YouTube si farà pagare?

I responsabili del portale video starebbero pensando di ampliarne la programmazione con contenuti premium. Pagati dagli utenti sottoscrivendo un'offerta premium
I responsabili del portale video starebbero pensando di ampliarne la programmazione con contenuti premium. Pagati dagli utenti sottoscrivendo un'offerta premium

YouTube potrebbe presto perdere una delle sue caratteristiche chiave, soprattutto per il successo riscontrato fin dal suo esordio sul Web, adottando un modello di sottoscrizione in stile Wall Street Journal : attraverso il quale si potrà accedere a contenuti altrimenti non fruibili.

Dopo aver stretto accordi per la distribuzione di contenuti con alcuni tra i più grandi nomi dell’industria cinematografica, Google vorrebbe includere all’interno del suo palinsesto dei veri e propri programmi televisivi. Le campagne pubblicitarie multiformi che campeggiano sul portalone video non saranno però sufficienti per pagare lo streaming di questi contenuti.

Se quanto dichiarato a Reuters dal googler David Eun dovesse rivelarsi fondato, YouTube potrebbe proporre ai propri utenti una sorta di account premium , indispensabile per visualizzare questo tipo di contenuti nonostante già adesso il Tubo trasmetta alcuni programmi di canali televisivi britannici.

D’altronde già all’inizio dell’anno erano trapelate voci riguardanti l’adozione da parte di YouTube di un modello pay-per-view , nell’ottica di trovare una soluzione redditizia sia per Google che per i detentori dei diritti sul materiale ospitato sulla piattaforma. Dopo che lo stesso CEO Eric Schimdt aveva dichiarato che YouTube ormai è un sito maturo e in grado di creare guadagno, non si è fermata in BigG la voglia di partnership.

Per contrastare la crescente popolarità di Hulu , che negli Stati Uniti è il secondo sito del settore più cliccato, Google vorrebbe infatti stringere ulteriori patti con i produttori di contenuti, mettendo sul piatto un’offerta resa più allettante dai maggiori introiti: garantiti dalle sottoscrizioni e non più legati all’advertising.

Giorgio Pontico

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16 12 2009
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