Y2K: diranno che l'Italia ha vinto il Bug

Il paese è passato indenne sotto le forche caudine della notte più attesa dell'anno. Merito di un baco senza linfa vitale o dell'organizzazione anticrisi da mille miliardi?


Roma – Mille miliardi di spesa complessiva, un anno e mezzo di duro lavoro per molti, qualcosa di più per pochi altri, una grande suspance: subito dopo la mezzanotte che ha portato l’Italia nel 2000, a Forte Braschi gli uomini del centro anticrisi hanno potuto iniziare a rilassarsi. Il Baco del 2000 non ha colpito, ha cercato di farsi sentire quà e là ma non ha procurato alcun danno significativo, da noi e all’estero. L’unico intervento significativo a Roma, per esempio, è stato l’invio di pullman per i passeggeri senza treno della Stazione Termini; ma non era per il Baco, era per l’alto numero di viaggiatori a fronte di treni comprensibilmente in numero ridotto…

In queste ore basta ascoltare una radio qualsiasi, o un programma televisivo, per sapere che ci sono molti, e sono arrabbiati, che si chiedono perché l’Italia si sia imbarcata in una spesa da mille miliardi per Anno2000. Il Baco non ha fatto niente di grave, si dice, quindi perché spenderci sopra. “Colpa degli americani”, dicono. AIPA ed altri prima della fine del 1999 avevano affermato che l’Italia non correva grossi rischi per la relativamente scarsa informatizzazione. Dunque perché spendere così tanto? La riposta potrebbe trovarsi nelle parole di Augusto Leggio e degli altri che hanno avuto la responsabilità di mettere in piedi un progettone anticrisi. Leggio ha già detto che senza l’intervento di prevenzione che è stato fatto guasti ce ne sarebbero stati eccome e che, comunque, non si può ancora abbassare la guardia per alcune settimane perché il Baco può essere avvertito a giorni e giorni di distanza…

Dov’è quindi la verità del Baco all’italiana?
Un elemento utile a scoprirla sta nel ritardo dell’intervento. L’Italia si è mossa per “Y2K” con grande ritardo, vale a dire a meno di due anni dalla più celebre mezzanotte. Si è mossa con quasi tre anni di ritardo rispetto agli Stati Uniti, con due anni e mezzo sulla Gran Bretagna e via dicendo. Di conseguenza il progettone miliardario è arrivato tardi, con l’inevitabile strascico di inesattezze, improvvisazioni e mancanza di coordinamento.


Per rendersi conto dello stato delle cose basta dare una scorsa al “Piano di continuità ed emergenza” messo a punto dagli ottimi tecnici del Comitato Anno 2000 e diffuso in tutte le amministrazioni italiane. 84 pagine fitte fitte di istruzioni e procedure. Un piano completo, estremamente dettagliato, che rappresenta di sicuro uno dei momenti più alti della lotta italiana al “millennium bug” e anche uno dei più complessi, vista la specificità tecnica di una parte consistente del materiale improponibile se non ad attenti e responsabilizzati amministratori dell’IT nelle aziende pubbliche.

Eppure, proprio in queste pagine così importanti e vitali, si leggono cose come:
“L’attività numero 3 consiste nella effettuazione di trasporti urgenti per conto degli ospedali che contattano telefonicamente (via telefono fisso) la centrale per concordare modi e tempi del trasporto. L’attività 3, anche in caso di blocco totale della telefonia, potrà essere garantita attraverso l’effettuazione di richieste via radio, utilizzando gli apparecchi in dotazione ad ogni pronto soccorso aziendale (ogni ospedale è dotato di almeno un apparato radio, ivi collocato)”. C’è da chiedersi perché un eventuale blocco della telefonia avrebbe impedito la comunicazione tra gli ospedali ma non quella tra pazienti e servizi di emergenza del cui coordinamento ci si preoccupa. D’altra parte in un documento così massiccio, qualche “bug” è inevitabile.

Il punto chiave sta però in quanto è accaduto nel corso del 1999. Fino a maggio, infatti, il Comitato Anno 2000, dotato finalmente di una sede, aveva sperato che si riuscisse entro settembre ad avere la conferma dell’avvenuto adeguamento dei sistemi principali. Per settembre il Governo contava di poter dare l’annuncio che l’Italia era pronta. Nei mesi successivi, mentre l’Italia entrava e usciva dalle classifiche dei paesi “a rischio” redatte da inglesi e americani, ci si è dovuti barcamenare in un silenzioso ma fondamentale dietrofront. L’obiettivo d’autunno non era più la conquista della montagna ma l’acquisizione di tutte le informazioni relative, con l’obiettivo minimalista di poter almeno immaginare cosa sarebbe accaduto non potendo comunque porvi rimedio.

A fronte di quanto è successo nel corso di queste prime boccate di 2000 ci sarà di certo qualche politico che ci spiegherà che “l’Italia ha lavorato bene” e ha interpretato al meglio rischio e congiuntura legata al Baco 2000. Di certo è andata molto meglio delle previsioni di tanti, sicuramente Y2K ha inferto un colpo ai catastrofisti tra le cui fila si è annidato negli anni anche qualche celebrato guru informatico, ma di certo, in Italia almeno, ci è andata bene e dobbiamo ringraziare per questo forze inconoscibili, ad eccezione di alcuni dirigenti di banca, manager di aziende pubblicate o privatizzate e piccoli imprenditori. Perché se il Baco fosse davvero stato in condizione di colpire non saremmo qui a parlare dei modi di una megaspesa quanto, invece, dei responsabili di un disastro…

Gilberto Mondi

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  • Anonimo scrive:
    FORZA MARCOOOO!!!!! :-)
    cassandra calamaricassandra calamari^_______^Scherzone!!!!(troll) (idea)(troll)(troll1)(troll2)(troll3)(troll4) O)(anonimo)(rotfl);-)Non ho resistito a questo splendido scherzino!! + tributo a Marco (grazie Marco!!) ^______^ vota antonio!!--cassandra calamaricassandra calamari
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