: Server Admin, per il controllo dei servizi e la gestione remota; e Server Monitor, uno strumento che permette agli amministratori di sistema di monitorare da remoto uno o più server ed ottenere report e notifiche via e-mail, SMS o instant messaging.

Il prezzo di Xserve partirà, IVA esclusa, da 3.600 euro per la versione con un processore e disco da 60 GB, mentre supererà gli 8.000 euro per la versione top di gamma (2 GB di RAM, 4 dischi da 120 GB e servizio AppleCare Premium). I server possono essere ordinati anche con una configurazione personalizzata.

Sebbene, come si è visto, Apple non sembri afflitta da timori reverenziali nei confronti dei big del settore, durante la presentazione della sua nuova creatura Jobs ha fatto voto di umiltà ed ha ammesso che, in questo mercato, Apple “ha molto da imparare”: “per ogni cosa che sappiamo – ha detto Jobs – ci sono altre cose di cui non siamo a conoscenza”. Falsa modestia?

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15 05 2002
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